Storia di Silanus e della Sardegna

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Storia di Silanus e della Sardegna

Il sito www.comunas.it contiene un repertorio di tutti i comuni della Sardegna, riporto la sezione storia del comune di Silanus, sono poche righe ma molto significative.
Potrebbe essere la base di partenza per raccogliere informazioni storiche sul nostro paese, sopratutto del periodo giudicale e medievale.

www.comunas.it ha scritto:

Il territorio fu popolato sin dall'epoca preistorica. Lo dimostrano i numerosi ritrovamenti, come il complesso di Santa Sabina, costituito da un nuraghe, un pozzo sacro e una tomba dei giganti (quella di Pedra pinta), i betili nuragici di San Lorenzo e i nuraghi Corbos, S'ulivera e Madrone.

Nel periodo giudicale la villa di Silanus, denominata Silano, fece parte della curatoria del Marghine nel giudicato di Torres.
Nel 1259, con la morte della giudicessa Adelasia, la curatoria, contesa fra i Doria e gli Arborea, fu annessa al giudicato arborense.

La villa passò al visconte di Narbona nel 1410 e nel 1420 agli aragonesi, che la concessero in feudo al valenzano Bernardo Centelles.
Ceduta nel 1439 a Salvatore Cubello, fu inclusa nel marchesato di Oristano sino al 1478.
A partire da questa data, il paese tornò ad essere incluso nella contea di Oliva, infeudato prima ai Centelles, creati conti di Oliva nel 1449, e poi, per successione, ai Borgia.
Estinta la famiglia, la Villa fu concessa ai Pimentel con Maria Giuseppa, erede dei Borgia e moglie di Pietro Tellez Giron, ai quali rimase sino al riscatto definitivo del feudo nel 1843.

In base alle successive suddivisioni amministrative del territorio, fissate dal governo sardo-piemontese, Silanus fu incluso nel 1821 nella provincia di Cuglieri.
Nel 1848, fu compreso nella divisione amministrativa di Nuoro, e nel 1859, nella provincia di Sassari, circondario di Nuoro, mandamento di Bolotana. Istituita la provincia di Nuoro, nel 1927 il paese entrò infine a far parte di tale provincia.

Sono graditi commenti, citazioni e links.

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Storia di Silanus e della Sardegna

Francesco Floris Storia della Sardegna ha scritto:
Le foreste e la loro distruzione

All'inizio del secolo (XIX) la Sardegna conservava integro il suo grande patrimonio boschivo e le sue foreste, che nei secoli nessuno aveva toccato. nonostante i ricorrenti incendi, si stendevano maestose e spesso erano così fitte e ricche di selvaggina da potersi ritenere vergini.
Le principali si trovavano nella Nurra, nel grandioso comprensorio di Santulussurgiu, contiguo a quello di Macomer e di Scano Montiferro. Vi erano anche belle foreste a Padria, Pozzomaggiore, Minutadas, Planu 'e Murtas, a Bonorva e nelle valli di Bolotana.
Il monte di Abbasanta, il Nuorese era tutto una foresta fino ai confini di Dorgali e Galtellì e, a Sud, queste foreste erano contigue a quelle della Barbagia, che ancora più a Sud si univano a quelle dell'Ogliastra, vaste e bellissime.
Vi erano poi le foreste del Sarcidano, quelle del Serpeddì e del monte Sette Fratelli e, a Ovest di Cagliari, le foreste coprivano una vasta area continua da Capoterra fino a tutto l'Iglesiente. Vi erano infine le foreste del monte Arci e del Grighini.
Nella prima metà del secolo iniziò il saccheggio sistematico di questo immenso patrimonio, con gravi conseguenze per l'equilibrio ambientale e per l'economia dell'isola.
Il primo ad avviare tale saccheggio sistematico fu il viceré Thaon di Revel che,nel 1818, consentì al duca di San Giovanni, un Vivaldi Pasqua che aveva ereditato il feudo di Siete Fuentes dagli Zatrillas, di vendere 7500 querce a 2 lire l'una ai francesi, che le caricarono a Santa Caterina di Pitinuri per Tolone. Fu l'inizio della devastazione: alcuni anni dopo lo stesso duca e il marchese della Planargia fecero altri contratti con speculatori che si erano accordati con i cantieri genovesi e iniziò la sistematica distruzione delle foreste del Montiferru.
Le concessioni continuarono in tutti i territori feudali. Il prezzo delle piante salì e la stessa amministrazione reale trovò il modo di guadagnarci, poiché su ogni pianta venduta venne corrisposta una tassa. Invano in alcune zone, come nel Goceano, le popolazioni tentarono di opporsi a questo disastro.
Neanche dopo l'abolizione dei feudi, dopo che le foreste furono dichiarate demaniali e dopo che nel 1844 fu istituito il corpo delle guardie forestali, la spoliazione si arrestò.
Solo pochi illuminati personaggi, come il conte Alberto Ferrero La Marmora,tentarono inutilmente di bloccarla. Si calcola che, tra il 1818 e il 1883, siano stati distrutti 194.OOO ettari di bosco, più del 10% della superficie totale.
Al disboscamento vanno poi aggiunti i ricorrenti incendi che non risparmiarono alcune delle più belle foreste e che provocarono danni ingenti al patrimonio.

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Storia di Silanus e della Sardegna

17 marzo 1918 il naufragio del piroscafo di linea Tripoli

www.golfaranci.com ha scritto:
La notte del Tripoli

L'affondamento del piroscafo Tripoli costituisce il più grande disastro della navigazione commerciale in Sardegna sulla rotta Golfo Aranci - Civitavecchia. Si presuppone, per le sorprendenti coincidenze, di rapporti di interconnessione fra gli interessi in Sardegna dell'ammiraglio tedesco Alfred von Tirpitz e la sorte della nave italiana Tripoli, sempre basati su ipotesi, l'uso di basi segrete lungo le coste sarde per il rifornimento dei sottomarini. La drammatica fine del Tripoli è avvenuta il 17 marzo 1918. Con una lapide situata presso il Sacrario Militare di Cagliari, la Sardegna ha ricordato quella drammatica notte e il mistero che avvolge il siluramento avvenuto a largo delle coste di Capo Figari, sul quale non è mai stata fatta chiarezza. Il Tripoli non era una nave da guerra ma uno dei tre piroscafi di linea sulla rotta da e per la Sardegna. La notte tra il 17 marzo 1918 il Tripoli aveva a bordo 457 persone, compresi i 63 uomini di equipaggio. I militari erano 376, i civili 18, tra i quali alcune donne. All'ultimo minuto erano arrivati da La Maddalena 90 marinai che bisognava imbarcare a tutti i costi per ragioni urgenti, la nave era sovraccarica.

Come se non bastasse, quella notte, il tempo era di burrasca e il mare minacciava di diventare agitato. Infatti, dopo la sua partenza a poche miglia dalla costa le ondate colpivano già violentemente la prora del bastimento. Tra rollii e beccheggi, dopo un paio d'ore, la nave si lasciava dietro le coste dell'Isola con estrema lentezza, quasi con riluttanza, senza che mai dalla plancia partisse l'ordine al direttore di macchina di aumentare i giri delle eliche per ridurre gli effetti del maltempo. La nave aveva circa 100 miglia di mare aperto, tutt'intorno era buio, ma in compenso lampi frequenti illuminavano l'orizzonte, l'ultimo che avrebbe incrociato sulla sua rotta. Mancava poco. Il comandante ed i 35 uomini che formavano l'equipaggio dell'Unterseeboot, un sommergibile di ultima generazione, erano in attesa. La radio del sottomarino era distrutta dalle scariche elettriche del temporale, le stesse che erano ricevute dalla radio del Bengasi, l'altro piroscafo della stessa compagnia, che partito da Civitavecchia, compiva il percorso in senso opposto. Come se non bastasse anche il Tripoli aveva problemi di comunicazione, non solo con la tradizionale radio, ma anche con il ticchettio del tipico alfabeto morse, insomma quella notte la burrasca aveva interrotto le usuali comunicazioni di servizio tra le navi e la terra ferma. Di lì a poco sarebbe stata scritta una brutta pagina di storia. Tra i passeggeri rischiavano la vita non solo uomini in divisa ma anche civili, perchè coinvolti in una guerra ormai senza più regole. Per il piroscafo partito dalla Sardegna il promontorio di Capo Figari era scaduto sulla sinistra, la visibilità era al quanto scadente, tuttavia la grande mole della nave passeggeri non passò inosservata al sottomarino tedesco, anche perchè se il siluramento fosse andato a segno, c'era un premio in denaro per tutto l'equipaggio. L'esito fu quello desiderato l'Unterseeboot tedesco fece centro. Il siluro colpì la sala macchine del Tripoli. Ecco le cifre; equipaggio: imbarcati 63, salvati 38; militari 376, salvati 147; passeggeri civili 18, salvati 4 (tre uomini e una donna). Si narra che se non fosse stato per l'interruzione comunicativa i soccorsi avrebbero potuto trarre in salvo quasi tutti i passeggeri visto che l'inabissamento è avvenuto nell'arco di circa 4 ore.

Per approfondire ==>> L'affondamento del Tripoli di Enrico Alessandro Valsecchi

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