Come pesci fuor d'acqua

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Era il più piccolo di tutti. Mingherlino, con i piedi storti e le scarpe più grandi di un paio di numeri per far vedere agli altri che non era poi così invisibile; anche la gambe, magrissime, lo rendevano quasi ridicolo, per non parlare poi delle varie cicatrici sulle ginocchia causate dalle mille cadute in bicicletta o a piedi quando gli altri lo inseguivano per deriderlo. Il resto del corpo configurava un fisico molto esile, quasi come se fosse denutrito. Più che altro incompreso.

La sua famiglia era di modeste condizioni economiche, la madre faceva qualche lavoretto quà e là per arrotondare lo stipendio del marito che faceva il postino. Antonio aveva altri tre fratelli e lui era il penultimo. Prima di lui c'erano Maria e Nico, dopo di lui Lucia. A detta di tutti erano dei bambini forti e sani, tranne lui che era il burattino del paese. E di questo lui ne soffriva molto, tanto che iniziò a credere di essere davvero un diverso, malato.

Ma la sua unica malattia era l'incomprensione, dovuta proprio al suo stato fisico. Era proprio bruttino, e chiunque glielo ricordava solamente con un' occhiata. Passava notti intere a piangere e pregare Iddio affinché lo facesse diventare bello e forte. Ma i giorni passavano e le sue preghiere non venivano esaudite.

Giocava spesso con la sorellina più piccola, Lucia, a cui voleva particolarmente bene, un bene che le veniva corrisposto pienamente. Lucia era una bambina molto dolce e comprensiva, la più giudiziosa della casa e benché avesse solamente dieci anni, mostrava già il suo carattere mite e dolce nei confronti del mondo. Ed Antonio non poteva che esserne lusingato. Tra loro c'erano due anni di differenza ma sicuramente lei era quella che dimostrava una maturità e un'assennatezza quasi sbalorditive. Spesso andavano a giocare sulle rive del fiumiciattolo e si divertivano a vedere i pesciolini che saltavano sull'acqua: alcuna volte avevano anche provato a pescarli, ma i pesciolini erano troppo piccoli e alla fine li ributtavano in acqua. La pesca non era il loro forte. Era invece più divertente giocare a raccogliere le pietre che stavano sul letto del fiume per poi dipingerle e farne la collezione. Una volta trovarono una pietrolina a forma di pesce, la dipinsero così bene che quasi sembrava un pesce vero. E loro per molto tempo credettero davvero che forse quella pietrolina un tempo fosse stata uno di quei pesciolini che vedevano sguazzare nell'acqua limpida del fiumiciattolo.

A scuola frequentavano classi diverse, ma questo non fu un impedimento al loro rapporto, perché entrambi sapevano che in qualunque momento si sarebbero aiutati a vicenda se mai ne avessero avuto bisogno nelle difficoltà. Nel periodo adolescenziale lui assistette alla trasformazione di Lucia, del suo corpo, del suo bellissimo viso, dal quale spiccavano i suoi grandi occhi verdi ed il sorriso che metteva allegria. Anche lui cambiò, in poco tempo divenne un gran bel giovanotto, invidiato anche da molti suoi coetanei che un tempo lo avevano deriso. Ma il dottore del paese lo aveva detto alla madre:" È solo questione di tempo, lui rispetto agli altri bambini crescerà in ritardo, ma crescerà, non si preoccupi". E per queste parole la madre non smise mai di ringraziare il dottore che comunque non aveva fatto altro che constatare un ritardo nella crescita, niente più. La madre lo vedeva cambiare giorno per giorno e la sua felicità cresceva, perché in fondo lei aveva un debole per Antonio, a differenza del padre che invece aveva considerato quel ritardo come un handicap irrecuperabile. Considerazione che Antonio, anche se non pronunciata esplicitamente dal padre, sentiva profondamente tanto che buona parte dei suoi complessi erano le conseguenze inevitabili dell'atteggiamento del padre nei suoi confronti.

Terminate le scuole Antonio fu chiamato subito a fare il militare, e con grande dispiacere partì lasciando nel paese tutto il suo mondo, le sue amicizie, la ragazza che lo guardava con particolare interesse, ma alla quale non badava più di tanto perché preso da altre cose. Soprattutto dalla sorella Lucia, che ogni giorno che passava vedeva sempre più bella. E di questo amore sconfinato per Lucia se ne accorse la madre che iniziò a preoccuparsi seriamente del troppo attaccamento dei due. Perché anche Lucia come Antonio non aveva altri interessi se non quelli che potevano riguardare il fratello. Ma appena presa coscienza di ciò, Antonio dovette partire e lei sperò che le cose si sistemassero. Le licenze di Antonio in un anno furono pochissime ed ogni volta rimaneva una settimana nel paese. Le sue visite portavano allegria. Lui stava ore ed ore a raccontare le sue avventure a chiunque fosse disposto ad ascoltare la sua nuova vita; come era bravo a raccontare, tutti restavano estasiati e non riuscivano neanche a parlare talmente erano sbalorditi dalle mille ed una storia che Antonio narrava.

Ma le sue licenze gli erano particolarmente gradite perché poteva rivedere Lucia che, ormai ventenne, lavorava nell'asilo parrocchiale come maestra. Lei ci sapeva fare con i bambini, aveva molta pazienza e poi era sempre allegra e divertente. Per questo Antonio l'amava, per quella sua aria da eterna bambina, spensierata, ma soprattutto bella. La sera quando stavano assieme si raccontavano le nuove esperienze, e se non fosse stato per la madre che li chiamava per andare a letto sarebbero rimasti tutta la notte a parlare, a confidarsi... Qualche volta se ne andavano per le rive del ruscello a loro tanto caro con la luna piena, e se tutti non avessero saputo che erano fratello e sorella avrebbero creduto che si trattava di una coppietta alla ricerca di un'oasi su cui sdraiarsi per fare l'amore.

E qualcuno, in effetti, aveva provato a fare qualche commento malizioso su di loro; più che altro ci provavano le donnette che dalla mattina alla sera non facevano altro che fare salotto da una casa all'altra. Ma si sa, certe notizie fanno clamore ed altre cadono nel nulla e per fortuna le chiacchiere su Antonio e Lucia non furono mai terreno fertile per cui non si sentì mai una parola su questa faccenda.

Ma loro lo sapevano, lo avevano sempre saputo del grande sentimento che li univa ma che non sarebbe potuto crescere alla luce del giorno. Tra loro c'erano grandi silenzi nei quali vivevano nella completa pace, quella perfetta sintonia dell'esistere, del comprendersi con un solo gesto. Nascosero così con molta cautela il loro amore. Sofferto e felice. Puro e semplice. Come dei ladri dovevano nascondersi nei posti più impensati per poter stare isolati da tutto e da tutti quelli che avrebbero potuto sporcare di infamie la purezza del sentimento che li univa. Alle feste, nei luoghi comuni in cui solitamente ci si ritrovava, qualche vecchietto punzecchiava Antonio per il fatto che ancora non si fosse cercato moglie. Ma lui non rispondeva ed in qualche occasione cercava di assecondare le parole dei più maliziosi. Ma questi non sapevano, non potevano sapere del dolore che lo affliggeva e di quanto allo stesso tempo l'amore per la sorella lo faceva gioire. Era una strada senza via d'uscita, un vicolo chiuso senza appigli per poter scavalcare il grande muro.

E dal canto suo Lucia iniziava a ricevere le prime dichiarazioni d'amore, dalle quali con molta fatica riusciva a svincolarsi con giustificazioni talvolta plausibili ed altre poco credibili. I genitori dal canto loro, preoccupati per il futuro dei due fratelli che erano gli unici che non avevano nessuna intenzione di accasarsi, cercavano di intimidirli con minacce che non facevano proprio nessun effetto. Una volta che Antonio terminò il servizio militare ci fu il problema del lavoro che con fatica il padre riuscì a procurargli. Un lavoro che non lo gratificava ma che comunque gli permise di avere una certa indipendenza dalla famiglia, per cui le minacce del padre legate a questo ambito non lo condizionavano, tanto che alla fin fine anche la madre rinunciò, dopo lunghe e penose insistenze, a riprendere i discorsi su un possibile fidanzamento del figlio. Anche se in cuor suo continuava a sperare.

Gli altri fratelli, Nico e Maria invece si fidanzarono presto, tanto che si iniziava a parlare di matrimonio, e forse si sarebbero sposati nello stesso giorno, per fare una bella festa, diversa dalle solite. Sia Maria che Nico erano stati sempre molto staccati dagli altri due fratelli, senza nessun problema; tra loro mai una gelosia, mai un litigio serio, erano semplicemente persone così diverse e così rispettose che mai avrebbero invaso la vita degli altri fratelli. Pur essendone in diritto non lo fecero mai.

Al matrimonio, o meglio ai due matrimoni, partecipò quasi tutto il paese, e a detta di molti furono due matrimoni indimenticabili. La madre durante la cerimonia nuziale pianse tanto che al termine della celebrazione il naso le si fece rosso a furia di soffiarlo. Il padre, fiero dell'evento diede prima la benedizione ai due figli e poi in chiesa rimase composto, quasi freddo, ma anche lui alla fine pianse silenziosamente per timore di essere visto.

Antonio e Lucia invece durante tutta la cerimonia si scambiarono delle occhiate furtive. Si immaginarono sopra l'altare con il prete che benediceva le loro promesse; promesse che non avrebbero mai potuto pronunciare di fronte ad un altare consacrato, ma solamente in quei luoghi ricercati con cautela per nascondersi dal resto del mondo, e forse anche da Dio.

Un amore felice e contro natura. E paradossalmente soffrivano per questo. Avrebbero voluto vivere non curandosi della gente, del mondo intero e di quello che il mondo stesso impone. Con il tempo, inoltre, la situazione diveniva sempre più difficile anche perché la madre iniziava a diventare sempre più sospettosa, e questo la portava ad indagare sui movimenti dei figli.

Antonio col suo nuovo lavoro da impiegato nello studio di un avvocato del paese spesso faceva orari strani, orari che erano difficili da conciliare con quelli di Lucia, sicuramente meno elastici di quelli del fratello, perciò spesso e volentieri doveva inventare improvvise riunioni o altri impegni improrogabili. Incontri furtivi e maledettamente rischiosi, brevi e fugaci. Ma in fondo era anche il rischio ad animare la loro storia, un po' come quando si dice che il proibito incuriosisce e più è proibito e più la sete di curiosità cresce, anche se in alcuni casi degenera. Infatti svariate volte i due innamorati rischiavano lo scandalo. Ma com'era possibile frenare quel sentimento nato ancora prima della presa di coscienza dei due, bambini anime innocenti e pure? Come era quindi possibile condannarli a causa del sentimento così sublime che li legava? Il sentimentalismo però, arrivati ad un certo punto, doveva essere messo da parte. Era necessario fare qualcosa. Prendere una decisione definitiva, e nel caso anche drastica. Più volte avevano cercato di abbandonare e dimenticare tutto; con poca convinzione ci provavano sul serio, ma dopo ritornava tutto come prima, ed anche con più intensità. Alla fine l'unica soluzione che riuscirono a trovare fu quella di fuggire, fuggire e vivere finalmente felici e liberi come non mai. Dove andare? Che disonore, quale peccato stavano compiendo... nessuno avrebbe capito, i fratelli, i genitori, i parenti ed il paese intero! Si, ma anche loro avevano la loro vita, anche loro avrebbero voluto avere qualcosa che gli altri avevano, senza doversi vergognare, liberi di potersi esprimere. Anche loro volevano sapere cosa significasse vivere. Vivere.

Decisero la fuga per un giorno di festa, dove nella confusione sarebbe stato più difficile notare la loro partenza. Lasciarono una lettera lunghissima nella quale spiegarono le loro ragioni, la situazione, senza tralasciare niente.

Il treno li portava a nord, correva veloce e loro sentivano già l'aria della libertà: con un nodo in gola Lucia salutò il paese, il suo stretto mondo. Ma era necessario farlo, giusto.

Quando la famiglia lesse la lettera, la madre stette male per una settimana, tanto che il medico di famiglia era sempre al capezzale della donna che non rispondeva alle cure. Solo il tempo l'avrebbe potuta curare. Dal canto suo, il padre invece, sentendosi umiliato si rinchiuse in un mutismo che quasi faceva paura. Il tempo in effetti, però, fu la cura migliore per l'abbandono causato dai due figli snaturati. Giorno dopo giorno il dolore era sempre meno intenso, e questo grazie anche alla gente del paese che invece di deridere, accusare o criticare offrì forza, coraggio e comprensione ai due coniugi abbandonati ed alle famiglie degli altri due figli che, sbalorditi, non riuscirono a superare lo shock.

Antonio e Lucia trovarono lavoro in una città del nord. Antonio continuò a fare l'impiegato presso un ufficio statale e lei trovò lavoro come segretaria presso un notaio. Ebbero una gran bella fortuna vista la crisi occupazionale che c'era in quel periodo. Ma dall'alto qualcuno li assistette.

Dopo un po' di tempo scrissero alla famiglia. Scrissero che stavano bene e che venissero perdonati, ma che d'altro canto loro erano felici e soprattutto sereni.

Ma di tutta la faccenda la madre soprattutto non riusciva a farsene una ragione e nonostante si persuase più volte dal progetto di partire e lasciare al loro destino i due sciagurati, non poteva, non avrebbe mai permesso che uscissero dalla sua vita in quel modo, senza nessun abbraccio, senza rivederli; no, non avrebbe mai permesso una cosa del genere. La sua famiglia era ormai distrutta; per il marito la vergogna prevaleva su ogni altro sentimento, mentre per lei a prevalere era l'amore per i figli seppur sofferto.

Partì senza avvisare nessuno. Col cuore che le batteva all'impazzata. Il viaggio per lei fu lungo e faticoso, ma alla fine il desiderio di rivedere i figli ebbe la meglio sulla stanchezza e le diede forza. Li cercò per due giorni interi ricomponendo le poche informazioni che Antonio e Lucia scrissero nella lettera. E con tenacia alla fine li trovò.

Bussò alla loro porta verso sera. Un venerdì sera. Dall'appartamento si sentiva provenire della musica, forse da una radio, una musica allegra, probabilmente americana e delle risatine che denotavano allegria. Da quei pochi dettagli la madre si accorse che i due figli seppur sciagurati, erano felici. Questo le diede più coraggio. Ad aprire andò Antonio che appena la vide sbiancò all'istante come se avesse visto un fantasma. Subito appresso arrivò Lucia chiedendo chi fosse alla porta, ma appena vide la madre anche lei perse l'ilarità e si fece seria. Passarono attimi, lunghissimi e pesanti attimi. Ma a spezzare il silenzio fu Lucia che invitò la madre ad entrare in casa con un gesto e le indicò il salottino che si trovava di fronte a loro. Timidamente la madre entrò, scrutò con cura l'ambiente in cui si trovava e trovandolo accogliente si tranquillizzò un pochino. Si accomodò su di un divano morbidissimo e porse loro delle cose che era riuscita a prendere all'ultimo momento prima di partire. I due ringraziarono e come lei si accomodarono sulle altre due poltrone che facevano parte del salotto. Nel frattempo la musica cessò e fu subito silenzio. Lei avrebbe voluto abbracciarli, baciarli, piangere, ma non riusciva a far niente. A rompere il silenzio fu ancora Lucia che le chiese come stesse e come stessero gli altri giù in paese. La madre spiegò loro come stavano le cose e di quanto tutti avessero sofferto per il loro gesto, inaspettato, ma soprattutto sprovveduto. Parlarono con calma, vennero rispiegate da parte dei figli, questa volta a parole, le loro ragioni e il perché allora non riuscirono a trovare altra soluzione se non la fuga. Fu doloroso per lei sentire quella verità pronunciata con molta decisione dai figli, ma soprattutto l'aver constatato che erano loro e solo loro i protagonisti di quella storia inverosimile. Dopo si sentì impotente, sfinita, esausta. Chiese di potersi rinfrescare e quasi subito cadde in un sonno profondo.

La mattina seguente, quando si svegliò, Antonio e Lucia erano accanto a lei. Piansero, piansero tutti e tre come bambini, ma niente avrebbe potuto modificare la situazione. Mai avrebbe creduto la madre che le sarebbe potuta accadere una cosa del genere, proprio lei che aveva cresciuto i suoi figli umilmente, senza vizi, senza grandi pretese... Ma a certi sentimenti non si può andar contro e lei non poteva rinnegarli, non poteva abbandonarli al loro destino. Fu l'unica infatti che negli anni a venire ebbe dei contatti con Antonio e Lucia. Il resto della famiglia considerò il gesto dei due ignobile e vergognoso per cui i due fratelli furono considerati come morti. Ma la madre non li abbandonò mai, sino al momento della sua morte. Li volle perciò al suo capezzale quando fu in fin di vita. Furono accolti con molta freddezza, ma il loro triste soggiorno durò pochissimo, giusto il tempo dei funerali. Oramai tutti li avevano cancellati dalle loro vite. E d'altra parte anche loro, innamorati sciagurati, non potevano farci niente, perché nessuno era riuscito a capire. Tranne la madre, che forse non capì pienamente ma non li abbandonò. E fu per questo che non ebbero mai nessun risentimento nei confronti del padre e dei due fratelli. Avrebbero voluto un po' più di comprensione, di calore familiare. Ma non lo ricevettero mai.

Non ritornarono più al paese se non in rarissime occasioni e solo per far visita alla madre in cimitero, alla tomba di colei che, nonostante tutto, volle loro sempre bene, amandoli di un amore immenso e che senza condannarli cercò di comprenderli. Non condivise il loro amore, ma tuttavia non lo poté ignorare, perché in realtà essi stessi erano state vittime di un destino inspiegabile. Solo in quel modo la madre riuscì ad amarli e loro gliene furono eternamente grati.

Racconto originale di benennida