Piergiorgio Odifreddi

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Piergiorgio Odifreddi

Piergiorgio Odifreddi (1950) ha studiato matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, e insegna Logica presso l’Università di Torino e la Cornell University. Ha pubblicato tra l’altro Classical Recursion Theory (North Holland, 1989 e 1999) e La matematica del Novecento (Einaudi, 2000). Collabora con "la Repubblica". Ha vinto il Premio Galileo dell’Unione matematica italiana nel 1998, e il Premio Peano della Mathesis nel 2002. "In principio Dio creò il cielo e la terra": parte proprio dall'inizio Piergiorgio Odifreddi in questo suo viaggio dentro le Scritture e lungo i due millenni di storia della Chiesa. Come cittadino e uomo di scienza egli dichiara che il Cristianesimo ha costituito non la molla del pensiero democratico e scientifico europeo, bensì il freno che ne ha gravemente soffocato lo sviluppo. Il Cristianesimo in generale, e il Cattolicesimo in particolare, non sono (soltanto) fenomeni spirituali, ma interferiscono pesantemente nella vita civile di intere nazioni. L'anticlericalismo, oggi, è più una difesa della laicità dello Stato che un attacco alla religione della Chiesa. Odifreddi guida i lettori alla scoperta dei miti e delle superstizioni per dare alla Ragione ciò che è della Ragione. In fondo, e anche per principio, l'ateismo non è una fede.

Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici- Piergiorgio Odifreddi ha scritto:
A CRISTIANI E CRETINI Cristo e` la traslitterazione del termine greco christos, « unto », scelto dalla Bibbia dei Settanta per tradurre il termine ebraico mashiah, « messia », col quale l’Antico Testamento indicava colui che doveva venire a restaurare il regno di Israele. Tra i tanti sedicenti Cristi o Messia della storia, i Vangeli canonici identificano il loro con Gesu`: a sua volta la traslitterazione di Ye(ho)shua, « Dio salva » o « Dio aiuta », un nome comune ebraico che secondo Matteo fu suggerito in sogno a Giuseppe da un angelo perche´ il figlio di Maria « avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati ». Cristiano, che ovviamente significa « seguace di Cristo », nella tradizione evangelica sta dunque a indicare « seguace di Gesu` », secondo un uso che gli Atti degli Apostoli fanno risalire alla comunita` di Antiochia. Col passare del tempo l’espressione e` poi passata a indicare dapprima una persona qualunque, come nell’inglese christened, « nominato » o « chiamato », e poi un poveraccio, come nel nostro povero cristo. Addirittura, lo stesso termine cretino deriva da « cristiano » (attraverso il francese cre´tin, da chre´tien), con un uso gia` attestato dall’Enciclopedia nel 1754: secondo il Pianigiani, « perche´ cotali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perche´, stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti ». L’accostamento tra Cristianesimo e cretinismo, apparentemente irriguardoso, e` in realta` corroborato dall’interpretazione autentica di Cristo stesso, che nel Discorso della Montagna inizio` l’elenco delle beatitudini con: « Beati i poveri in spirito, perche ´ di essi e` il Regno dei Cieli », usando una formula che ricorre tipicamente anche in ebraico (anawim ruach). In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo. Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perche´, come insegna la statistica, meta` della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed e` dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini. Benche´ perfettamente soddisfacente nelle sue conclusioni, la critica etimologica sarebbe pero` facilmente rimuovibile da coloro che trovassero la sua argomentazione troppo debole: in fondo, in quanto Europei (dal greco eurys ops, « faccia larga ») siamo anche letteralmente dei « faccioni », ma questo non ci basta per dedurre che allora abbiamo tutti un’espressione cretina e dunque come Europei non possiamo non dirci Cristiani (anche se qualcuno l’ha fatto, con argomenti non molto piu` articolati). Se vogliamo arrivare in maniera convincente alle stesse conclusioni, e cioe` che il Cristianesimo e` indegno della razionalita` e dell’intelligenza dell’uomo, dovremo allora caricarci sulle spalle la Bibbia (dal greco biblia, « libri ») e percorrere la via crucis di una sua esegesi: non soltanto dei Vangeli (dal greco eu angelion, « buon messaggio » o « buona novella »), ma anche di cio` a cui essi si sono ispirati in precedenza, e che hanno a loro volta ispirato in seguito, dal Genesi al Catechismo. Cosı` come, se volessimo dimostrare che il Cristianesimo ha costituito non la molla o le radici del pensiero democratico e scientifico europeo, bensı` il freno o le erbacce che ne hanno consistentemente soffocato lo sviluppo, dovremmo turarci il naso e ripercorrerne la storia maleodorante del sangue delle vittime delle Crociate e dei fumi dei roghi dell’Inquisizione. E per evitare che quella storia si potesse troppo facilmente dismettere come « cosa d’altri tempi », dovremmo ricordare che anche la nostra epoca ha le sue crociate e le sue inquisizioni: perche´ conquistare i pozzi di petrolio dei Musulmani, o fare referendum contro le biotecnologie, non e` troppo diverso dal liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli, o processare l’eliocentrismo. Soprattutto quando il Dio che « lo vuole » o « e` con noi » o e` lo stesso il cui nome, oltre a essere invocato nelle chiese, si incide sulle fibbie naziste e si stampa sui dollari statunitensi. Non si tratta, naturalmente, di fare di ogni erba un fascio, benche´ la Chiesa Cattolica sia riuscita nel Novecento a fare con ogni fascio un concordato. Terremo dunque distinte le posizioni delle varie denominazioni del Cristianesimo, ma ci concentreremo naturalmente sul Cattolicesimo: non certo per le sue immaginarie pretese di costituire la varieta` autentica della religiosita` cristiana, bensı` per le sue reali capacita` di condizionare la vita politica, economica e sociale delle nazioni del Sud Europa e del Sud America (non a caso, le piu` arretrate dei loro continenti). In fondo, e` proprio perche´ il Cristianesimo in generale, e il Cattolicesimo in particolare, non sono (soltanto) fenomeni spirituali, e interferiscono pesantemente nello svolgimento della vita civile di intere nazioni, che i non credenti possono sempre rivendicare il diritto, e devono a volte accollarsi il dovere, di arginare le loro influenze: soprattutto quando, come oggi, l’anticlericalismo costituisce piu` una difesa della laicita` dello Stato, che un attacco alla religione della Chiesa. In condizioni normali, una tale difesa sarebbe naturalmente compito delle istituzioni e dei rappresentanti del popolo. Purtroppo, pero`, questi sono invece tempi anormali e anomali, in cui presidenti, ministri e parlamentari fanno a gara per genuflettersi di fronte a papi, cardinali e vescovi, e ricevono man forte dagli apostati non solo del Comunismo e del Socialismo, ma addirittura del Risorgimento. A testimonianza bastera` ricordare, da un lato, i reciproci salamelecchi tra i presidenti Sandro Pertini e Carlo Azeglio Ciampi e i pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (per non parlare delle invocazioni alla Madonna nei discorsi di insediamento di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale il 28 maggio 1992 e di Pier Ferdinando Casini a Montecitorio il 31 maggio 2001); dall’altro lato, la presenza di Massimo D’Alema e Walter Veltroni in piazza San Pietro il 6 ottobre 2002, alla cerimonia di beatificazione di Josemarı´a Escriva´ de Balaguer, fondatore della famigerata Opus Dei. Tocca dunque ai cittadini comuni doversi far carico della difesa del laicismo (da laos, « popolo », e laikos, « popolare »), per ovviare alle deficienze dei loro rappresentanti. E, nella fattispecie, tocca a un matematico farsene carico, per ovviare questa volta alle deficienze dei filosofi. Soprattutto di quelli che a parole si dichiarano laici, ma nei fatti risultano essere piu` papisti del papa: un’impresa olimpica, tra l’altro, visti i papi che corrono. E naturalmente un matematico non poteva non fare omaggio, almeno nel titolo, al piu` illustre dei suoi predecessori: il Bertrand Russell di Perche´ non sono cristiano, che nel 1957 fece il controcanto al Perche´ non possiamo non dirci cristiani di Benedetto Croce (Laterza, Bari, 1943). Ovvero, ogni epoca ha non solo i suoi filosofi collaborazionisti, ma anche i suoi matematici resistenti. L’assonanza col motto di Søren Kierkegaard non possiamo essere cristiani e` invece soltanto pura omofonia: sta infatti a indicare non la supposta inadeguatezza del fedele, che gli impedirebbe di raggiungere un autentico rapporto personale con Cristo, ma la dimostranda assurdita` della fede cristiana stessa, che pretende di continuare a propinare all’uomo occidentale contemporaneo stantii miti mediorientali e infantili superstizioni medioevali. Andiamo dunque insieme alla scoperta di questi miti e di queste superstizioni, per mostrare candidamente che non tutto va per il meglio nella (sedicente) migliore delle fedi possibili. Se poi i panglossiani « credini » e « iddioti » manterranno ottimisticamente il loro Credo e il loro Iddio, saremo tutti felici: in fondo, e anche per principio, l’ateismo non e` una fede, e non fa opera di sconversione. Rivendica soltanto, cristianamente, di poter dare alla Ragione cio` che e` della Ragione. E non dimentica, volterrianamente, che bisogna coltivare anche il proprio giardino, e non soltanto quello dell’Eden.

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Avvincente

Qualche brano di quest'avvincente lettura.

Quote:
Se la Bibbia fosse un'opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella?
E come mai trabocca di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?

Quote:
E l'uomo creò Dio a sua immagine e somiglianza

Charles Darwin ha scritto:
«Non dobbiamo trascurare la probabilità che il costante inculcare la credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un effetto così forte e duraturo sui loro cervelli non ancora completamente sviluppati, da diventare per loro tanto difficile sbarazzarsene, quanto per una scimmia disfarsi della sua istintiva paura o ripugnanza per il serpente.»

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Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
Piergiorgio Odifreddi

Ho finito di leggere questo saggio, è utile a tutti, è piacevole e ben scritto, non fa cambiare le proprie convinzioni religiose.
Il credente ne uscirà probabilmente più motivato a migliorare la propria fede, chi non crede sarà ancora più intransigente.
Su una cosa alla fine tutti saranno d'accordo, le guerre, la situazione in medi-oriente, il terrorismo nascono tutti dalle questioni "religiose" non risolte, tutti i libri "sacri" grondano sangue e vogliono sangue; Gerusalemme città "santa" è la chiave di tutte le guerre. Ogni religione pretende di essere esclusiva sulle altre, non è ammissibile un punto comune, la sintesi è il conflitto all'ultimo sangue.
Perché i credenti si scannano? Perché tutte le credenze si basano su concetti fasulli, eterei, basati su leggende antiche rimaneggiate alla bisogna, in nessun modo provabili e ragionevoli.
Se a dirimere le questioni fossero le persone non di fede ma di ragione, probabilmente non ci sarebbero conflitti, la scienza, la fisica, la matematica non ammettono dogmi, il bianco è bianco e il nero è nero.
Perché dobbiamo credere in qualcosa che non capiamo.

DrpAdmSite
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Piergiorgio Odifreddi

In questi giorni Odifreddi è stato accusato sommariamente di essere il mandante, o quanto meno l'ispiratore delle minacce a Bagnasco, quindi scrive un chiaro articolo di solidarietà.

Quote:
Odifreddi e la solidarietà a Bagnasco

Dopo la lettera con un proiettile ricevuta venerdì da monsignor Bagnasco, che fa seguito alle scritte sui muri delle ultime settimane, il cardinal Bertone ha ieri chiesto all’Italia di non lasciar solo il destinatario di queste minacce. Napolitano ha fatto subito sentire la sua voce.

Per quanto possa valere, vorrei comunicare al presidente della Cei la mia completa solidarietà personale: come ogni intellettuale, infatti, ritengo che le dispute ideologiche vadano affrontate con le armi della logica tipiche della dialettica democratica, e non con lalogica delle minacce e delle armi alla quale appartengono le missive con le pallottole, tipiche invece di una dialettica mafiosa che finora aveva infestato soltanto i mondi economico e politico, ma che evidentemente sta ormai invadendo persino quello culturale.

Questa mia posizione, oltre che sincera, è anche ovvia: o, almeno, così dovrebbe essere. E invece, da alcune parti, si punta il ditocontro gli intellettuali che criticano le posizioni della Chiesa.: «dalle loro posizioni gli estremismi traggono il loro alimento», sostengono politici come Gerardo Bianco e Luca Volontè, indicando anche il mio nome tra quelli degli imputati.

lo confesso, naturalmente, di aver pubblicato da un paio di mesi un libro intitolato “Perché non possiamo essere Cristiani (e meno che mai Cattolici)” nel quale mi studio di persuadere, «a cuor sincero e con fede non finta», che la Bibbia è in contrasto con la scienza in particolare, e con la ragione in generale. E sapevo fin dagli inizi che così facendo sarei incorso nelle censure dei verticiecclesiastici e nelle recensioni urlate della destra, da “Il Giornale” a “Il Foglio”, mentre a sinistra avrebbe in massima parte risposto un imbarazzato (e imbarazzante) silenzio. Anche se non sospettavo che la refrattarietà del mondo cattolico alla critica si sarebbe spinta fino a richiedere il boicottaggio delle mie conferenze, dalle interpellanze comunali (prima quella di Forza Italia del 7 marzo a Sesto San Giovanni) al volantinaggio (ultimo quello dei ciellini del 28 aprile a Crema).

Tutto questo fa però parte di un confronto intellettuale, per quanto duro. Le accuse di Bianco e Volontè, invece, passano il segno:cancellando la differenza tra le opinioni articolate e i fatti sommari, arrivano addirittura a equiparare un libro a un attentato, eil suo autore a un mandante. Naturalmente, sarebbe inutile lanciare appelli ai sicuramente anonimi, e probabilmente ottusi, imbrattatori di muri e mittenti di pallottole: l’unica azione sensata è scovarli e condannarli. Speriamo invece che non sia inutile richiamare certi politici e giornalisti, chiedendo loro di smettere di contrapporre alle argomentazioni gli insulti, e di incominciare ad affrontare nel merito il dibattito sul rapporto non solo tra scienza e fede, ma anche tra Stato e Chiesa.

Ribadisco a chiare lettere, e a scanso di equivoci, che monsignor Baagnasco ha naturalmente tutti i diritti di esternare come megliocrede la sostanza delle idee sue e della Chiesa: anche nella forma più controversa per la quale sembra avere un dono particolare, come ha sistematicamente dimostrato dal Festival della Scienza di Genova dello scorso ottobre («programma troppo laicista, non ci vado») alla controversia sui Dico di pochi giorni fa (quando ha detto che avrebbero aperto le porte all’incesto e alla pedofilia).

Ognuno ha il diritto di dire cosa vuole e come preferisce, e di essere contestato senza dover subire minacce e intimidazioni: dunque, per quanto mi riguarda, ripeto che di fronte alle minacce e alle pallottole il monsignore non è solo. Ma questo non deve fermare il diritto di critica alle sue affermazioni.

maria luisa
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Iscritto: Lun, 28/05/2007 - 23:12
Davvero interessante...

... Perchè quando uno scritto, dalle prime righe che leggo mi fa girare le scatole, allora è segno che devo andare fino in fondo.
Dinari non de ispendo adm, solitamente prendo i libri in biblioteca o me il faccio prestare. Siccome sono testarda e barrosa e uno che non ha fatto forse neanche esperienza della mia fede mi da della cretina, mi incuriosisce capire i fondamenti, oltre che etimologici, anche logici di questa sua affermazione. Insegna logica quindi non dovrebbe essere un problema capire l'impianto della sua tesi... Ti farò sapere... :wink:
Ieri sera ho iniziato "la vedova scalza" di Niffoi. Perdonate la papera, l'ho chiamato Mannuzzu, ma in Campidanu a su notte sa "basca"coghedeeee... :oops:

DrpAdmSite
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Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
Piergiorgio Odifreddi

Intervista di Giorgio Pisano a Piergiorgio Odifreddi, naturalmente non poteva mancare la solita e banalissima domanda: "Ma lei ha mica subito traumi infantili?".

Il matematico Odifreddi, storia di un ateo felice
di GIORGIO PISANO
Ha venduto centocinquantamila copie di un libro che sembra destinato a pochi, dubbiosi e infelici. Titolo: Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). La trama è concentrata in un cortese dilemma di copertina: se la Bibbia fosse un'opera ispirata da un Dio, non dovrebbe essere corretta, coerente, veritiera, intelligente, giusta e bella? E come mai trabocca invece di assurdità scientifiche, contraddizioni logiche, falsità storiche, sciocchezze umane, perversioni etiche e bruttezze letterarie?
In attesa di trasferirsi in quello temuto dai credenti, uno che dice cose così dovrebbe andare all'inferno subito. Soprattutto in Italia. Nell'Italia dei Patti lateranensi, di Sua Santità Benedetto XVI, di quell'arguto vecchietto che è il cardinal Ruini e del suo degnissimo successore Angelo Bagnasco.
Casomai affiorasse il dubbio che si tratti del solito indecente libercolo anticlericale (per usare le parole del critico Aldo Grasso), magari di stampo paracomunista, va detto immediatamente che l'autore inserisce tra i nuovi farisei Massimo D'Alema e Francesco Rutelli. E che all'idea di iscriversi al Partito democratico farebbe felicemente harakiri.
Ma allora chi è Piergiorgio Odifreddi? Nella versione dottor Jeckyll è un effervescente professore dell'università di Torino. Cinquantasette anni, niente figli, ordinario di Logica matematica, insomma uno che ha la seconda casa in un altro pianeta, lontanissimo dalla sofferente Italietta quotidiana. L'altra faccia, quella di mister Hyde, appartiene a un neo-illuminista, gonfio di idee eversive con l'aggravante di un'intollerabile improntitudine: metterle per iscritto. E venderle. Il suo libro precedente ( Il matematico impertinente ) ha incassato centomila copie. Questo per dire che era da tanto che ci provava, che andava a miccia corta a un passo dal barile della dinamite.
Adesso che ha fatto boom (e che tutti vogliono intervistarlo, tutti lo invitano a dibattiti e convegni), lui conserva l'aplomb dell'accademico che non dà tanta confidenza. Nel tempo libero («ne avessi»), suonicchia il piano, legge moltissimo, viaggia in tutto il mondo. Non si tratta, a ben vedere, degli stessi hobby di un metalmeccanico ma Odifreddi non fa nulla per sembrare un lider maximo de noantri con gusti semplici e passioni da curva sud. Magari in vista di una futuribile discesa in campo.
Perché non possiamo essere cristiani eccetera eccetera ha raggiunto per qualche settimana il primo posto nelle classifiche di vendita. Ma ha soprattutto fatto sbavare di rabbia Giuliano Ferrara e il suo quotidiano diocesano Il Foglio, annichilito di furore L'Avvenire che - tra vedere e non vedere - l'ha stroncato prima che uscisse, in via preventiva. Segnali come questi sono più che sufficienti per incuriosire, spingere all'acquisto del libro, osservare da vicino questo distaccato signore che, in una repubblica fondata sul lavoro e con la partecipazione straordinaria del Vaticano, si permette di analizzare e bocciare i libri sacri del Cristianesimo, liquidare come inutile e bugiarda la Chiesa di Roma ma nel frattempo ringraziare che dal balcone di San Pietro si affacci il cardinale Joseph Ratzinger nelle vesti di Benedetto XVI. Cioè un pontefice che ci va pesante, senza dolcificanti e ammorbidenti per tranquillizzare i milioni di don Abbondio che stanno sotto, speranzosi e angosciati.
Professor Odifreddi, cosa provoca il successo?
«In qualche modo cambia la mia vita ma, quel che conta, accelera la mia corsa verso la pensione».
Governo permettendo.
«Dopo una vita all'università, approfitto della possibilità offerta dalla legge».
Il bello e il brutto della notorietà.
«Intendiamoci, io non sono Benigni che, poveretto, non può nemmeno uscire per mangiare un gelato. Succede che per strada mi riconoscono, e mi fa piacere; succede che mi incoraggino: vada avanti, professore».
Insulti?
«Finora no. Tutti quelli che ho collezionato sono arrivati a mezzo stampa».
Perché un matematico studia la Bibbia?
«La Scienza e la Religione si pongono le stesse domande ma offrono risposte diverse. Mi piaceva l'idea di analizzare il sacro, il mistero, il senso segreto della fede».
Mai avuto un prete per amico?
«Ce l'ho ancora: fa parte della squadra che scrive i discorsi per il Papa. Ho anche un ottimo rapporto col cardinale Silvestrini».
Dica la verità, lei è stato chierichetto e ha traumi infantili.
«Dietro i miei libri non c'è la risposta a traumi infantili. Il chierichetto? Certo che l'ho fatto. Da bambino avevo anche una mezza idea di diventare Papa. È che si cresce, o almeno si dovrebbe».
Si spieghi.
«Per un bambino credere alla religione è un fatto naturale. Altrettanto naturale è che verso i 13-14 anni ci si allontani da questa visione del mondo per abbracciare tematiche esistenziali. A 20 normalmente si diventa uomini e si mandano in soffitta esistenzialismi e religioni».
Aldo Grasso ha definito il suo libro un ignobile libercolo.
«Dubito che l'abbia letto. Ammetto di aver fatto qualche battuta di dubbio gusto, ammetto di essere stato provocatorio ma vorrei una stroncatura sulle cose che ho scritto, non sul niente».
Tutto il libro è in salsa ironica: non poteva essere appena appena più asettico?
«È un fatto personale, io sono fatto così. Credo che un po' di sberleffi alla religione facciano bene: si prende troppo sul serio. Il dileggio può essere terapeutico».
Lei è felicemente ateo.
«Esatto. Ho smesso di credere da adolescente, poi ho attraversato la fase di odio anticlericale e infine ho deciso di pormi il problema. La fase dell'odio è tipica di quelli che abiurano: il mondo politico è affollato di tipi così».
Negare l'esistenza di Dio significa, in un certo senso, ammetterla.
«Guardi, se è solo per questo, non credo neppure all'esistenza degli unicorni. Siamo davanti a un sofisma. L'ateismo è la condizione naturale dell'uomo. Tra l'altro, mi piacerebbe sapere qual è la fede giusta».
Lei scrive che teocon e ciellini sono i nuovi farisei.
«I farisei, ossia quelli che fiancheggiano la religione senza crederci ma solo per motivi di opportunità e interesse, sono davvero tanti. Massimo D'Alema è un esempio fulgido di nuovo fariseo: per conquistarsi la benevolenza del Vaticano ha partecipato perfino alla cerimonia di beatificazione del fondatore dell'Opus Dei, ovvero di un prete reazionario e franchista».
D'Alema è solo?
«Nel nostro governo, sedicente di sinistra, penso ai Fioroni, ai Rutelli, ai Mastella. Fosse per me, li processerei per alto tradimento».
Reato?
«Doppio lavoro: ministri di una repubblica laica e, nello stesso tempo, sagrestani del Pontefice».
Quali sono, secondo lei, le contraddizioni più evidenti del cattolicesimo?
«Predicare l'amore e fondarlo su un libro, la Bibbia, che trasuda odio. Sempre nella Bibbia sta scritto: non ti fare immagine di cose viventi in terra, in cielo e nell'acqua. Entrate in una chiesa qualunque e ditemi se questo principio è stato rispettato».
Ama il prossimo tuo: i cappellani militari.
«I comandamenti dicono non uccidere. Gli eserciti uccidono ma i cappellani gli stanno a fianco, dicono, solo per dare assistenza militare. Se tutto questo è vero perché prendono i gradi, perché diventano capitano, colonnello, generale?»
Veniamo a Benedetto XVI.
«Sono molto contento che ci sia. Wojtyla era più pericoloso perché aveva un certo impatto con la gente, appariva accattivante. Questo invece va come un ariete, è un estremista che istiga alla lotta e che stimola reazioni. Forse lo devo anche a lui se ho scritto il libro».
Perché?
«Perché Benedetto XVI non lascia indifferenti».

Il Papa e il professor Odifreddi hanno una certezza in comune: l'assolutismo. L'uno e l'altro, sia pure per ragioni differenti, litigano coi relativisti. I quali, vale la pena ricordarlo, ritengono che ogni verità sia relativa: insomma, non c'è un'opinione o un credo che possa sopravvalere gli altri. «E invece sì», dice Odifreddi ed espone la sua teoria: «Il relativismo è una posizione filosofica, dunque di indagine, di approfondimento. La religione è assolutista perché fonda la sua verità su un libro, la Bibbia. La Scienza è assolutista perché offre riscontri matematici a quel che dice».

Quindi l'assolutismo è comunque una strada praticabile?
«Il fatto è che ci sono assolutismi veri e assolutismi falsi. Il cristianesimo e il cattolicesimo si basano su assolutismi falsi, la verità scientifica non può essere falsa. Per capirci, il teorema di Archimede è quello e quello soltanto».
Cosa pensa degli atei devoti?
«Tutto il male possibile. Pera, Ferrara, Galli della Loggia sono persone che hanno militato nell'estremismo e poi abiurato diventando estremisti sull'altro fronte. Poi, ci sono anche altri dettagli: Ferrara, almeno, è intelligente».
Berlusconi?
«Non è un ateo devoto. Si è convinto di quello che dice, bugie comprese. E' talmente entrato nel personaggio che non pensa affatto di recitare. Andreotti invece crede davvero: tant'è che ha mandato il governo in minoranza non appena si è ventilata la possibilità che venissero approvati i Dico».
La religione è oppio?
«Le religioni. Sono un modo per affrontare i problemi: pongono domande serie ma danno risposte risibili. La religione istituzionalizzata è droga».
Ha ispirazione divina anche lo Ior, cioè la banca vaticana?
«Lo Ior è la parte umana, troppo umana, della faccenda. Si potrebbe scrivere un libro per mostrare il male provocato dalle religioni: scandali, inquisizioni, torture. Ci vuol nulla a strappare il velo e, finalmente, capire».
(pisano(a)unionesarda.it)

22/07/2007

DrpAdmSite
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Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
Il post cancellato da La Repubblica

Odifreddi chiude il suo blog sul sito de La Repubblica a seguito della cancellazione ad opera della redazione di un suo post ritenuto evidentemente scomodo, questo è il suo ultimo articolo: 809 giorni di libertà.

Di seguito potete leggere il post censurato.

Il post censurato da La Repubblica ha scritto:

Dieci volte peggio dei nazisti - Il non-senso della vita - La Repubblica

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi diHamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare anche Netanyahu e i suoi generali?

Piergiorgio Odifreddi

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