Giovanni Cuccuru, un silanese ad Itri

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C'era anche Giovanni Cuccuru da Silanus, quel lontano 12 luglio di 107 anni fa, ad Itri, nel basso Lazio, quando scoppiò una violenta guerriglia tra sardi e popolazione locale. I sardi impegnati nella costruzione della ferrovia tra Roma e Napoli, migranti economici, come quelli che in questi tristi tempi vengono ingiustamente colpevolizzati di rubare il lavoro e il pane ai locali.
Luglio 1911, quinto lotto dei lavori per la costruzione della nuova «direttissima» Roma-Napoli. I  lavoratori  sardi  sono  circa  400. Sono venuti fin qui dalla per guadagnarsi il pane, che gli viene fatto pagare sempre più caro:  la camorra ha esteso i suoi tentacoli ai colossali appalti per la costruzione del tronco ferroviario. Non pagano la tangente. Gli operai sardi ricevono un salario inferiore a quello degli altri lavoratori, «continentali» ,  ma  tutto  sommato  non  ci  rimettono: loro non pagano la tangente alla camorra, non fa parte della loro cultura «pagare per niente». Al quarto lotto – anche lì sono impiegati circa 600 lavoratori sardi, che ad Itri sono dunque più di mille – è stata costituita la «lega» di difesa economica e la lotta si è indirizzata, da subito, contro lacamorra. E la camorra non può tollerare una così vasta ribellione ai suoi sistemi. A Itri, piccolo paese di contadini e pastori dellaprovincia di Caserta (oggi di Latina), ad una manciata di chilometri da Gaeta e Formia, verso l’interno, ai confini della Ciociaria, in una regione che, curiosamente, si chiama «Terra di Lavoro», tutto è in mano alla camorra: ad eccezione degli operai sardi che hanno stabilito in quel piccolo centro, il più vicino al cantiere, la loro residenza. Il  12  luglio  –  è  mercoledì,  giorno  di  paga  della quindicina – diversi lavoratori sardi si trovano al centro del paese. Un montanaro di Itri attraversa in quel momento la piazza, tirandosi dietro un cavallo. Urta alcuni di loro e fa ruzzolare per terra Salvatore Tatti, che si rialza con una escoriazionealla fronte. Volano alcune imprecazioni, qualche schiaffo. All’improvviso si accende una mischia furibonda tra sardi e itrani. Accorrono due carabinieri che si scagliano contro i sardi e dichiarano inarresto uno di loro, Giovanni Cuccuru, di Silanus. I  suoi  compagni  non  accettano  il  sopruso  ed espongono – animatamente e in sardo – le loro ragioni, indicando l’autore della provocazione e cercando di far capire come si sono svolti i fatti.
La caccia ai sardi durò due giorni ci furono diversi morti e decine di feriti, tra i quali, come riporta Wikipedia: Zonca Giovanni di Bonarcado, Antonio Baranca di Ottana, Antonio Contu di Jerzu, Antonio Arras, Efisio Pizzus, Giovanni Marras di Bidonì, Giuseppe Mocci di Villamassargia, Giovanni Cuccuru di Silanus, Sisinnio Pischedda di Marrubiu, Baldasarre Campus di Birori, Deligio (Giovanni Battista Deligia) di Ghilarza.
Riportiamo di seguito le pagine del Messaggero Sardo di luglio/agosto 2011, chi vuole approfondire può leggere il libro di Antonio Budruni “I giorni del massacro. Itri, 1911: la camorra contro gli operai sardi”.