Marco Travaglio

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Marco Travaglio

Pensatela come volete ma qualche libro di Marco Travaglio, dovreste leggerlo. L'ho visto la prima volta nella celebre puntata del Satirycon di Luttazzi, da allora leggo qualsiasi cosa mi capiti a tiro. Penso sia uno dei pochissimi giornalisti veramente liberi operanti in Italia, speriamo lo lascino in vita ancora a lungo. Di seguito un magistrale articoletto sulle recenti porcate italiane.

Marco Travaglio ha scritto:
PORCI SENZA ALI Per due giorni di seguito il Corriere della Sera ha commentato in prima pagina gli ultimi scandali. L'altroieri il vicedirettore Pierluigi Battista s'è occupato di Calciopoli e dei sospetti che aleggiano su alcuni magistrati torinesi. Ieri Piero Ostellino s'è dedicato all'indagine di Potenza che ha portato all'arresto di Vittorio Emanuele. Il primo ha accusato la Procura subalpina di eccessiva prudenza, «archiviando, nella città della Juventus, inchieste che altrove sono invece scoppiate come bombe sulla vita pubblica italiana». Il secondo ha accusato la Procura del pm Woodcock di eccessiva imprudenza, avviando «rumorosissime inchieste poi finite in una bolla di sapone» (cosa peraltro falsa). I due commenti sembrano fare a pugni. Invece sono due facce della stessa medaglia. Che si può riassumere nel celebre motto di Altan: «Porco è bello». Un motto di cui Giuliano Ferrara è il caposcuola indiscusso, con allievi sempre nuovi e talvolta insospettabili. Sono vent'anni, da quando si cercavano alibi per Craxi, e poi per Andreotti, e poi per Berlusconi & C., che uno stormo di «intellettuali» si affatica a dimostrare che il potere, come diceva Rino Formica, è «sangue e merda». Non, beninteso, per bonificarlo. Ma per assolverlo sempre e comunque. Sventuratamente, questo compiaciuto e voluttuoso avvoltolarsi nel fango incontra ogni tanto qualche ostacolo: qualche oasi di pulizia e di legalità alla quale si aggrappano i cittadini onesti per continuare a sperare in un cambiamento. La Procura di Milano che ha liberato l'Italia da Calvi, da Sindona, dalla P2, da Tangentopoli, dalle Fiamme Gialle corrotte, dalle toghe sporche romane e dai loro biscioneschi corruttori, e più di recente dalla Banda Parmalat, dai furbetti del quartierino e dagli agenti deviati della Cia. La Procura di Torino, che scoprì con Raffaele Guariniello le schedature Fiat e poi gli abusi nelle sale mediche aziendali di casa Agnelli, e otto anni fa scoperchiò il pentolone del doping alla Juventus e non solo, e nel frattempo con il procuratore Marcello Maddalena e altri pm fece condannare il presidente Fiat Cesare Romiti, fece arrestare e condannare per la prima volta Dell'Utri, intercettò la prima notizia di reato a carico di Previti. La Procura di Palermo, che sotto la regìa di Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte osò processare per la prima volta gli intoccabili per i loro rapporti con la mafia, da Andreotti a Contrada, da Dell'Utri a Mannino. E altre Procure più piccole, come quella di Potenza, sempre elogiate per il loro «riserbo» finchè non facevano nulla, o si occupavano di ladri di polli, e sempre attaccate per il loro «protagonismo» quando fanno qualcosa e magari incappano in qualche «eccellente» (invece di domandarsi perché Woodcock ha la passione per i «vip», bisognerebbe chiedersi come mai, appena s'indaga su un traffico illecito, s'incontra come minimo un parlamentare o un ministro della Repubblica, o con un sedicente principe della monarchia?). Ogni qual volta esplode uno scandalo, ai cittadini onesti si allarga il cuore: non tutto è perduto, c'è ancora un giudice a Berlino, la legge può esser davvero uguale per tutti. È a questo punto che interviene il trio Ferrara-Ostellino-Battista: a seminare sfiducia e rassegnazione, a dire che sono tutti uguali, guardie e ladri, giudici e imputati, intercettatori e intercettati. E giù fango a carrettate per schizzare tutto e scoraggiare tutti. Se tutto è «sangue e merda», hanno torto i giudici e ragione gli imputati. Infatti è sulle indagini che si concentrano lorsignori: ora troppo prudenti, ora troppo decise, ma sempre sbagliate. Lo scopo, non dichiarato e forse neppure da tutti pensato, è farla finita con le inchieste, almeno sugli «eccellenti», perché «a certi livelli» è tutto «sangue e merda»: è sempre stato e sempre sarà così. Perciò si sorvola sugli scandali che emergono dalle indagini. Perciò si parla dei giudici e mai dei reati. Dell'inesistente «protagonismo» di Woodcock, e non del quadro devastante che affiora dal suo lavoro, con l'ex famiglia reale trasformata in un bordello, la Rai (finalmente privatizzata) ridotta a un covo di prosseneti, e certi alfieri dei «valori della famiglia» indaffarati a barattare spazi televisivi in cambio di sesso. Il caso della Procura di Torino è emblematico. Processa la Juve per doping fra il disprezzo e l'indifferenza dei commentatori à la page (gli attacchi sul Corriere di Giorgio Tosatti, amicone di Lucianone, a Guariniello riempirebbero una Treccani). Indaga su Moggi & arbitri. E sui bilanci bianconeri. Nel 2004 intercetta Lucianone, Giraudo e Pairetto per due mesi, poi il gip blocca le intercettazioni. Guariniello, pur disarmato, vorrebbe tener aperto il fascicolo, sperando in qualcosa. Maddalena opta per la richiesta di archiviazione, pronto alla riapertura in caso di nuove notizie di reato. Se sapesse che Napoli sta ancora intercettando, agirebbe diversamente. Ma lo scopre troppo tardi. A posteriori, aveva ragione Guariniello. Forse Maddalena doveva osare di più (e prepararsi alle accuse di «accanimento antijuventino» da Ostellino, Ferrara e Battista). Fra l'altro, per l'eterogenesi dei fini, l'archiviazione di Torino ha salvato Napoli: se il fascicolo subalpino fosse rimasto aperto, si sarebbe dovuto avvertire Moggi con una richiesta di proroga, così lui avrebbe smesso di parlare al telefono e l'indagine napoletana sarebbe morta lì. Ora dalle intercettazioni emerge che l'aggiunto torinese Maurizio Laudi, giudice sportivo, ha chiesto a Moggi qualche parcheggio allo stadio (che non è casa di Moggi, è un luogo pubblico gestito dalla Juventus) e parlava con i dirigenti federali, dai quali dipendeva, prima di emettere alcune sentenze sportive. Emerge che un pm, Antonio Rinaudo, tifosissimo bianconero, è andato un paio di volte a cena con Moggi. Emerge che il procuratore di Pinerolo era intimo di Moggi. Ed emerge pure un particolare raccapricciante: Moggi regalò per Natale qualche cravatta a Caselli, che gli aveva chiesto delle maglie usate della Juve per una serata di beneficenza. Intendiamoci. Laudi avrebbe fatto meglio a lasciare la giustizia sportiva quando la sua Procura avviò le prime indagini sulla Juve: non si diventava giudici sportivi per volontà dello Spirito Santo. Per il resto, i suoi rapporti con i vertici del calcio, salvo che non emergano novità illecite, erano fisiologici al ruolo che ricopriva. I parcheggi non sono nulla di illegale, né di immorale. Così come le cravatte a Caselli: il quale tre mesi fa, come procuratore generale, ha firmato con Guariniello il durissimo ricorso in Cassazione contro l'assoluzione della Juve al processo per doping. Restano le cene di Rinaudo, che se le poteva risparmiare (anche se nulla sapeva delle indagini su Moggi); e i maneggi del procuratore di Pinerolo, che non si vede come riguardino Torino (a meno di creare una responsabilità oggettiva regionale). Ecco, è questo topolino che ha scatenato una montagna di attacchi alla Procura torinese, dipinta come un covo di complici di Moggi, succubi dei poteri forti, nuovo porto delle nebbie (su decenni di inerzia della Procura di Roma, competente su tutti i palazzi del potere, anche sportivo, nemmeno una parola). Carlo Federico Grosso, sulla Stampa, chiede «chiarezza» su eventuali contiguità filojuventine (ma non era lui che, un anno fa, firmò un parere pro veritate in difesa di Giraudo e Agricola al processo doping?). E Battista, entusiasta, lo elogia: era ora che venisse «lacerata la coltre di imbarazzo che ha accompagnato il venire alla luce di comportamenti disdicevoli nella Procura torinese»; basta con «la reticenza degli opinion maker» che «ha contribuito a costruire il monumento all'avanguardia 'piemontese' contro la corruzione, il terrorismo e la mafia». Forse Battista non sa che quel monumento non l'ha eretto la reticenza: l'hanno eretto i risultati ottenuti dai Caselli, dai Maddalena, dai Laudi e da tanti altri giudici piemontesi contro le Br (quando magari certi neocon dell'ultim'ora vezzeggiavano l'estremismo), ma anche contro la mafia (che assassinò il procuratore Caccia, maestro di Caselli, Laudi e Maddalena, e tentò di fare la pelle al primo e al terzo). Ma Battista preferisce farfugliare contro i «difensori dell’ortodossia 'piemontese'» e le condotte «non proprio commendevoli» come l'«acclarata abitudine di integerrimi magistrati di intrecciare con Moggi conversazioni incardinate su richieste di parcheggi allo stadio». Par di sentire Ferrara, che l'altro giorno si scagliava contro «la Procura di Caselli, Laudi e Maddalena, pupilli dei compianti Galante Garrone e Bobbio». Capìta l'antifona? Anche quei moralisti di Bobbio e Galante Garrone van cestinati con ignominia per concorso esterno in moggismo: il «tempio» dell’azionismo piemontese va smantellato perché Maddalena ha archiviato un'inchiesta, Moggi ha regalato tre cravatte a Caselli e Laudi parcheggiava allo stadio. Lo dice Ferrara, che prendeva i soldi dalla Cia e da Tanzi, e quando fu arrestato Squillante con 9 miliardi in Svizzera e i conti comunicanti con Previti, lo definì «uomo probo». E lo ribadisce col copia-incolla Battista, già vicedirettore del Panorama di Giuliano Ferrara che diffamava il pool di Milano, reo di aver scoperchiato lo scandalo «toghe sporche», allegava videocassette per sputtanare Stefania Ariosto e pubblicava l'«Elogio di Previti» firmato da Ruggero Guarini. Presto, ne siamo certi, se ne parlerà a «Porta a Porta», in un bel dibattito con Bruno Vespa (che concordava ospiti e scalette con l'entourage di Fini), con Cesare Previti nell'ora d'aria, e magari con qualche procace ragazza assunta dallo squisito talent scout finiano Salvatore Sottile, in una memorabile puntata dal titolo: «Porco è bello? Opinioni a confronto».
[NDR ha scritto:
admdortos"] Per "lavorare" in RAI la Gregoracci l'ha dovuta dare a questo signore :shock:

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Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
È tornato

Ohh ma ve lo state guardando il giovedì sera da Santoro.

Micidiale ne ha per tutti destra sinistra, di sopra di sotto, semplicemente grande!!!
In compenso Rula Jebral è una grandissima gnocca.

bodale
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Iscritto: Ven, 14/07/2006 - 22:28
Re: È tornato

admdortos ha scritto:
Ohh ma ve lo state guardando il giovedì sera da Santoro.

Micidiale ne ha per tutti destra sinistra, di sopra di sotto, semplicemente grande!!!
In compenso Rula Jebral è una grandissima gnocca.

E bravo admortos ti hanno rubato la batutta.
Infatti qualcuno, in trasmissione e a microfono aperto ha detto si che è una gnocca ma senza testa.
Secondo me è una gnocca, ma anche con la testa.
Per quanto riguarda Marco Travaglio è sempre il solito, preciso e concordante nell'esposizione di fatti, risultanze processuali, con un pizzico di ironia, in cui sono coinvolti soggetti spesso politici sia di destra, centro e manca.

DrpAdmSite
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Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
La scomparsa dei Fatti

Non avendo più nulla da leggere, il provvidenziale Travaglio mi ha fornito l'ultimo suo lavoretto, ......in attesa che scriva di PioPompa, Scaramella e agente Betulla.
La scomparsa dei Fatti

Nella prefazione ha scritto:

«I fatti separati dalle opinioni.» Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti.
Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pratico: «Niente fatti, solo opinioni». I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no.
C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.
C’è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.
C’è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando.
C’è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell’editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione.
C’è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore.
C’è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché confonde l’equidistanza con l’equivicinanza.
C’è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché l’editore preferisce così.
C’è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.
C’è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni.
C’è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male.
C’è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire.
C’è chi nasconde i fatti perché «hai visto che fine han fatto Biagi e Santoro».
C’è chi nasconde i fatti perché è politicamente scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di spettinarsi e di guastarsi l’abbronzatura, molto meglio attenersi al politically correct.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti diventa inaffidabile e incontrollabile e non lo invitano più in televisione.
C’è chi nasconde i fatti perché fa più fine così: si passa per anticonformisti, si viene citati, si crea il «dibbattito».
C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione.
C’è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente solo.
C’è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta.
C’è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari un giorno pagheranno anche lui.
C’è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo può dare.
C’è chi nasconde i fatti perché nessuno gliel’ha ancora chiesto, ma magari, prima o poi, qualcuno glielo chiede.
C’è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia.
C’è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere e divertirsi.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi tolgono la pubblicità al giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con la Rai o con la Regione o con il Comune o con la Provincia o con la Camera di commercio o con l’Unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo.
C’è chi nasconde i fatti perché deve tutto a quella persona e non vuole deluderla.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti è più difficile voltare gabbana quando gira il vento.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto.
C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, «c’è gente che pagherebbe per vendersi».

DrpAdmSite
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Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
La lettera del mullah Omar

Marco Travaglio - AnnoZero 12.04.07 ha scritto:

Chi scrive è il mullah Omar. Ho 44 anni, 4 mogli, vari figli, sono di Kandahar, dunque non sono arabo: sono afghano. Nella mia vita ho fatto un po’ di tutto: il combattente, il politico, la guida spirituale, di nuovo il combattente. Ho conosciuto i più grandi eserciti del mondo: a 20 anni combattevo l’Armata rossa (ci ho rimesso letteralmente un occhio della testa), ora combatto gli Stati Uniti, gli inglesi e i loro alleati della Nato. Solo che, quando combattevo i sovietici, a voi occidentali piacevo tanto: le armi ce le passavate voi. Ora, comprensibilmente, non vi piaccio più. Eppure sono rimasto lo stesso.

Conosco Bin Laden dai tempi dell’invasione sovietica, quando anche lui vi piaceva parecchio. Ma non abbiamo niente in comune: lui è un arabo, un califfo saudita pieno di petrodollari. Ci aiutò contro l’Armata rossa e dopo ci diede un sacco di soldi per costruire strade,ponti, scuole e ospedali. Per questo era molto amato dagli afghani e quando entrai in Kabul, nel 1996, lo lasciai lì. Ma nel ‘98 fu accusato di aver ordito gli attentati alle ambasciate Usa in Kenya e in Tanzania, e la sua presenza in Afghanistan divenne un problema. Anche perchè Clinton cominciò a bombardare nel mucchio, nella zona di Khost, pensando che lui fosse lì: invece morirono centinaia di civili. Tra il mio governo e Clinton ci fu una trattativa: ma sì, risulta dai documenti del Dipartimento di Stato, anche gli americani trattavano con i talebani. Avevano il mio numero. Mandai il mio braccio destro Wakij Ahmed a Washington, a incontrare due volte Clinton: il 28 novembre e il 18 dicembre ‘98. Clinton voleva che ammazzassimo Bin Laden, o almeno lo espellessimo. Espellerlo non potevamo: era troppo popolare.Offrimmo di fornire le coordinate del suo nascondiglio, così che gli Usa potessero centrarlo a colpo sicuro. Purchè la smettessero di bombardarci. Clinton, inspiegabilmente, rifiutò.

Poi i nostri rapporti peggiorarono ancora, ma non certo per il burka alle donne o per le tv distrutte o per le statue del Buddha polverizzate: fu perché rifiutai di affidare la costruzione del mega gasdotto dal Turkmenistan al Pakistan all’americana Unocal. Gli americani se la legarono al dito, anche perché nell’Unocal erano impicciati Dick Cheney, Condoleezza Rice e l’attuale presidente afghano Hamid Karzai. Ora fingete di scandalizzarvi tanto per l’oppio: ma nel ’98 e nel ’99 proposi più volte all’America e all’Onu di bloccare la coltivazione del papavero in cambio del nostro riconoscimento. Risposero picche. Nel 2000 bloccai unilateralmente la coltivazione del papavero, tra le proteste di centinaia di migliaia di contadini: ma il Corano vieta di produrre e consumare droga, e per me il Corano è una cosa seria. Risultato: il prezzo dell’oppio salì alle stelle. Un danno terribile per le grandi mafie del narcotraffico mondiale. Sarà un caso, ma meno di un anno dopo ci avete attaccati. Ora, nell’Afghanistan “liberato” e “democratico”, si produce più oppio di prima: produciamo l’87% dell’oppio mondiale.

Dopo l’11 settembre gli americani ci han chiesto di nuovo di consegnare Bin Laden. Abbiamo chiesto le prove del suo coinvolgimento. Non ce le han date. Noi non abbiamo dato Bin Laden. E ci hanno attaccati. Anche se non c’era un solo afghano nei commandos delle Torri gemelle, né un solo afghano è stato mai trovato nelle cellule di Al Qaeda: c’erano sauditi, egiziani, giordani, tunisini, algerini, marocchini, yemeniti. Non afghani nè iracheni. Eppure avete invaso proprio l’Iraq e l’Afghanistan. Avete mai pensato di bombardare la Sicilia per cinque anni per stanare Provenzano? Eppure quello era latitante da 43 anni, Bin Laden solo da un paio.
Noi non siamo un popolo di terroristi. Le prime autobombe sono esplose nel 2006, dopo 5 anni di occupazione. Un po’ perché questi 5 anni hanno sconvolto e imbarbarito le nostre tradizioni. Un po’ perché molti terroristi vengono da fuori. Un po’ perché coi russi, almeno, riuscivamo a fare la guerra: le loro truppe erano sul campo. Con gli americani è impossibile: li vediamo sfrecciare sui loro B52 a 10 mila metri d’altezza. Un anno fa un Predator americano, senza pilota né equipaggio, ha bombardato il piccolo villaggio pachistano di Domadola, al confine con l’Afghanistan, pensando che io e Al Zawahiri fossimo lì. Ha ucciso 18 civili, tra cui 8 donne e 5 bambini. Nessun americano, per il semplice motivo che gli americani non c’erano: il Predator era telecomandato da una base del Nevada, dove il pilota dirigeva le operazioni via satellite. E’ la “guerra asimmetrica”, che è a costo zero, almeno per voi. Non per il nostro popolo.

Badate, non voglio certo fare il santerellino. Io sono un guerriero feroce e fanatico. Ma leale. Finchè ho avuto il controllo della situazione, non abbiamo avuto sequestri di persona: una volta che una giornalista inglese penetrò nel nostro paese travestita da uomo, fu trattata bene e, accertato che non era una spia, rilasciata senza contropartite tre giorni dopo. Che mi dite invece dei vostri agenti che, nella libera Milano, han sequestrato un imam per mandarlo in Egitto e farlo torturare?
Dite che teniamo le nostre donne troppo coperte. Può darsi. Ma voi esagerate nell’altro senso: possibile che da voi una donna, per andare in tv, debba mettersi in costume da bagno, magari col crocifisso tra le tette? Non avete un posto più decente per mettere il figlio del vostro Dio?
E’ vero, non riconosco lo Stato laico e la separazione tra religione e politica. Ma proprio voi venite a dare lezioni? Mi risulta che anche da voi molti politici prendano ordini da capi religiosi, tra l’altro residenti in uno Stato straniero.

Ora vi devo salutare. Ma consentitemi di ringraziarvi per il servigio che, involontariamente, avete reso a me e ai taliban: nel 2001, quando ci avete cacciati da Kabul, stavamo sulle palle a gran parte degli afghani.Ora che gli afghani vi hanno conosciuti e han visto all’opera il cosiddetto presidente democratico Karzai, siamo diventati popolarissimi. Tant’è che io continuo a girare in bicicletta e in sidecar. Sulla mia testa c’è una taglia da 50 milioni di dollari, ma nessuno ha mai pensato di tradirmi per intascarla. Vi lascio con un pensiero di un vostro santo, che dovreste conoscere bene, Agostino da Ippona. E’ tratto dal De Civitate Dei: “Una volta fu portato al cospetto di Alessandro Magno un famoso pirata fatto prigioniero. Alessandro gli chiese: ‘Perchè infesti i mari con tanta audacia e libertà?’. Il pirata rispose: ‘Per lo stesso motivo per cui tu infesti la terra; ma poiché io lo faccio con un piccolo naviglio, sono chiamato pirata; poichè tu lo fai con una grande flotta sei chiamato imperatore’”. Meditate, infedeli, meditate.

Cordiali saluti, il Mullah Omar

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Lettera di Travaglio a Ruini

Lettera di Travaglio a Ruini

Marco Travaglio - AnnoZero 10.05.2007 ha scritto:

Eminenza reverendissima cardinale Camillo Ruini,

Mi rivolgo a lei anche se la so da poco in pensione, anziché al suo successore card. Bagnasco, perché lei è un po’ l’Andreotti del Vaticano: ha accompagnato la vita politica e religiosa del nostro paese per molti decenni. Come lei ben sa, non c’è paese d’Europa che abbia avuto tanti capi del governo cattolici come l’Italia. Su 60 governi in 60 anni, 51 avevano come premier un cattolico e solo 9 un laico: 2 volte Spadolini, 2 Craxi, 2 Amato, 2 D’Alema, 1 Ciampi, che peraltro si dichiara cattolico. In 60 anni l’Italia è stata governata per 52 anni da un cattolico e per 8 da un laico. Se la DC e i suoi numerosi eredi avessero fatto per la famiglia tutto ciò che avevano promesso, oggi le famiglie italiane dormirebbero tra due guanciali. Sa invece qual è il risultato? Che l’Italia investe nella spesa sociale il 26,4% del Pil, 5 punti in meno che nel resto d’Europa a 15, quella infestata di massoni, mangiapreti, satanisti e -per dirla con Tremaglia- culattoni. Se poi andiamo a vedere quanti fondi vanno alle famiglie e all’infanzia nei paesi che non hanno avuto la fortuna di avere in casa Dc e Vaticano, scopriamo altri dati interessanti. L’Italia è penultima in Europa col 3,8% della spesa sociale alle famiglie, contro il 7,7% dell’Europa, il 10,2% della Germania, il 14,3% dell’Irlanda. Noi diamo alla famiglia l’1,1% del Pil: meno della metà della media europea (2,4). Sarà un caso, ma noi siamo in coda in Europa per tasso di natalità: la Francia ha il record con 2 figli per donna, la media europea è 1,5, quella italiana 1,3. E il resto d’Europa ha i Pacs, noi no: pare che riconoscere i diritti alle coppie di fatto non impedisca le politiche per la famiglia, anzi. Lei che ne dice?
Lei sa, poi, che per sposarsi e fare figli, una coppia ha bisogno di un lavoro stabile. Sa quanto spendiamo per aiutare i disoccupati? Il 2% della spesa sociale, ultimi in Europa. La media Ue è il 6%. La Spagna del terribile Zapatero spende il 12,5. I disoccupati che ricevono un sussidio in Italia sono il 17%, contro il 71 della Francia, l’80 della Germania, l’84 dell’Austria, il 92 del Belgio, il 93 dell’Irlanda, il 95 dell’Olanda, il 100% del Regno Unito. E per i giovani è ancora peggio: sotto 25 anni, da noi, riceve il sussidio solo lo 0,65%; in Francia il 43, in Belgio il 51, in Danimarca il 53, nel Regno Unito il 57. Poi c’è la casa. Anche lì siamo penultimi: solo lo 0,06% della spesa sociale va in politiche abitative (la media Ue è il 2%, il Regno Unito è al 5,5). Se in Italia i figli stanno meglio che nel resto del mondo, anche perché sono pochissimi, per i servizi alle madri siamo solo al 19° posto.
Forse, Eminenza, visto il rendimento dei politici cattolici o sedicenti tali, avete sempre puntato sui cavalli sbagliati. O forse, se aveste dedicato un decimo delle energie spese per combattere i
Dico e i gay a raccomandare qualche misura concreta per la famiglia, non saremmo i fanalini di coda dell’Europa: perché i nostri politici le promesse fatte agli elettori non le mantengono, ma quelle a voi le mantengono eccome. Sono proprio sacre.
Ora speriamo che il Family Day faccia il miracolo. A questo proposito, vorrei mettere una buona parola per evitare inutili imbarazzi. Come lei sa, hanno aderito all’iniziativa moltissimi politici così affezionati alla famiglia da averne due o tre a testa. Come Berlusconi, che ha avuto due mogli, senza contare le giovani e avvenenti attiviste di Forza Italia con cui prepara il Family Day nel parco di villa Certosa. Le cito qualche altro esempio da un bell’articolo di Barbara Romano su Libero. Vediamo la Lega, che fa fuoco e fiamme per la sacra famiglia. Bossi 2 mogli. Calderoli 2 mogli (la seconda sposata con rito celtico) e una compagna. Castelli, una moglie in chiesa e l’altra davanti al druido. Poi c’è l’Udc, l’Unione democratico cristiana, dunque piena di separati e divorziati. Divorziato Casini, che ha avuto due figlie dalla prima moglie e ora vive con Azzurra. Divorziati l’ex segretario Follini e il vicecapogruppo Giuseppe Drago, mentre la vicesegretaria Erminia Mazzoni sta con un divorziato. D’Onofrio ha avuto l’annullamento dalla Sacra Rota. Anche An è ferocissima contro i Dico. Fini ha sposato una divorziata. L’on. Enzo Raisi ha detto:“Io vivo un pacs”. Altro “pacs” inconfessato è quello tra Alessio Butti e la sua compagna Giovanna. Poi i due capigruppo: alla Camera, Ignazio La Russa, avvocato divorzista e divorziato, convive; al Senato, Altero Matteoli, è divorziato e risposato con l’ex assistente. Adolfo Urso è separato. L’unico big in regola è Alemanno:si era separato dalla moglie Isabella Rauti, ma poi son tornati insieme. Divorziati gli ex ministri Baldassarri (risposato) e Martinat (convivente). La Santanchè ha avuto le prime nozze annullate dalla Sacra Rota, poi ha convissuto a lungo. E Forza Italia? A parte il focoso Cavaliere, sono divorziati il capogruppo alla Camera Elio Vito e il vicecapogruppo Antonio Leone. L’altro vice, Paolo Romani, è già al secondo matrimonio: «e non è finita qui», minaccia. Gaetano Pecorella ha alle spalle una moglie e “diverse convivenze”. Divorziati anche Previti, Adornato, Vegas, Boniver. Libero cita tra gli irregolari persino Elisabetta Gardini, grande amica di Luxuria, che ha un figlio e (dice Libero) convive con un regista. Frattini, separato e convivente, è in pieno Pacs. Risposàti pure Malan, D’Alì e Gabriella Carlucci, mentre la Prestigiacomo ha sposato un divorziato. E al Family day ci sarà pure la Moratti col marito Gianmarco, pure lui divorziato.
Ecco, Eminenza, personalmente sono convinto che ciascuno a casa sua sia libero di fare ciò che vuole. Ma è difficile accettare l’idea che questi signori, solo perché siedono in Parlamento, abbiano dal ‘93 l’assistenza sanitaria per i conviventi more uxorio e vogliano negarla a chi sta fuori. E che lei Eminenza non abbia mai tuonato contro i Pacs parlamentari. Ora però non
vorrei che qualche Onorevole Pacs disertasse il Family Day per paura di beccarsi una scomunica. Perciò mi appello a lei: se volesse concedere una speciale dispensa almeno per sabato, ne toglierebbe d’ imbarazzo parecchi. Potrebbe pure autorizzarli a sfilare ciascuno con tutte le sue famiglie, magari entro e non oltre il numero di 3. Per far numero. Ne guadagnerebbe la partecipazione. Si potrebbe ribattezzare l’iniziativa Multifamily Day.

Chellelle
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Last seen: 9 anni 6 mesi fa
Iscritto: Mer, 13/02/2008 - 06:43
Marco Travaglio

Marco Travaglio

syd76rm
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Last seen: 3 anni 7 mesi fa
Iscritto: Mer, 13/02/2008 - 01:24
Marco Travaglio

L'ho visto ieri, dopo di che ha iniziato a parlare Casini e ho spento tutto.
Ciao

Chellelle
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I commenti sul caso Travaglio - Intervista a Furio Colombo

I COMMENTI SUL CASO TRAVAGLIO. INTERVISTA A FURIO COLOMBO

Link: www.articolo21.it

''E’ in ballo la libertà di espressione. Grave la posizione della Finocchiaro capogruppo PD al Senato''

di Redazione
Colombo stiamo assistendo ad un ennesimo “caso Travaglio” o in ballo c’è il mantenimento della libertà di espressione in RAI e nel resto del paese?
“C’è un caso Rai evidentemente. La RAI nel suo insieme e nelle sue articolazioni è diventata allergica alla pura e semplice idea di libertà di informazione. Ciò che viene presentata come intervista, in realtà è intesa invece come una banale conversazione. Chi va alla Rai deve sapere che ci si aspetta di attenersi ad un galateo di pudici silenzi, ovvero di parlar d’altro. O al massimo di promuovere se stessi: un libro, un film, una canzone...

Se si rompe quel galateo, esprimendo o una libera opinione o un’informazione provata, di cui si è in grado di rispondere, se necessario anche sul terreno giuridico, in questo caso scatta un sistema , prima ancora che di allarme, di costernazione: “ma come ti offriamo il microfono per fare quattro chiacchiere e metterti in mostra e tu non stai al gioco e dici un opinione che contrasta con la cultura dominante (leggi governo), oppure di permetti proporre dei fatti di cui non si deve parlare?”. Lo scandalo monta prontamente!

Vorrei far notare l’identità di situazioni fra ciò che è accaduto a me, sempre nella stessa trasmissione il 5 aprile del 2005, e ciò che è accaduto a Travaglio l’altro giorno. Era un’intervista sull’aver lasciato il posto di direzione dell’Unità. Io risposi che il mio desiderio più grande era di vivere in un mondo senza più essere governati da Berlusconi, che nella stampa internazionale è considerato “una barzelletta che cammina”. Improvvisamente, è entrata come in una situazione fantozziana la voce del direttore generale in studio, che invece di affrontare l’argomento ha chiesto a Fazio di chiamare subito Mike Buongiorno l’altro ospite, perché voleva fare un’offerta a Buongiorno per farlo ritornare alla RAI e testimoniasse quello spirito di pacificazione di cui avrebbe avuto tanto bisogno l’Italia. In ogni modo, l’intervento di Meocci pose fine alla mia intervista, nel caso avessi avuto bisogno di dire altre cose. Immagino il risultato onirico di questo intervento della voce fuori campo “tonante” del direttore generale di allora!

La cosa ha avuto esattamente lo stesso seguito. A Fazio fu imposto subito di chiedere scusa agli spettatori per gli insulti a Silvio Berlusconi e per il “livore dimostrato da Colombo”, parola inventata da Bondi e Cicchitto per definire qualsiasi critica a Berlusconi.

Si intende che questo non toglie nulla alla qualità di Fazio, che è bravo ed è stato obbligato dalla direzione generale a chiedere scusa. La scena si è ripetuta esattamente dopo che Travaglio ha citato fatti che appaiono in almeno due libri, uno dei quali pubblicato da tempo e mai oggetto di contestazione o di querela. In questo caso, l’imbarazzo di Fazio era evidente, l’intervento pesante e diretto della direzione generale si era già espressa con un comunicato, come se essa avesse il diritto di recensire le interviste.

Ma c’è un aggravante senza precedenti. Invece di stare dalla parte per la libertà di espressione, che se la usi male viene il giudice, l’opposizione, e specificamente la senatrice Finocchiaro del PD, è corsa in aiuto del presidente del Senato.

Di conseguenza, nell’Italia di oggi un solo giornalista che ha citato fatti pubblicati e finora non contestati si è trovato contro tutta la RAI, la presidenza del Senato con tutto il suo peso, e il capo dell’opposizione al Senato, presumibilmente in rappresentanza dei sentori di tutta l’opposizione.

Ora, si può star tranquilli che nessuno ci riproverà, perché è stata confermata con forza l’idea che in RAI si va solo per fare quattro chiacchiere, grati dell’invito e attenti ad evitare quell’imperdonabile maleducazione che è avere un’opinione o proporre una citazione”.

Siamo di nuovo in momento critico per la libertà di espressione. Ma è giusto “morire per Travaglio” e lasciare che la Rai vada alla deriva?
“Si tratta di libertà di espressione dell’esercizio della professione giornalistica nel suo e nel mio caso. Quando si tocca la libertà di espressione giornalistica sul servizio pubblico, si imbocca un percorso immensamente pericoloso. E’ un vero segnale di allarme.”

Non c’è il rischio che per salvare un giornalismo di “rottura”, aspro, anticonformista, si fornisca l’alibi a chi oggi governa di modificare nel profondo la RAI, di ridurre gli spazi di agibilità di quanti non sono a livello dei vari Travaglio o Santoro, di dar vita insomma ad una “normalizzazione”, come fu con l’editto bulgaro tra il 2002 e il 2006?
Ogni volta che si nota una minaccia, e in questo caso si tratta di ciò, ogni volta che si attacca un solo giornalista, occorre reagire, come si può e negli spazi ancora liberi. E lo sto dicendo ad Articolo 21 e non al Corriere della Sera, che certo non vuol sentire la mia opinione, nè da Fazio, perché lui non avrà più l’occasione di invitare né me né Travaglio. Certo, incapperà in qualcun altro che non starà al gioco e la direzione generale riprenderà a far fuoco. Nel frattempo, spero che l’opposizione avrà capito che bisogna difendere la libertà di espressione e non dare la caccia al giornalista, cosa questa che ritengo molto più grave come comportamento, di quella che è invece aspettabile da parte di chi ci governa.

Mi scandalizzano le parole usate da Luciano Violante che chiama “pettegolezzo” ciò che ha scritto un giornalista che è scortato per minacce di mafia, ovvero Lirio Abbate, il cui frammento di libro è stato citato da Travaglio. Chiamare pettegolezzo una testimonianza di mafia, mi pare inconcepibile e sta allargando in modo allarmante il “livello Bondi”, che sta diventando il parametro a cui una parte di dell’opposizione aspira ad omologarsi”.

Chellelle :twisted: "vota" per Marco Travaglio :twisted: .

panda
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Marco Travaglio

Eh caro chellelle.. mi sa che le cose stanno proprio così.. e forse sono destinate a peggiorare con il nuovo governo..
comunque acqua in bocca! certe cose ora non si possono nemmeno pensare figurarsi dirle!!

Chellelle
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Iscritto: Mer, 13/02/2008 - 06:43
Schifani querela Travaglio

Nel frattempo Renato Schifani, Presidente del Senato, lo cita in giudizio per diffamazione.

Lui, con noncalance alla Fiera del Libro .... almeno dovrà dimostrare che i fatti di cui Marco Travaglio ha parlato sono falsi e diffamatori ... certo, una causa di diffamazione analoga c'è già stata ed è stata archiviata per la "sostanziale veridicità dei fatti" ....

Siamo i piena campagna elettorale per la nomina del CDA Rai e dell'Authory Garante. AN in prima linea ....

Chellelle.

PS e non è importante il conflitto di interessi?
PPS e non è importantela libertà di informazione?

PPPS Grazie Adm per l'avatar (un disegno di Egon Schiele dei primi del novecento .... la somiglianza con Chellelle è a detta di molti impressionante)

Chellelle
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Iscritto: Mer, 13/02/2008 - 06:43
Ora d'aria, di Marco Travaglio

Ora d'aria
l'Unità, 1 maggio 2008

Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non è omonimo di colui che insultò Rita Borsellino e Maria Falcone (“fanno uso politico del loro cognome”, sic) perché erano insorte quando Berlusconi definì i magistrati “disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana”: è proprio lui. Non è omonimo dell’autore del lodo incostituzionale che nel 2003 regalò l’impunità alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a una, cioè a Berlusconi, e aggredì verbalmente Scalfaro in Senato perché osava dissentire: è sempre lui.

L’altroieri la sua elezione è stata salutata da un’ovazione bipartisan, da destra a sinistra. Molto apprezzati il suo elogio a Falcone e Borsellino e la sua dichiarazione di guerra alla mafia. Certo, se uno evitasse di mettersi in affari con gente di mafia, la lotta alla mafia riuscirebbe meglio. Già, perché - come raccontano Abbate e Gomez ne “I complici” (ed. Fazi) - trent’anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva nella Sicula Brokers, una società di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l’avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D’Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La Loggia sono ospiti d’onore al matrimonio del boss Mandalà. All’epoca, sono tutti e tre nella Dc. Poi, nel 1994, Mandalà fonda uno dei primi club azzurri a Palermo, seguito a ruota da Schifani e La Loggia. Il boss, a Villabate, fa il bello e il cattivo tempo. Il sindaco Giuseppe Navetta è suo parente: infatti, su richiesta di La Loggia, Schifani diventa “consulente urbanistico” del Comune perché - dirà La Loggia ai pm antimafia - aveva “perso molto tempo” col partito e aveva “avuto dei mancati guadagni”.

Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Villabate in quota Udeur, aggiunge: “Le 4 varianti al piano regolatore… furono tutte concordate con Schifani”. Che “interloquiva anche con Mandalà. Poi si fece il piano regolatore generale… grandi appetiti dalla famiglia mafiosa di Villabate. Mandalà organizzò tutto in prima persona. Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e La Loggia e aveva trovato un accordo: i due segnalavano il progettista del Prg, incassando anche una parcella di un certo rilievo. L’accordo che Mandalà aveva definito coi suoi amici Schifani e La Loggia era di manipolare il Prg, affinché tutte le sue istanze - variare i terreni dove c’erano gli affari in corso e penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria - fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani… Il che avvenne: cominciò la stesura del Prg e io partecipai a tutte le riunioni con Schifani” e “a quelle della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c’era”.

Domanda del pm: “Schifani era al corrente degli interessi di Mandalà nell’urbanistica di Villabate?”. Campanella: ”Assolutamente sì. Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e Schifani”. Il tutto avveniva “dopo l’arresto di Mandalà Nicola”, cioè del figlio di Nino, per mafia. Mandalà padre si allontana da FI per un po’, poi rientra alla grande, membro del direttivo provinciale. E incontra Schifani e La Loggia. Lo dice Campanella, contro cui i due forzisti hanno annunciato querela; ma la cosa risulta anche da intercettazioni. Nulla di penalmente rivelante, secondo la Dda di Palermo. Nel ‘98 però anche Mandalà padre finisce dentro: verrà condannato in primo grado a 8 anni per mafia e a 4 per intestazione fittizia di beni. E nel ‘99 il Prg salta perché il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose nella giunta che ha nominato consulente Schifani. Miccichè insorge: “E’ una vergognosa pulizia etnica”. Ma ormai Schifani è in Senato dal 1996. Prima capogruppo forzista, ora addirittura presidente. Applausi. Viva il dialogo. Viva l’antimafia.

Nel caso qualcuno si fosse perso i motivi della diatriba e della causa. Ho letto il libro dove i fatti sono citati (bellissimo, opinione personale, come tutti i libri scritti da Lirio Abbate, giornalista sottoprotezione per minacce da parte della Mafia) un pò di tempo fa. Lo consiglio a tutti ... illuminante.

Chellelle.

DrpAdmSite
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Marco Travaglio

Stucchevole la reazione di quasi tutto il mondo politico all'intervista di Travaglio, in particolare della cosiddetta opposizione, salvo pochissime eccezioni
Il problema non è delle porcate di Schifani e dei suoi compari, queste cose si possono "ovviamente" ancora scrivere, ma non si possono dire nella televisione pubblica.
Naturalmente dipende da chi le dice, se è Travaglio vanno censurate se le dice Berlusconi, Sgarbi, Ferrara, Fede, Bossi, Calderoli no-problem.
Nessuno ovviamente contesta le affermazioni di Travaglio, viene condannato il fatto che queste cose vengano raccontate al pubblico all'ora di cena, la gente comune non deve sapere che il livello politico di Schifani non è paragonabile a quello dei suoi illustri predecessori, dopo di lui potrebbe andar bene anche un lombrico o la muffa, afferma Travaglio. Marco poi si corregge, la muffa è utile perché produce la penicillina, ma aggiungo io, nemmeno i lombrichi vanno offesi perché umificando la sostanza organica del terreno svolgono una preziosa azione fertilizzante.

Chellelle
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Iscritto: Mer, 13/02/2008 - 06:43
Dario Fo: “Contro Travaglio un’azione bipartisan”

Il Regime contro la libera informazione
Dario Fo: “Contro Travaglio un’azione bipartisan”
di Dario Fo da www.dariofo.it

A proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col quale il poeta apre un suo testo:
"Le parole sono come pietre. - dice - Lanciate nello stagno producono cerchi concentrici che s'allontanano dai tonfi allargandosi fino alla riva. Quelle pietre hanno spaventato gli uccelli e i pesci che schizzano via... nessuno si cura delle rane e delle carpe colpite dai sassi. La parola muove l'acqua, creando scompiglio e sgomento. Se ne approfittano alcuni passanti che raccolgono veloci rane e pesci che galleggiano storditi."
Assomiglia un po' al cataclisma innescato da Travaglio l'altro giorno a 'Che tempo che fa'.

I commenti tratti da un libro scritto da Marco insieme a Peter Gomez ed edito un mese fa, hanno sdegnato ed anche sconvolto gli inquilini dello stagno. Perfino alcuni pesci rossi, in verità un po' sbiaditi, sono letteralmente guizzati fuori dall'acqua in una danza d'indignazione!
Ma che suono avevano quelle parole lanciate nella calma gora? E' semplice....ricordavano amicizie e frequentazioni ambigue fra l'appena eletto Presidente del Senato, Renato Schifani, e alcuni figuri di capi cosca mafiosi. Ma attenti: lo Schifani (strana onomatopeica di un nome) non s'è gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette attraverso un mezzo - la televisione - che normalmente si occupa di giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi.... Sta qui lo scandalo! In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno prodotto un'eco insopportabile.
Tant'è che Renzo Lusetti della Margherita, partito Democratico, ha urlato: "....il direttore generale Rai, Cappon, deve prendere provvedimenti concreti, cioè a dire sanzioni, interdizioni dal video...." E poi aggiunge disperato "Purtroppo la Rai non si decide mai".
S'indigna Luigi Bobba del Pd: "La televisione che fa Santoro con Travaglio è come un format (cioè a dire roba tipo Grande Fratello): essa estremizza solo un punto di vista (cioè 'Chi è quel mafioso? Che ci fa Schifani con lui?') Si vuole dimostrare una tesi, poi si monta il materiale. Risultato: danni anche politici."
Bella questa del format! Cioè chi preconfeziona un discorso e lo avalla con delle prove è un indegno mestatore!
Da cui si evince che tutti i grandi scrittori, poeti, registi di questo mondo sono manipolatori infami, furbacchioni abietti.... a partire da Dante, che scriveva pure in rima!
E' un esercito di protestatori offesi da sinistra al centrosinistra, a destra un po' a sinistra, a destra senza sinistra fino ai fasci littorio ante litteram.
Infatti alle parole di Travaglio s'è indignato perfino Ciarrapico: cinque processi, cinque condanne, oggi senatore del Popolo delle Libertà.
Ma attenti, non c'è di che farci troppo sollazzo satirico. Questo schizzare di indignati prelude a un'azione questa volta sì preconfezionata e terribile. Bipartisan.
Finalmente destra e sinistra si ritrovano coinvolte dentro a una medesima cultura: quella dell'insofferenza verso la satira e la denuncia di ogni illecito.
Qui fate attenzione, non si tratta di occasionali esternazioni prodotte da un fastidioso ronzare contestatorio.... Qui, per la prima volta, dentro tutto o quasi l'arco politico del nostro Paese si è deciso di imporre il silenzio, la pace dello spirito e soprattutto delle idee.
"Basta con l'antipolitica" come ripetono gli eletti dello stagno e le rane sopravvissute all'ultimo conflitto "eliminiamo i mestatori".
Come dice la canzone: "Silenzio. Zitti e basta di gracchiare!" Si chiude. Piantatela con le denunce non controllate, le inchieste sopra le costruzioni abusive, le accuse di appalti truccati, con concorsi dove i vincenti sono già stabiliti. Smettiamola di eccitare gli animi, soprattutto le menti dei giovani e dei pensionati, a costo di annullare qualche garanzia di libertà e persino di democrazia.
In poche parole, interriamo lo stagno. Sabbia, per favore! Via le rane, pesci e uccelli. Guai a chi gracchia e rompe il silenzio di chi governa unito.

syd76rm
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Marco Travaglio

Hanno confermato, se ce ne fosse stato il bisogno, che gli schieramenti sono uguali e non alternativi come dice topo gigio. L'alternativa è un' altra, mandarli via TUTTI e fare noi. ciao

Chellelle
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Marco Travaglio

syd76rm ha scritto:
Hanno confermato, se ce ne fosse stato il bisogno, che gli schieramenti sono uguali e non alternativi come dice topo gigio. L'alternativa è un' altra, mandarli via TUTTI e fare noi. ciao

Ciao Syd,

come vedi come le questioni che ponevi nell'altro post sono ampiamente sotto controllo (per quel che si può).

Lui (Travaglio) ha scritto un libro ("Inciucio") in cui parla anche di questo.

Lui (Travaglio) nell'intervista a Che tempo fa lo dice chiaro e tondo che si aspetta quella reazione e che il PD non vuole trattare certi argomenti.

Mi meraviglio della Finocchiaro, anche se il suo comportamento durante la campagna elettorale in Sicilia già mi aveva fatto pensare.

E' in corso l'ennesimo attacco alla libertà di informazione. Già è poca, se poi mi tolgono anche Travaglio .... beh ..... io non ci stò.

Mandarli via .... un discorso in corso e complicato, saranno loro a fare la legge elettorale, hanno comunque il consenso di una larga fetta degli elettori (questo dicono le elezioni: PdL + PD = maggioranza assoluta qualificata) e tutta l'intenzione di non disturbarsi e di mantenersi nel tempo come sistema autoreferenziale.

Mi preoccupa il calo di attenzione sulla legge elettorale, come se non fosse più necessario (vorrei chiedere un parere al Prof. Guzzetta, diciamo il padre del referendum sulla legge elettorale, sul come siamo messi, quali ipotesi percorribili e quan'altro ..... se riesco faccio una vera e propria intervista per www.conchidortos.it .... se vi può interessare).

Chellelle

Chellelle
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Disallineamento dell'informazione

Link: www.articolo21.it

CRONACA E INFORMAZIONE
Italiano aggredisce e violenta rumena. Aspettiamo tg, gr e giornali...

di Onofrio Dispenza
La notizia è questa : a Roma, una giovane rumena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano. La ragazza faceva le pulizie in un call center. Ad aggredirla alle spalle è stato il convivente della responsabile della cooperativa dove la giovane rumena lavora. Maria - chiamiamola così - aveva appena iniziato a fare le pulizie quando il suo violentatore l'ha aggredita.

Minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Dopo la violenza, Maria ha chiesto aiuto in un bar vicino, è arrivata la polizia, l'aggressore è stato facilmente individuato ed arrestato. Questa la notizia. Adesso aspettiamo, vogliamo vedere quanto spazio avrà nei tg, nei gr e nei giornali che troveremo domani in edicola.

Una ragazza rumena violentata da un italiano, non una italiana violentata da un rumeno. Si accettano scommesse sullo spazio che sarà riservato alla notizia di Roma. Se finirà come pensiamo, chiediamo scusa a Maria.

Un esempio di disallineamento dell'informazione, sul quale si può anche parlare della numerosità della casistica ma che alla fine è andato esattamente come pensava il giornalista (anche a causa del mega blitz in territorio nazionale).

Chellelle :idea: .

PS tengo a precisare che non esprimo nessun giudizio negativo nei confronti dell'operazione portata avanti in questi giorni ne che nego che esiata un problema llegato alla sicurezza ....

Chellelle
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Dal Corriere sul palinsesto di RaiTre

Il caso
Da Pd e Italia dei valori critiche al palinsesto Rai

Protesta video del Tg3: «Primo piano e news cancellati dalla satira»
Duro comunicato: ha deciso un cda in uscita

ROMA—Sullo schermo appare la sigla del Tg3 sera. Un fermo immagine, una scritta: «Cancellato». Bianca Berlinguer presenta «Primo Piano», altro fermo immagine. Stessa scritta: «Cancellato». Il Tg3 dichiara guerra al piano aziendale che sostituisce la fascia informativa di seconda serata, da sempre attribuita alla testata diretta da Antonio Di Bella, con il «progetto satira» di Serena Dandini. Un talk show satirico di 40 minuti dalle 23.20 in poi.

La protesta del Tg3 arriva con un video-comunicato sindacale durissimo verso i vertici dell’azienda: «Da ottobre al posto di quei due appuntamenti ci sarà una striscia di intrattenimento. Tg3 e Primo Piano, che da dieci anni occupano la seconda serata di Raitre, saranno spostati a notte fonda. Questo ha deciso il Consiglio Rai, alla fine del suo mandato. Come ultimo atto non esita a ridimensionare drasticamente l’informazione della testata. Un piano respinto da tutta la redazione del Tg3».

Una battaglia Raitre-Tg3 non si era mai vista a Saxa Rubra. Soprattutto contro un vessillo della rete come Serena Dandini. È l’inedita lotta tutta intestina in un territorio che da sempre appartiene all’area del centrosinistra. Ma il piano del consiglio di amministrazione (votato all’unanimità, inclusi i rappresentanti del centrosinistra, da sempre convinti sostenitori del Tg3) è troppo duro da digerire per il Tg di Antonio Di Bella con lo spostamento alla fascia notturna (verso mezzanotte per un’ora e mezzo) del blocco di approfondimento giornalistico Tg3-«Primo piano».

Il direttore della testata ha chiesto al direttore generale Claudio Cappon il congelamento del piano e il suo «ripensamento » fino al gennaio 2009, sollecitando lo stesso trattamento adottato per il Tg1. Infatti anche il tg diretto da Gianni Riotta è in allarme per la soppressione di Tv7 del venerdì sera e la nascita di una prima serata il mercoledì. Il Tg1 notte, abolito in una prima versione del piano, è stato reinserito: Di Bella chiede «par condicio» con la testata maggiore. Martedì prossimo è prevista l’assemblea generale di tutti i Comitati di redazione della Rai. Mercoledì il Cdr del Tg3 invece incontrerà l’azienda, quasi certamente il direttore generale Claudio Cappon.

Ma è impossibile immaginare un ripensamento. È sicuro che il Cda di giovedì incaricherà il vicedirettore generale Giancarlo Leone di presentare in questa versione i palinsesti agli utenti pubblicitari nella kermesse che quest’anno sarà organizzata a Sankt Moritz. La logica del piano, dal punto di vista dei vertici, è chiara: basta con la sovrapposizione dei generi nelle stesse fasce orarie. Per spiegarci: se c’è Vespa su Raiuno, perché proporre anche «Primo Piano » su Raitre? Lo spostamento del Tg3 sera e di «Primo piano» ha provocato reazioni politiche. «Spostare a notte fonda Tg3 e "Primo piano"? Anche questo si può fare!», ironizza Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori. Roberto Cuillo del Pd parla di «scelta incomprensibile e fuori luogo, si tratta di due agili e importanti strumenti di informazione».

Paolo Conti
17 maggio 2008

Chellelle
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Marco Travaglio

Ciao a tutti.

Marco Travaglio, in ogni caso, continua a stare in TV. Secondo voi è plausibile che stia cercando di diventare un personaggio mediatico? Il meccanismo non sarebbe nemmeno tanto difficile. Diventa un personaggio mediatico, diventa venditore di best seller e la verità, tutto d'un canto, diventa quella che dice Travaglio perchè passa dalla TV.

Naaaaaahhhhh.

Tutto il trambusto, in ogni caso, è già finito, fatti salvi i fenomeni marginali come MicroMega (non perchè non sia importante ... ma chi legge MicroMega? ... i matti, quelli che non hanno un cuore, quelli che viaggiano a lungo, quelli incazzati .... gentaglia insomma, in mezzo alla quale ci sono anche io). Bello no? Per Travaglio si tratta di ordinaria amministrazione. E' abituato da anni a scrivere grosse verità (i due più belli sino proprio Il venditore di Fiori e L'odore dei soldi di Travaglio e Veltri) e non vederle sortire effetto.

Io non mi abituo. Ieri sera ho fatto un giro sulla rete per vedere che cosa succedeva se mettevo a cercare su google le parole che seguono:

soru l'unità

Facile no? La ricerca rimanda una lunga lista ..... il Sole, Repubblica e il Corriere (i maggiori giornali italiani?) riportano la notizia in un trafiletto veloce. La notizia: il Governatore compra l'Unità. Il fatto in sè: stato di crisi, acquisto, fondazione e quant'altro. Sulla Repubblica è nella sezione economia e io mi domando: ma mi stanno prendendo per il culo?

Poi gli interventi: Comitato di Redazione (contenti, chiedono in questi mesi il Codice dei valori per il problema dell'indipendenza), Veltroni (continuità e solidità dell'imprenditore .. si dimentica che è il Governatore .... Walter! E' il Governatore, dillo che è il Governatore! ... niente, era lui il Direttore, è in conflitto anche lui ..... Presidente del Consiglio Ombra), sindacati.

Poi becco La Nuova Sardegna, due pagine di articolo, dettagliato. Ma loro se non ricordo male lo attaccano dalla mattina alla sera. Riporta anche la dichiarazione del "non so che cosa" (il Presidente che mi ricordi) dei giornalisti italiani sulla possibile necessaria vigilanza. Nella seconda pagina, dopo una bella descrizione, IdV dritti al punto: è un problema di scelte. Se sei il Governatore non puoi farlo. AN richiama il palese conflitto di nteressi del Governatore che si aggiunge ad altri e ne profetizza la fine della carriera politica proprio per questo motivo (quanto è vero che non si guarda mai alla trave nell'occhio :roll: ) ... un paio di partitini a seguire (ma dalla prossima volta credo che saranno ripopolati di voti ... è evidente).

Lo stato dell'informazione .....

Chellelle :arrow: .

DrpAdmSite
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Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
[Travaglio] Ecco perchè non tiferò per l'Italia

Il reato è prescritto e amnistiato perché il colpevole ha vinto la coppa.

Marco Travaglio – su Il Fatto Quotidiano del 01/07/2012 ha scritto:

Travaglio: "ecco perchè non tiferò per l'Italia". 

Siccome la mamma dei cretini è sempre gravida, c’è chi – soprattutto gli onanisti di twitter, più un insettucolo diRadio24 e un tal Macioce del Giornale – continua a menarla sul fatto che tifo contro gli “azzurri” agli Europei. Non mi riferisco a chi ci scherza sopra, com’è giusto che sia (tipo la banda delMisfatto), ma a chi replica con argomenti seriosi, patriottici, nazionalistici: tifare contro la Nazionale di calcio sarebbe disfattismo, tradimento, intelligenza col nemico teutonico. Se è per questo ho tifato pure per Spagna, Croazia, Irlanda e Inghilterra quando giocavano contro l’Italia. Invece ho tifato per l’Italia in altri tempi, quando a simboleggiarla erano i Bearzot, gli Zoff, i Trap. Anche allora c’era qualche furbetto coinvolto in scandali, tipo Rossi nel 1982: ma avevano pagato il conto con la giustizia. Ora invece, si usano le vittorie sportive (anche quelle meritate, come controla Germania) per chiudere altre partite senza neppure aprirle: quella del calcioscommesse, che al rientro dei nostri eroi in mutande sfocerà nei deferimenti di club di serie A e di parecchi giocatori, forse anche azzurri; e addirittura quella della politica e dell’economia europea, con una ridicola, puerile, penosa ricerca di vendetta su paesi più virtuosi del nostro.Tipola Germania della Merkel. Io vorrei sapere, che si vinca o si perda, cos’è quel milione e mezzo versato da capitan Buffon a un tabaccaio di Parma. Vorrei sapere quali e quanti dirigenti e calciatori coinvolti nell’inchiesta di Cremona per essersi venduti le partite in barba ai tifosi e alla lealtà sportiva, sono colpevoli o innocenti. E vorrei che i colpevoli fossero radiati e condannati. Nessuna vittoria all’Europeo può cancellare lo scandalo. E invece c’è chi confonde i piani. È bastato che Buffon parasse tutto ai tedeschi perché Capezzone, disperso da mesi, rialzasse il capino e intimasse non si sa a chi né perché di “chiedere scusa a Buffon”. È bastato un paio di partite vinte perché tutti si scordassero che uno dei nostri eroi, Bonucci, è indagato nel calcioscommesse. Era già accaduto nel 2006, col Mondiale vinto un mese dopo Calciopoli: la coppa diventò un aspersorio per benedire e assolvere mediaticamente i ladroni con l’Operazione Amnesia, che ha la stessa radice di Amnistia. La stessa magliarata si sta tentando ora nel campo della politica. Per vent’anni ci siamo fatti governare, salvo rare parentesi ed eccezioni, da delinquenti e/o pagliacci che ci han portati al fallimento. Poi un provvidenziale colpo di palazzo orchestrato più a Berlino, Bruxelles e Francoforte che a Roma, ha messo su un governo tecnico guidato da una persona seria, almeno più seria di chi c’era prima, costringendo un Parlamento indecente ad appoggiarlo per paura delle elezioni. Ora son bastati sei mesi di travestimento, il loden al posto della bandana e del toupet, i prof al posto delle mignotte, per farci dimenticare che razza di paese siamo e chi abbiamo eletto per tutti questi anni, mentre l’odiata Germania si faceva governare dagli Schroeder e dalle Merkel. Ora è passata addirittura l’idea che il nostro debito pubblico e tutti gli altri guai dipendano dalla linea dura della Merkel. Piegata la quale torneremmo nel Regno di Saturno. Ma se, rispetto ai tedeschi, il nostro stato sociale fa schifo, spendiamo la metà in ricerca e sviluppo, i nostri operai guadagnano la metà, abbiamo il debito pubblico al 122% del pil contro l’82, il pil a -1,9% contro il + 0.8, il tasso sul debito al 5,7 contro l’1,6, l’inflazione al 3,2 contro il 2,1, la disoccupazione al 10,2% contro il 6,7, le esportazioni a picco mentre in Germania crescono, continueremo ad averli anche se abbiamo battutola Germania a pallone. Non è colpa della Merkel, ma di chi ci ha governati e di chi l’ha votato. E non c’è gol azzurro che possa cancellare queste colpe. Dicono chela Merkel non va perché “fa gli interessi dei suoi elettori”. Ecco: vorrei anch’io poter accusare un premier italiano di fare gli interessi dei suoi elettori.

 

 

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