[Storie]

Sa peste religiosa

La traduzione del pamphlet "The God Pestilence" in lingua sarda a cura di Angelo Morittu.

 

Su porcu mannale

Permetteteci qualche lacrima di coccodrillo maiale per l'ecatombe di cuccioli di porco appena conclusa, ma vogliamo sopratutto ricordare doverosamente anche la cruenta dipartita dei genitori. Per noi che abbiamo conosciuto il maiale domestico, questo diventava per un certo periodo un membro della famiglia a tutti gli effetti, spesso aveva anche un nome altisonante, la padrona di casa lo accudiva preparandogli un pastone a base di crusca e gli riservava amorevolmente tutti gli avanzi del cibo. Quando arrivava il momento della dipartita il rito prevedeva un preciso cerimoniale che tutti, grandi e piccini, dovevano rispettare.

Riproponiamo un articolo di Giulio Chironi, apparso qualche tempo fa su NUORO OGGI.

L'UCCISIONE DEL MAIALE

Qualcuno potrebbe ritenere offensivo per noi sardi anche il ricordo del cannibalismo rituale e risentirsi per il contenuto di queste note, ma sarebbe una reazione ingiusta. Il cannibalismo rituale', secondo un'opinione diffusissima tra molti antropologi, ha fatto parte del bagaglio dell'intera umanità in alcune fasi del suo cammino. È ancora attestato in molte parti del mondo, presso molti popoli. In Nigeria pare che la sua diffusione sia tale da aver indotto le autorità a punirlo con la pena di morte, per cui spesso il corpo del parente defunto viene sostituito da un animale, generalmente una scimmia. In ogni caso, non ha nulla di offensivo nei confronti del morto, ma è, al contrario, un atto di alta pietas e di ammirazione. I parenti sono convinti di assorbire gli elementi vitali e le più alte qualità del morto, nel mangiarlo.

Su Cuadorzu - Nanni Falconi


Su Cuadorzu est su primu romanzu de Nanni Falconi. Fiat dae meda chi cheria iscriere duas rigas supra s'opera chi est faghinde Nanni pro salvare sa limba sarda.
Est su contu de unu zassu misteriosu de su cale totus nd'aiant perdidu sa memoria.
Una letura chi non bos podet mancare pro duo bonos motivos, primu ca est unu bellu contu de lezere, si bi diat poder faghere fintzas unu film, segundu ca est unu posidu pretziosu de sa limba nostra, unu liberu bene iscritu in sardu, chi imparat a lezere e a iscriere in sa limba nostra.
Bi podides agatare unu muntone de peraulas, de verbos, e de maneras de narrere chi ormai che semus perdinde e fortzis nois non amos mai connotu.
A lezere custu liberu est po sa limba comente a intrare in Orioli, sa bidda perdida, ismentigada e amuntada de frasca, pro custu est importante, comente est importante Sos Pipiolos, su liberu chi nos at lassadu sa cortza de Elena Pes.
Torramos gratzias a Nanni, unu pastore, literadu e blogger, chi at fatu de sa difesa de sa limba nostra sa missione de sa vida.

Una domenica da Dio

Chi ha la ghiandola pineale in ferie ieri ha perso una grande occasione per risvegliarla. Ne da conto Piera Serusi nel suo articolo apparso sull'Unione Sarda.

Praticamente questa ghiandoletta quando funziona bene ci fa sentire bene, anzi meglio, perché secerne la melatonina, ma il problema è come risvegliarla quando ci si sente un po' depressi e la melatonina è latitante?

Niente paura basta pagare 55 euri e seguire i preziosi consigli della ditta Soldani-Azzolina e la vostra pineale prenderà a funzionare come un orologio, anzi meglio se il corso si tiene in qualche sito nuragico che, come ben sappiamo, sono esposti in modo perfetto per catturare gli influssi celesti. Ma solo in giornate calme e serene poiché quando piove e tira vento ci si può beccare un raffreddore e in caso di sfiga cosmica anche qualche fulmine tra capo e collo.

Non so quanti dei convenuti a Santa Cristina hanno fatto l'esame del sangue, prima e dopo l'evento per verificare se i livelli di melatonina in circolo ne hanno tratto beneficio.

Viva il folk così com'è!


Puntuali come le littorine di un tempo arrivano ad ogni sfilata di gruppi folk le critiche sugli stravolgimenti della tradizione. Succede in modo eclatante almeno tre volte all'anno, per Sant'Efisio, per la Cavalcata Sarda e per la Sagra del Redentore. È sicuro che in tutte queste manifestazioni vengano diramate precise disposizioni atte ad evitare l'esibizione di look non aderenti alla tradizione e altrettanto puntualmente queste raccomandazioni vengono bellamente ignorante da numerosi figuranti.

Quant'è vero che qui siamo conchidortos non sarebbe per noi coerente schierarci con i difensori dell'ortodossia, quei criticoni professionisti che, come le vecchiette di Faber, sanno dare buoni consigli, non potendo più dare il cattivo esempio.

Silanus, un borgo allo specchio

Per la nostra rubrica "Storie" un anima buona ci segnala una magistrale descrizione di Silanus tratta dal sito www.silanuscomunitaospitale.it, meglio mettere le mani avanti e chiedere pietà agli eventuali turisti in cerca di emozioni autentiche, che magari potrebbero farci causa per pubblicità ingannevole. Gia stiamo pagando salato l'architetto Motzo, l'acqua di Abbanoa e la monnezza che portiamo a Tossilo, evitiamo di pagare i risarcimenti anche ai turisti.

Ma cosa racconta di noi questo sito? Già dal titolo si capisce che questo articolo è roba potente.


Silanus, un paese da vivere

Una collina. Intorno, pare che la terra non abbia un limite, si distende all’infinito sino al punto in cui si ricongiunge con l’orizzonte.

{Però, più o meno nel posto dove uno si aspetterebbe di trovarci il Mulino Bianco, ci trova sa Contonera 'e Padru, ... ma non è la stessa cosa}

È mattina a Silanus, e la giornata inizia come sempre col sorriso. Il paese si sveglia, il fornaio apre il negozio, il contadino esce nei campi, gli artigiani aprono le botteghe, pronti a creare nuovi oggetti, nuove opere d’arte.

{Ohiboh, vada per le pagnotte calde-calde, ma la mattina molti si svegliano col muso come scrofa e adesso bisogna anche mettersi alla ricerca di questo contadino misterioso di cui ormai si son perse le tracce, come Majorana. Sulle opere d'arte poi, parliamone, che siamo curiosi.}

La tesi di Chiara Cocco

La tesi di laurea di Chiara Cocco sulla poesia sarda.

 

 

 

 

2013

 

 

 

Su chi non ti ochit ti faghet prus forte

di Valeria Tola*

Quando si ha avuto una malattia come il cancro, si capisce quanto sia bello vivere e quali sono le cose che devono contare di più nella tua esistenza.

Quasi 8 anni fa ho avuto la devastante e terribile notizia:
cancro al seno…

Era un sabato mattina bellissimo, la mia vita trascorreva per il meglio, ero davvero felice, avevo una bellissima famiglia, un marito che mi amava e una meravigliosa bambina di soli 4 anni, 10 anni di matrimonio appena coronati tutti assieme con un bellissimo viaggio a Parigi, un lavoro che era la mia passione e che finalmente mi dava tante soddisfazioni, meravigliosi progetti.

In tutto questo conviveva però in me la paura che qualcosa potesse interrompere la mia felicità, avevo quasi paura di essere felice, non so spiegare, e un leggero fastidio al seno che avvertivo, diventava ogni giorno quella vocina che mi diceva che dovevo andare adaccertarmi di cosa si trattasse. Così feci e grazie ad una persona, un medico fantastico che si chiama Domenico Scanu, ho scoperto che la mia vita sarebbe cambiata e non sarebbe più stata la stessa. Lui assieme a mio marito e alla mia bambina sono stati i miei angeli custodi in questi anni e grazie anche al mio carattere sempre combattivo, oggi sono qui più completa, perché è proprio così le brutte esperienze ti fanno crescere. Non è stato per niente facile affrontare questa situazione, capire che non si può vivere con la paura di morire e che, nonostante questa sentenza, io non ero diversa dagli altri, la mia vita era allo stesso modo di tutti incerta, come tutti non potevo sapere quando sarebbe terminata.

Allora perché vivere con questa angoscia?

Era il momento di affrontare la malattia con tutte le forze, così ho fatto, mi sono affidata ai segni che mi indicavano una strada, che poi ho percorso. Anche quando ho dovuto scegliere se curarmi con quella che era la chemioterapia di protocollo per una che era in fase di studio, infatti affidandomi al fatto che se avevo incontrato nella mia strada il medico che mi dava questa alternativa a suo parere più efficace, seguii il suo consiglio, facendo da pioniera per quella cura che ha dato risultati migliori ed è diventata il protocollo che oggi si segue per la cura del cancro al seno.

Nicola Mette, la vergogna del paese.

Succede a Sindia, dove un giovane stilista, Nicola Mette, è costretto scappare davanti all'incomprensione di buona parte del suo paese comprese le istituzioni.

L'articolo è apparso sull'Unione Sarda del 30 dicembre 2012.





 

Uomini dentro un vestito da sposa
Processo a un artista-contro

di GIORGIO PISANO

Non era facile ma alla fine ce l'ha fatta: tutto il paese contro di lui. Dal sindaco al parroco passando per l'assessore alla Cultura senza dimenticare i ragazzini che, quando lo vedono per strada, lo insultano. C'è addirittura chi ha messo mano al pennello e, dribblando la sintassi, ha scritto sull'asfalto: Nicola Mette sei la vergogna del paese gay . Paese gay? Di sicuro a Sindia nessuno dimenticherà l'avvenimento. Ancora adesso, a distanza di due mesi, sfrigola come un rogo d'estate.

Intanto Nicola Mette vive in galera. Nel senso che si sente imprigionato nella casa dei genitori, dov'è tornato a giugno dopo una decina d'anni trascorsi a Roma. Dove andare?, con chi uscire?, con chi parlare? Gli hanno costruito attorno una sorta di cordone sanitario. Niente minacce e neppure lettere anonime ma qualcosa che forse pesa ancora di più: il silenzio. Un silenzio teso e greve, rotto soltanto dai tweet e dagli strali lanciati su Facebook.

Trentatré anni, fisico da alpino che ha ecceduto con la polenta, Nicola mostra sensibilità e cultura. Le offese non lo sfiorano: sapeva che la sua doveva essere una provocazione e provocazione è stata. Ha esagerato?

Il maialino di tiu Marengo

Brou Sias Pietro era un nome segreto ben custodito nei registri del parroco. Il suo proprietario non lo ricordava più. Per tutti era tiu Marengo.

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