Scritto da admdortos

Viva il folk così com'è!


Puntuali come le littorine di un tempo arrivano ad ogni sfilata di gruppi folk le critiche sugli stravolgimenti della tradizione. Succede in modo eclatante almeno tre volte all'anno, per Sant'Efisio, per la Cavalcata Sarda e per la Sagra del Redentore. È sicuro che in tutte queste manifestazioni vengano diramate precise disposizioni atte ad evitare l'esibizione di look non aderenti alla tradizione e altrettanto puntualmente queste raccomandazioni vengono bellamente ignorante da numerosi figuranti.

Quant'è vero che qui siamo conchidortos non sarebbe per noi coerente schierarci con i difensori dell'ortodossia, quei criticoni professionisti che, come le vecchiette di Faber, sanno dare buoni consigli, non potendo più dare il cattivo esempio.

Chi ha paura dell'energia nucleare?


«La paura del nucleare è spesso irrazionale, ma se la Sardegna punta al turismo non può permettersi di stoccare le scorie e neppure di avere troppe pale eoliche che rovinano il paesaggio e non portano benefici economici ai sardi». Parla Robert Stone, il regista britannico-americano candidato nel 1988 all'Oscar per il documentario “Radio Bikini” che illustrava gli effetti degli esperimenti nucleari nelle isole dell'omonimo atollo.


Così esordisce l'articolo apparso sull'Unione Sarda il giorno di Ferragosto a firma di Giampiero Marras.

La sede è stata il Festival “Life After Oil”, il festival sui documentari a tema ambientale organizzato a Martis da Massimiliano Mazzotta, l'autore di “Oil” il film-denuncia sulle attività della raffineria della Saras a Sarroch.

Fin qui niente di particolarmente interessante se non fosse che Robert Stone è stato per anni un icona della ambientalismo anti-nuclearista, oggi non solo ha cambiato idea ma viene anche premiato poiché a quanto pare sta sfatando il mito del nucleare “cattivo”, più o meno le stesse idee della compianta Margherita Hack, solo che lei venne pesantemente e volgarmente attaccata per le sue idee.

Pubblica utilità o mera speculazione finanziaria?

Da qualche tempo è entrata nel dibattito pubblico sardo, a proposito o a sproposito, la parola Land Grabbing ossia la sistematica sottrazione di grandi porzioni di territorio in favore del grande capitale per metterla a frutto o sfruttamento.

Elena Cocco la nostra fortissima nuotatrice

Elena Cocco di Silanus, prima nuotatrice alla traversata San Giovanni-Torregrande.
Praticamente ... unu pische, complimentoni!!

Santa Sarbana vista dal cielo

La spettacolari evoluzioni del cozdrone di Raffaele Foddis sul sito di Santa Sarbana.

Tratto dal canale youtube di Raffaele Foddis

Superquark a Monti Prama - un'occasione sprecata

Riproponiamo il servizio di Superquark dedicato alle statue di Monti Prama.

Ancora una volta non perdiamo l'occasione per autocolonizzarci all'orientalismo, eppure avevamo davanti uno dei più autorevoli giornalisti della TV italiana. Ebbene, vada pure che Piero Angela ascriva le scoperte di Cabras al grande patrimonio archeologico italiano, che sarebbe un po' come ammettere che il contenuto del museo egizio di Torino è "italiano". Non volendo scadere nel nazionalismo, lasciamo perdere, ma i sardi che ruolo avevano?

Pariglias 2015 (2a parte)

Santu Larettu 2015
Pariglie Silanus, Palmas Arborea, Oristano, Torralba, Ollastra, Orune, Assemini,.

Con la partecipazione dei Tamburini e Trombettieri "Sa Sartiglia" di Oristano.



Pariglias 2015 (1a parte)

Santu Larettu 2015
Pariglie Silanus, Palmas Arborea, Oristano, Torralba, Ollastra, Orune, Assemini,.

Con la partecipazione dei Tamburini e Trombettieri "Sa Sartiglia" di Oristano.


La terra dei cavatappi

Da qualche tempo svettano sui dieci comuni del Marghine, più il territorio annesso di Ottana, alcuni inquietanti manufatti di pietra alti tre metri e mezzo, dalla vaga forma di uno stappabottiglie o secondo altri di pische-a-un-ogru.

Perché? Un vecchio politicante ormai trapassato diceva: “quando non sai come spendere i soldi pubblici, costruisci un monumento”, ed è più o meno quello che è successo nella nostra zona, dove per migliorare l'attrattività dei nostri paesotti ci si è inventati un concorso per la realizzazione di undici "opere d'arte" da collocare all'ingresso dei centri abitati.

Magari un giorno qualche tour operator proporrà un pellegrinaggio per ammirare i nostri cavatappi basaltici, salvo scoprire che sono praticamente tutti uguali se non per un piccolo fregio collocato in cima e per una tabella riportante lo stemma comunale. Alcuni ben informati giurano che dentro la pietra sia celato anche un misterioso congegno elettronico dotato di funzioni segretissime.

Bolotana Hard-Core

Direttamente dai viottoli acciotolati di Bolotana arriva l'inno all'amore libero e sfrenato nonché privo delle benché minime precauzioni, se è vero com'è vero che ci si dovrebbe coricare in due e ritrovarsi in tre.

Ci attendiamo le reazioni delle associazioni dei genitori cattolici per questa che sembra un'autentica istigazione ad approfittare delle assenze dei grandi per combinarne di tutti i colori sul lettone incustodito.

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