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ancu m'idan zega
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Iscritto: Lun, 20/02/2006 - 08:46
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Paolo Busoni [Emergency ha scritto:
"]
DALLA MADDALENA A CASA. D'ALTRI
DOPO L'ANNUNCIO DELLA FINE DELLO SCORSO ANNO, SI ATTENDE LA CHIUSURA DELLA BASE DELLA MARINA MILITARE STATUNITENSE. PIÙ CHE DI UNA CHIUSURA, SI TRATTA DI UNO SPOSTAMENTO. IN UN LUOGO PIÙ CONVENIENTE Al NUOVI INTERESSI «MADE IN USA».

A fine novembre dello scorso anno, il ministro della Difesa Martino ha annunciato la smobilitazione della base della «Us Navy» situata nell'arcipelago della Maddalena. La base era stata aperta nel 1972 con la stipula di un accordo tra il governo degli Stati Uniti e quello italiano, nell'ambito del sistema di difesa Nato.
Il rischio nucleare, aggravato dalla segretezza che circondava la base, ha sempre allarmato gli abitanti dell'area, in particolare dal 2004, quando un istituto di ricerca francese diffuse i dati di una campionatura fatta sulle alghe tra La Maddalena e Bonifacio, segnalando valori di radioattività 400 volte superiori alla norma. L'annuncio della smobilitazione perciò è stato accolto con soddisfazione di tutti, dalle amministrazioni locali alle associazioni ambientaliste, ma apre scenari inquietanti rispetto a quello che in termini tecnici si chiama riposizionamento.
Le basi, soprattutto quelle così importanti, non chiudono: semplicemente le loro attività vengono trasferite in nuovi teatri operativi più convenienti.
La base militare non si trova all'isola della Maddalena, ma è situata nella prospiciente isola militarizzata di Santo Stefano ed è composta da una banchina e da una serie di magazzini in parte scavati nella roccia granitica. Il vero cuore dell'installazione è una nave-officina, la «Emory S. Land» (AS39), alle cui fiancate si accostano i sottomarini nucleari che fanno scalo alla base.
La grande nave - lunga quasi 200 metri. 23.000 tonnellate di stazza e oltre 1.000 membri di equipaggio tra tecnici e personale - è in grado di sopperire a ogni manutenzione, rifornimento e riparazione dei sottomarini nucleari d'attacco classe «Los Angeles», che non comporti l'invio a un bacino di carenaggio negli Stati Uniti. Dal punto di vista strategico, la base della Maddalena rappresenta un complesso vitale poiché mantiene alta la disponibilità di sottomarini, riducendo i trasferimenti da e per gli Usa. Un vero "moltiplicatore strategico".
Basi militari che si adeguano a nuovi interessi militari e commerciali
Il piano dell'amministrazione Bush sulle basi all'estero, varato ormai quasi due anni fa, prevede che la rete delle basi in Europa subisca una razionalizzazione a seguito del netto declino della minaccia da Est, dell'aprirsi di nuove possibilità di spiegamento in paesi dell'ex-blocco sovietico e del rafforzarsi delle esigenze politiche - e militari - in altri teatri.
Le basi operative più grandi verranno private della presenza fissa di truppe, trasformate in magazzini sul modello della base toscana di «Camp Darby» e -secondo il vulcanico Rumsfeld - addirittura affidate a ditte private per la gestione quotidiana.
I soldati, sempre meno e sempre più necessari nella guerra che è diventata davvero infinita, tornano in patria per essere inviati - all'occorrenza tramite ponte aereo - dove servono e dove trovano già pronti i mezzi e le armi.
Questo almeno per le forze di terra e per l'aeronautica. Nel caso della marina la riduzione della presenza in Mediterraneo è una conseguenza della perdita di importanza della zona a favore dell'intero scacchiere asiatico e di quello africano, oggetto di una rinnovata attenzione economica e quindi anche militare e diplomatica. Mai come nel caso della base sarda si può dire che, salpate le ancore, la Emory S. Land "porti la base" con sé verso nuovi porti strategici.
Verso l'Africa 'incontaminata', pronti per ogni evenienza
La volontà di dismettere la base viene messa in relazione con la crociera nel Golfo di Guinea compiuta dalla stessa AS39 nei primi mesi del 2005. In gennaio la nave, dopo una prima sosta a Gaeta, è uscita dal Mediterraneo per un cosiddetto «ciclo addestrativo» di circa due mesi in Africa occidentale. In questo viaggio ha toccato porti e ha sostato in rada in vari paesi dell'area imbarcando personale militare di Ghana. Gabon. Benin. Sào Tome e Principe oltre che di Spagna, Portogallo, Gran Bretagna e Francia. In quell'occasione, sono state svolte attività di "affiatamento" per la condona della navigazione, per la ricerca e soccorso e per l'antiterrorismo, oltre a una campagna per la prevenzione dell'Aids e a vari interventi a favore di scuole e realtà disagiate nei paesi visitati.
Il viaggio potrebbe essere una cattiva promessa per il Golfo di Guinea: sembra infatti che. dopo la missione di prova della Emory S. Land, si prospetti la ri-nuclearizzazione dell'Africa sub sahariana tanto tempo dopo l'abbandono delle velleità atomiche del Sudafrica del regime dell'apartheid e la fine delle «crociere di amicizia» sovietiche.
Ma George W. Bush vuole essere pronto a fronteggiare le "minacce inaspettate" tante volte annunciate. Mettere le basi (atomiche) per controllare l'area che va dal Senegal all'Angola è sicuramente utile: si tratta di venti stati, oltre 300 milioni di persone e, tra l'altro, tanto petrolio.
Ora la che nave è tornata a Santo Stefano, serviranno un paio d'anni prima della chiusura della base.
Per noi, tutta l'attenzione è posta sugli aspetti "locali" della vicenda: la ricollocazione lavorativa dei circa 200 dipendenti italiani, la partenza degli americani che, tra personale e famiglie, rappresentano un introito significativo per l'economia dell'arcipelago, la ridestinazione dell'area
Poi, però, si dovrà riflettere sul fatto che la base non viene chiusa e smantellata, ma che andrà a in un'altra parte di mondo, e. ovunque sarà, rappresenterà lo stesso pericolo per l'ambiente e per la pace.