Massimo Carlotto

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benennida
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Massimo Carlotto

Ragazzi miei sto leggendo un libro che mi ha regalato il caro, buono admy. Giusto per sapere qualcosina in più vi consiglio di leggerlo. "Le irregolari. Buenos Aires horror tour" di Massimo Carlotto. I desaparecidos, la lotta per il ritrovamento (vivi o morti) dei sequestrati dalla dittatura, il ruolo della chiesa nel giro sporco dei sequestri, e tante belle cosettine interessantissime...
Leggetelo!
Saluti.

benennida
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Dimenticavo...

Ah! Dimenticavo! Quando finisco di leggerlo admy, già te lo presto mì...! :wink:

A volte non si ha abbastanza cuore

DrpAdmSite
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Prestito

Oh ruffianona io non regalo i MIEI libri.
Veramente te l'ho prestato e si chiama Pietro, Pietro Carlotto.

benennida
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Cosa?

Oh! Ma ti sei fatto? :shock:
Ho capito, appena lo trovo te lo regalo io a te... va bene va bene...
Zao!

A volte non si ha abbastanza cuore

DISTERRADA
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Massimo Carlotto

Il libro parla delle Abuelas de Plaza de majo?

benennida
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Iscritto: Ven, 24/03/2006 - 21:13
Si!

Sisi si, assolutamente si! :)

A volte non si ha abbastanza cuore

benennida
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Il racconto di Hebe

Mamma mia ragazzi, leggete un pò quà, roba da non dormirci la notte... Il capitolo è tratto da "Le irregolari. Buenos Aires horror tour", il libro che sto leggendo. Il tutto si commenta da solo. Buona lettura!


Capitolo diciannovesimo

Il racconto di Hebe

"Sono figlia di un cappellaio e sono nata in una casa di legno, sulla riva di un fiume, dove ancora vive mia madre. Mi sono sposata molto giovane, mio marito era meccanico, io tessitrice; abbiamo avuto tre figli, due maschi e una femminuccia nata quindici anni dopo. La nostra vita era semplice ma molto felice.
lo e mio marito avevamo frequentato poco la scuola, al contrario dei nostri figli, e non li capivamo quando ci parlavano di politica. lo li aiutavo quando mi chiedevano di ospitare qualche compagno e di non dirlo a nessuno, ma lo facevo solo perché ero una mamma molto protettiva.
Sequestrarono mio figlio Jorge l'otto febbraio 1977. Il sei dicembre dello stesso anno toccò a Raul. Il venticinque maggio del '78 scomparve Maria Elena, la moglie di Jorge; sua sorella Marta era già sparita da un pezzo.
Entrai a far parte delle Madri dopo la desaparicion del primo figlio. Da allora la mia vita è cambiata, io stessa sono diventata un'altra persona. Tutto quello che ho imparato, l'ho imparato lottando in piazza, insieme alle altre madri. Abbiamo condiviso la nostra maternità e io adesso mi sento madre di tutti i trentamila desaparecidos. Ho capito le ragioni dei miei figli e oggi sono fiera di essere la madre di due rivoluzionari perché io stessa sono una rivoluzionaria.
Quando hanno portato via i miei figli avevo solo quarantotto anni e mi sono sentita vecchia; oggi ne ho sessantotto ma mi sento vent'anni più giovane perché ho imparato che l'unica lotta che si perde è quella che si abbandona, e perché ho imparato a non patteggiare, a non arrendermi, a non tacere. E tutto questo me l'hanno insegnato i miei figli.
lo non li ricordo né torturati, né uccisi: li ricordo vivi! Ogni volta che mi metto il fazzoletto sento il loro abbraccio affettuoso. In Plaza de Mayo, nella nostra piazza, ogni giovedì si riproduce il vero e unico miracolo della resurrezione: noi incontriamo i nostri figli.
Noi non vogliamo le loro ossa. I nostri figli sono desaparecidos per sempre perché la desaparici6n forzata è un crimine contro l'umanità che non va mai in prescrizione e noi vogliamo che gli assassini paghino per quello che hanno fatto.
Noi non vogliamo tombe su cui piangere, perché non c'è tomba che possa rinchiudere un rivoluzionario. I nostri figli non sono cadaveri: sono sogni, uto- pia, speranza... Sono quello che furono, che pensarono, che cantarono, che scrissero, che soffrirono. Non si può seppellire tutto questo!
Noi non vogliamo rivolgerci ai tribunali di questa democrazia per riavere i nipoti rapiti. Furono considerati dai militari bottino di guerra e come tale andava ripreso... un tempo. Ora sono diventati uomini e donne e, nel caso scoprano la loro vera identità, sta a loro decidere cosa fare della loro vita.
Noi non vogliamo soldi per la vita dei desaparecidos perché la vita non ha prezzo. I miei figli mi hanno insegnato che la vita vale vita. Solamente vita. E non si può riparare con denaro quello che deve essere riparato con Giustizia.
E in Argentina non c'è Giustizia, c'è solo impunità, violenza perversa, corruzione. Menem blatera di ste degli assassini. Noi non dimentichiamo, né perdoniamo e non ci interessa coltivare la cultura della morte. Accettare la morte dei nostri figli significa ac- cettare l'impunità dei responsabili dei crimini della dittatura. Non solo. Significa anche accettare come è stata riscritta la storia della dittatura dagli scrivani della democrazia, i quali hanno riproposto quella che noi chiamiamo la teoria dei due demoni. Il primo è la guerriglia di sinistra che porta con sé il pec- cato originale di aver imboccato la via della violenza e aver provocato l'intervento del secondo demonio: le forze armate. In questo modo, colpevolizzando tutti, mettendo sullo stesso piano vittime e assassini, si assolvono questi ultimi. È un'enorme menzogna: la scomparsa forzata di molti fu un progetto ben preciso di annientamento dell'opposizione politica e non una semplice reazione all'esistenza di formazioni armate di sinistra.
Bugie! I governanti non sanno dire che bugie. lo ogni giovedì chiamo immondizia il presidente Me- nem e lui in tanti anni non è riuscito a dimostrare che non lo è. Chiamo assassino il generale Balza, ca- po di stato maggiore dell'esercito, e anche lui non è riuscito a dimostrare che non lo è. Noi non trattiamo con nessuno. La nostra linea è chiara. Ci hanno chiamate in tutti i modi: pazze, terroriste, comuniste. Ci odiano perché abbiamo condiviso la nostra materni- tà, perché viviamo in modo comunitario, perché non siamo le classiche vecchiette piegate dal dolore e dalle disillusioni. E ci odiano soprattutto perché non siamo come le altre: siamo irregolari e chiediamo al- la gente di disobbedire perché senza giustizia non può esserci democrazia.E molti, troppi uomini della democrazia sono stati compromessi con la dittatura, come il governatore Duhalde che finanzia la sua campagna elettorale per diventare presidente controllando droga, prostitu- zione e gioco nella provincia di Buenos Aires. Sono tre anni che cerca di farmi stare zitta. Ogni volta che lo denuncio, ricevo minacce e percosse dai suoi uomini. Ma io non ho paura anche se so che mi prefe- rirebbe morta. Gli agenti dei servizi segreti continuano a spiarci, entrano nella casa delle madri e rubano la memoria dei nostri computer. È tutto as- solutamente inutile: li conosciamo tutti, uno per uno. E quando li guardiamo negli occhi abbassano lo sguardo perché sanno che sono gli occhi dei nostri figli scomparsi a fissarli e a giudicarli.
Oggi i politici, i militari e i preti predicano la riconciliazione. Parlano di pace, amore e libertà co- modamente spaparanzati tra il lusso e l'opulenza. Le loro sono solo parole vuote. Nessuno di loro parlava di pace quando uccidevano i nostri figli. In realtà quella che offrono è la pace silenziosa dei sepolcri.
Le Madri di Plaza de Mayo non accettano di vive- re in questo teatrino della democrazia, dove si fa credere al popolo che il suo destino si decida alle elezioni. Le Madri non votano, nemmeno il "meno peggio". Sappiamo che la nostra voce dà fastidio ai potenti perché è la voce dei nostri figli.
Anche quest'anno molte madri sono morte. La lo- ro vita è stata un solco seminato di ideali da cui un giorno germoglierà la speranza. Hanno salutato chi è rimasto agitando il loro fazzoletto bianco. Mio padre era cappellaio, mia madre casalinga, mio marito meccanico e io tessitrice. La nostra era una vita semplice ma molto felice perché potevamo garantire ai nostri figli una vita dignitosa e un'istruzione adeguata. Oggi mi è rimasta solo la figlia; i due maschi, Jorge e Raul, sono con me e mi riscaldano con il loro amore quando indosso il fazzoletto. Ogni notte mi addormento cullata da bellissimi ricordi di mamma e ogni mattina mi sveglio piena di odio per gli assassini che me li hanno portati via."

A volte non si ha abbastanza cuore

DrpAdmSite
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Last seen: 1 mese 1 settimana fa
Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
Da non perdere

Confesso di non essere un fan di Carlotto, forse perché non mi piace molto il genere giallo. Ma questo è un libro diverso, un reportage, un inchiesta giornalistica, una denuncia e se non fosse che racconta fatti veri sarebbe anche un giallo.
La tentazione di passare allo scanner qualche altro brano è forte, ma è meglio che ve lo leggiate da soli.

Buon viaggio sul Buenos Aires Horror Tour!

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