[Cossiga] saludu a nois fintzas a torrar'issu...

2 replies [Ultimo messaggio]
frinas
User offline. Last seen 3 settimane 5 ore ago. Offline
Moderatore
Joined: 20.10.2005
Messaggi: 687

Mentre nel momento del trapasso non si nega l'umana pietà a qualsiasi essere vivente in quanto tale (inteso come portatore del groviglio misterioso ed affascinante che è la vita), la conclusione della vicenda umana non può comunque (e non deve soprattutto nel caso di uomini e donne che hanno rivestito ruoli di responsabilità sovra-familiari e, nel caso in esame - Francesco Cossiga, da Sassari - addirittura sugli esseri umani di una nazione intera) cancellare il giudizio sereno ed obiettivo sulla loro vita pubblica.

Non ho mai stimato - da vivo - il Politico e l'uomo pubblico Cossiga;

dirò di più: l'ho sempre ritenuto un "bluff"; un istrione malato di protagonismo, narciso fino al midollo, incoerente, nemmeno troppo scaltro (benchè tendesse a dare l'idea del contrario..) e, oltrettutto anche ruffiano; ruffiano per quel suo modo squallido di ostentare una "sardità" becera, una balentìa di comodo, una serie di richiami a luoghi comuni ed allusioni buone ed utili a solleticare l'orgoglio "attaccato a sputo" (cfr. Marcello Fois - Dura madre), di tanti miei conterranei, nel migliore dei casi beoti ed inconsapevoli.

Sì... se devo riguardare all'indietro tutti gli anni che lo hanno visto protagonista della vicenda politica, umana e civile dell'Italia, in lui vedo solo un men che mediocre interprete della tragicommedia che è stata questa Repubblica a partire dall'avvento al potere in pianta stabile proprio della generazione dei Politici co-evi di Cossiga.

E le mie sono solo impressioni "esterne", al massimo un pò più "interessate" per quanto riguarda la comune radice etno-identitaria  che ha accomunato me. Cossiga e tutti i sardi.

Qualcuno, diversamente e purtroppo per lui, è stato toccato più da vicino sia dall'agire politico sia dall'esternare e dal "picconare" (bruttissima espressione ed infelice e sciaugurata stagione tra l'altro..., perchè le sue picconate non hanno demolito un bel nulla, anzi... hanno inaugurato lo stile che il nano di Arcore , i Bossi e Calderoli vari, sino a giungere agli Straquadanii e Capezzoni odierni)

Ed'è per quello che stamattina quando ho letto questa esternazione di Nando Dalla Chiesa, diretta, asciutta e scevra da false ipocrisie, ho trovato già bell'e pronte, una serie di riflessioni che sento di condividere con Dalla Chiesa.

Ecco cosa scrive:

Da il Fatto Quotidiano del 18 Agosto 2010

di Nando Dalla Chiesa

Sarò onesto, Cossiga non mi mancherà

Certo non si porterà nell'aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri

Sarò onesto: non mi mancherà. Guai se la pietà per la morte offuscasse la memoria e il giudizio che la memoria (viva, ben viva) porta con sé. Non esisterebbe più la storia. E dunque, parlando di Francesco Cossiga, rifiuterò il metodo che gli fu alla fine più congeniale: quello di ricordare i morti diffamandoli, dicendo di loro cose dalle quali non potevano difendersi. Fidando nel fatto che i familiari una cosa sapevano con certezza: che se avessero osato replicargli lui avrebbe inventato altri episodi sconvenienti ancora e poi li avrebbe dileggiati, forte della sua passata carica istituzionale e della compiaciuta docilità con cui la stampa ospitava ogni sua calunnia. Fece così con Moro, con Berlinguer, con il generale dalla Chiesa. Fece così con altri. Era nato d’altronde un autentico genere giornalistico, l’intervista a Cossiga, che consisteva nel mettergli davanti un microfono o un taccuino e ospitare senza fiatare le sue allusioni, le sue bugie.

Da trasformare in rivelazioni storiche, provenienti dal loro unico e inesauribile depositario. Mi atterrò dunque ai fatti che tutti possono pubblicamente controllare. Perché ai tempi fui tra parlamentari che ne chiesero l’impeachement, anzitutto. Perché io il sistema politico di allora, quello che chiamavo il regime della corruzione, lo volevo cambiare per davvero. Ma per renderlo conforme alla Costituzione e a un decente senso delle istituzioni. Perciò mi scandalizzavo nel vedere un capo dello Stato giocare soddisfatto al picconatore, conducendo una massiccia attività di diseducazione civica. Quando poi Cossiga si mise alla testa della lotta contro i giudici, minacciando, lui presidente del Csm, di farlo presidiare militarmente dai carabinieri avvalendosi delle sue prerogative di Capo supremo delle Forze armate, pensai che la misura era colma. Che l’uomo esprimeva una cultura golpista e che era nella posizione istituzionale per tradurla in realtà politica.

Le chiavi di casa e i giudici ragazzini
Perché titolai la storia di Rosario Livatino “Il giudice ragazzino”. Esattamente in polemica con lui, che delegittimava i giovani magistrati che in Sicilia sfidavano la mafia. A questi giudici ragazzini non affiderei neanche le chiavi di una casa di campagna, aveva detto. E Livatino, morto a trentotto anni, aveva compiuto le sue prime coraggiosissime inchieste quando di anni ne aveva ventotto. Avevo imparato dai racconti di mio padre che quando si ha a che fare con la mafia chi ha un grado superiore protegge chi sta sul posto, ci passeggia insieme in piazza perché tutti capiscano. Che non è solo, che ha dietro lo Stato. Lui, capo dei magistrati, aveva invece umiliato sprezzantemente proprio i giudici più esposti negli anni della mattanza. Perchémi astenni, unico nel centrosinistra, sulla fiducia al primo governo D’Alema. Non per oltranzismo ulivista, ma perché non ero certo entrato in parlamento per fare un governo con Cossiga e con ciò che lui rappresentava nella vita del paese e nella mia vita personale. Il testo dell’intervento pronunciato in quell’occasione è agli atti. Allora mi valse richieste di interruzione da sinistra e qualche stretta di mano (tra cui quella di Gianfranco Fini). Perché l’ho spesso citato – ma non quanto avrei voluto – nei libri, negli articoli o negli interventi che avevano per oggetto la vicenda di mio padre.


Veleni attorno a un sacrificio

Perché ho sempre trovato maramaldo quello spargergli veleno intorno dopo il suo sacrificio. Non ho mai capito se fosse il seguito dell’isolamento che il sistema aveva inflitto al prefetto dopo l’ annuncio che sarebbe andato in Sicilia per combattere la mafia per davvero. Ricordo però con certezza che Cossiga iniziò a colpirne l’immagine in vista del maxiprocesso presentandolo con naturalezza come iscritto alla P2. I giudici che avevano indagato a Castiglion Fibocchi, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, mi garantirono che loro nella lista quel nome non l’avevano trovato. Lui insisté contro ogni atto giudiziario e parlamentare (della storia ho reso i particolari su “In nome del popolo italiano”, biografia postuma di mio padre, nel 1997). Finché anni dopo ancora raccontò la sua pazzesca verità: per proteggere mio padre Colombo e Turone, giudici felloni, avevano strappato un foglio dall’elenco. Non smise mai di raccontarlo. Così come, per sminuire il lavoro di Giancarlo Caselli e di mio padre contro il terrorismo, sostenne un giorno, poco dopo l’avviso di garanzia per Andreotti a Palermo, che il vero merito del pentimento di Patrizio Peci fosse di un maresciallo delle guardie carcerarie di Cuneo. Costui venne da lì lanciato pubblicamente in orbita giornalistica e televisiva per seminare nuove e inverosimili calunnie su mio padre, alcune delle quali si sono ormai purtroppo depositate negli atti giudiziari (tra i quali rimane però anche, a Palermo, il testo della controaudizione da me richiesta).

Altro verrebbe da dire, dalla memoria di Giorgiana Masi uccisa in quella famigerata manifestazione del ‘77 zeppa di infiltrati in armi, al contrasto avuto con lui in Senato, dai banchi della Margherita, sui fatti della Diaz, che lui, sedicente garantista, avallò senza scrupoli. Come e più che con Giovanni Leone, che non ebbe comunque le sue colpe, avremo probabilmente un mieloso coro di elogi. Poiché l’uomo ha incarnato alla perfezione la qualità media della nostra politica questo è assolutamente naturale.

Certo non si porterà nell’aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri. Riposi in pace, e che nessuno faccia a lui i torti che lui fece alle vittime della Repubblica.

 

astaroste
User offline. Last seen 8 settimane 3 giorni ago. Offline
Mastru
Joined: 08.02.2007
Messaggi: 246
mi ritrovo pienamente nelle

mi ritrovo pienamente nelle valutazioni fatte da Frinas e da Dalla Chiesa, se ne è andato un uomo che sicuramente non rimpiangeremo, un uomo piccolo piccolo, nato nella piccola borghesia sassarese, figlio di quella sassareseria burlona, festaiola e ziminara, espressione di quelle famiglie vicine alla chiesa sassarese dedite agli accozzi ed al far andare avanti "soggetti" che "pesavano" dal punto di vista politico-intelletuale meno dei vestiti che li contenevano, sono tanti i politici di quel periodo che hanno ricoperto ruoli di importanza regionale e nazionale pur non avendo quella "statura" che normalmente si richiede a tali figure. Probabilmente qualche segreto se lo è portato dietro, ma piccolo piccolo, ha ragione Dalla Chiesa il più delle volte le sue "esternazioni" erano delle vere e proprie "cionfre", tipiche dei sassaresi del vecchio centro storico, che per "vantarsi" inventava di sana pianta le situazioni le più strampalte, il bello è che  tutte le sue "picconate"  per anni sono state credute ciecamente. Non è stato un grand'uomo e se oggi molti inneggiano al personaggio che fu è segno della pochezza che il mondo politico esprime non solo a livello nazionale ma anche locale (qui il personaggio era di prima scelta!!!!!!!!!!!!!!)

Bonu viazzu.................. 

admdortos
Ritratto di admdortos
User offline. Last seen 3 ore 29 min ago. Offline
Amministratore
Joined: 18.10.2005
Messaggi: 2542
Ricordo di una persona malvagia

Oggi hanno fatto l'elogio della sua onestà, nel senso che pur essendo un politico non ha rubato e non si è arricchito, confermando cioè l'assioma che per fare politica bisognerebbe essere anche ladro o viceversa. In altre parole quella che dovrebbe essere la normalità diventa una dote straordinaria!

Quindi tutto il suo sadismo, l'essere braccio cinico della giustizia di stato è frutto della sua mente confusa e violenta, quelli di spinoza.it lo ricordano così.

Spinoza.it ha scritto:
È morto Francesco Cossiga. Kondoglianze.
È morto Francesco Cossiga. Falce batte piccone.
È morto Francesco Cossiga. Ma puzzava già da anni.
È morto Francesco Cossiga. La salma sarà insabbiata domani.
È morto Francesco Cossiga. Resterà vivo il suo “Non ricordo”.
È morto Francesco Cossiga. Non fiori ma opere di intelligence.
È morto Francesco Cossiga. Aveva 62 anni più di Giorgiana Masi.
È morto Francesco Cossiga. Non si prevedono ulteriori miglioramenti.
È morto Francesco Cossiga. Si continua a girare intorno al problema.
È morto Francesco Cossiga. Pare si sia trattato di un cedimento strutturale.
È morto Francesco Cossiga. Non sapremo mai come si sono estinti i dinosauri.
È morto Francesco Cossiga. In sua memoria verranno osservati quarant’anni di silenzio.
È morto Francesco Cossiga. Le vie che gli saranno dedicate porteranno da tutt’altra parte.
Cossiga aveva 82 anni. Di cui molti nostri.
(Non capisco i giornali che titolano “Cossiga non ce l’ha fatta”. Lo scopo non era morire democristiani?)
Pochi giorni fa Cossiga aveva ricevuto l’estrema unzione. Come se non fosse già abbastanza viscido.
Le ultime volontà di Cossiga: nessuna autorità dello Stato ai funerali. Ci teneva a non dividere la scena con altri cadaveri.
I funerali di Cossiga si svolgeranno in forma privata. È che i cortei numerosi proprio non gli piacevano.
(in realtà Cossiga non è morto. Si è infiltrato nell’aldilà)
Ai funerali saranno presenti numerosi esponenti delle forze dell’ordine. Vestiti da parenti.
Consegnate a Napolitano, Berlusconi, Fini e Schifani quattro lettere di Cossiga. Incredibile, manda già i saluti!
Cossiga ha lasciato lettere alle quattro più alte cariche dello Stato. In ognuna si sparla delle altre tre.
Schifani ha interrotto le vacanze alle Eolie per fare rientro a Roma. Proprio adesso che c’era il terremoto.
Calderoli: “Cossiga ha insegnato qualcosa a ciascuno di noi”. A me, ad esempio, a imitare il sardo.
(Se ci pensate, Cossiga non era molto diverso da un Tampax: da fuori non si vedeva nulla, ma nei bagni di sangue lui c’entrava sempre)
“È inutile che mi guardiate in quel modo” ha dichiarato Andreotti.
Per capire meglio o peggio la sua confusione mentale riporto uno stralcio del suo discorso in occasione del conferimento della cittadinaza onoraria di Chiaramonti.
Francesco Cossiga ha scritto:
(...)E qui rivivo attraverso antichi ricordi la fragranza delle "cose del buon tempo antico", che pur nelle distinzioni, nelle divisioni, nelle dure contrapposizioni talvolta, sono state l'orgoglio, la vita, in fondo la gioia di lotta e di testimonianza di non poche generazioni di giovani sardi, in particolare sardisti, comunisti e democratico-cristiani, che hanno creduto e praticato la politica come forma di impegno civile e morale a favore degli altri, al servizio certo della Repubblica, ma anche al servizio della Piccola Patria, la Sardegna, la nostra Piccola Nazione incompiuta e senza Stato.(...)
Fu il nostro, abbiamo il coraggio di confessarlo, un autonomismo quasi senza anima - anche se con molta, anzi troppa retorica -, un autonomismo Stato- orientato e purtroppo angosciosamente stato-petente; un autonomismo nutrito certo anche di grandi tensioni ideali (ricordiamo Anselmo Contu, Salvatore Mannironi, Francesco Fancello, Stefano Siglienti, Pietro Fadda, Pietro Mastino, Luigi Crespellani, i fratelli Giovanni Battista e Mario Melis, Paolo Dettori ed Armandino Corona), tutti nello spirito originario di zio Camillo Bellieni, fondatore del Partito Sardo d'Azione e di Emilio Lussu, primo leader e suo principale combattente; ma un cosiddetto autonomismo nutrito sempre e soprattutto, ahimè, di richieste, di rivendicazioni e anche di piagnistei più da sudditi di Madrid che da cittadini della Repubblica Italiana; un autonomismo che, come mi confessò Antonio Segni, una volta divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri, sembrava più mirato ad ottenere denaro e denaro che non alla conquista di una effettiva titolarità e all'esercizio responsabile di autonome competenze!
Forse è venuto ormai il momento di una svolta!
Chi tra di noi ha ironizzato e ironizza sull'Assemblea Costituente, proposta da un comitato per la Costituente Sarda, dove si ritrovano gli orfani dei più grandi partiti popolari di Sardegna, come quello democristiano e quello comunista, che dalle varie famiglie di sardisti e di socialisti hanno in un certo senso derivato ed ereditato non poche delle idealità autonomiste, questi non comprende il valore culturale, etico, civile e quindi politico di questa proposta: e si attarda a volerla con indolenza e con paura confutare con spirito e argomenti da tardo-Azzeccagarbugli!
Chiamiamola Assemblea Costituente, chiamiamola forse ancor meglio Convenzione Sarda o Convenzione del Popolo Sardo; ma creiamola dal basso, magari anche se con la necessaria, soprattutto finanziariamente!, finzione politica e giuridica strumentale di una legge regionale, che la costituisca formalmente, anche solo da un punto di vista costituzionale, ma non politico, quale Commissione consultiva e di proposta rispetto al Consiglio Regionale della Sardegna. Ma, per carità, non perdiamo altro tempo. E non lo perdiamo, specialmente oggi che sempre più si vede (con buona pace degli euro-illusi o anche degli euro- entusiasti), che l'Europa è ben lontana dal diventare una patria comune, (perché le patrie non si costituiscono con i Trattati internazionali, e con i summit di Bruxelles e di Gand e neanche con la moneta comune dallo stupido nome di EURO); e sempre più si vede che l'Europa (ed è già molto,) sarà solo un'Europa di Stati, che proprio per questo, per rimanere ed essere veramente democratica e libera, dovrà essere anche un'Europa dei Paesi, delle Regioni e delle Nazioni senza Stato del nostro Occidente!
Anche per questo, noi dobbiamo recuperare, - così come hanno già fatto i baschi e i catalani, i valenziani e i balearini, certo tenendo ben ferma la nostra comune tradizione culturale e linguistica italiana, la nostra antica e nuova lingua traendola dalla più antica e certa lingua sarda, che è poi quella della Carta De Logu, ma anche la tradizione scritta e la tradizione letteraria sarda, senza sicumera intellettualistica, senza beghe tra Nord e Sud, tra Logudoro e Barbagia, tra Campidano di Cagliari e Campidano di Oristano, tra Sulcis e Iglesiente, ma al contrario con un unico e unitario vero amore per la più antica nostra storia e cultura, rispettiamo la nostra antica e gloriosa lingua comune.(...)