Silanus da Angius/Casalis

Pubblica in: 

Tratto dal Dizionario Storico Sardo "Angius/Casalis " (1833-1856) Silanus

SILANUS, villaggio della Sardegna nella divisione di Nuoro, provincia di Cuglieri, compreso nel mandamento di Bolothana, sotto il tribunale di prima cognizione di Nuoro, e parte dell’antico dipartimento del Marghine nel regno di Logudoro.
La sua posizione geografica è nella latitudine 40° 17' 20", e nella longitudine occidentale dal meridiano di Cagliari 0° 14'. Siede in sito amenissimo con bello ed ampio orizzonte sulla falda meridionale della catena del Marghine, per la quale resta difesa dal ponente, dal maestro e dalla tramontana, trovandosi ventilata dalle altre parti. L’estate non è molto calda, nè troppo freddo l’inverno. Le pioggie frequenti all’autunno lo sono di più nell’inverno, ma spesso sono desiderate nella primavera con danno de’ seminati. Nella stagione calda aggruppandosi i nembi sopra le montagne è frequente che rompano sul paese forti tempeste di grandine con nocumento delle viti e de’ grappoli; nella stagione fredda avviene però di rado che la terra biancheggi di neve, ma per poco, perchè prontamente si dissolve. Anche la nebbia è rara e nessuno si è mai doluto di danno patito per la sua malignità. L’aria è piuttosto salubre perchè poco infetta da miasmi nella stagione, in cui fermenta la corruzione delle materie organiche.

Territorio. La superficie di questo territorio si computa non minore di miglia quadrate 15. Due quinti della medesima sono nella pendice della montagna, il resto nelle falde e nella valle dove trovasi qualche rilevamento del suolo, ma poco considerevole. La mineralogia sarda ha notati alcuni particolari su questo territorio. La roccia dominante è la calcarea. Trovasi in questo territorio un bardiglio bigio, che volge all’azzurro, e molto somiglia al calcareo che si vede nel colle del castello di Chirra e di Mandas, parimente compatto e di tinta azzurrognola. In qualche parte il calcareo resta frapposto al micaceo ed al bardiglio. Vedesi pure l’antracite in un filone sottoposto al suddetto bardiglio, e contiguo uno scisto talcoso e più o meno antracitoso. Ne’ dintorni del paese si ha una roccia di arenaria verde di trachite, simile a quella che fu riconosciuta nella montagna detta di Santo Padre, nel territorio del limitrofo Bordigali. Infine devesi notare la steatite bigia. Si è aperta una fodina a piè del colle che levasi tra la falda della montagna e il paese. Ivi è una spelonca, dove sono notevoli le concrezioni calcaree che vi si formano. Del suddetto calcareo formano i silanesi ottima calce, che vendono a’ paesi d’intorno.
Nella pendice della montagna e nelle falde sono in gran numero le fonti, le superiori d’acque leggere, le inferiori di acque pesanti. Alcune di queste e di quelle sono notevoli per la copia e perennità. Tra le prime sono più conosciute e vantate per bontà le sorgenti di Mandra de rosa, Funtana de angesas, Funtana Elighe, Funtana de Mandraidu, Funtana de Donna, e Cuguratu. Il comune si serve di quelle che sgorgano più vicine, sebbene men buone, e solo nelle case agiate bevesi delle prime. Sono esse tre e servono co’ loro rigagnoli alla irrigazione degli orti. Due rivi percorrono questo territorio, uno detto di s. Martene, l’altro de Pirastros, i quali si congiungono a un miglio e mezzo dal paese verso sirocco. Uno di essi scorre a ponente dell’abitato a poca distanza, l’altro a levante a mezzo miglio in circa. La pendice della montagna è selvosa di roveri e di elci, mescolati a poche altre specie, ma più rare. Lo stato della vegetazione è piuttosto soddisfacente non avendo i pastori in tanta vicinanza del paese potuto far quei guasti, che si notarono altrove. L’area di questa selva è di circa 4 miglia quadrate. Si possono numerare forse non meno di 200,000 ceppi.
Essa è in continuazione dell’amplissima selva di Sauccu e di Bolothana. Il selvaggiume che trovasi in questa selva consiste nei daini, cinghiali e volpi. Queste sono detestate da’ pastori per la strage che soglion fare del bestiame minuto, quando essi sono poco attenti e i cani altrove. Si provano egualmente dannose alle greggie le aquile e gli avoltoi. Gli uccelli che si cercano da’ cacciatori sono in gran copia, come pernici, quaglie, tordi, tortore, colombi ec.

Popolazione. Nel censimento del 1846 furono notate per Silanus anime 1742, distribuite in famiglie 546, e in case 535. Questo totale nell’uno ed altro sesso componevasi dalle seguenti età: Sotto gli anni 5, maschi 105, fem. 114; sotto i 10, mas. 99, fem. 109; sotto i 20, mas. 169, fem. 170; sotto i 30, mas. 140, fem. 123; sotto i 40, mas. 98, fem. 106; sotto i 50, mas. 98, fem. 89; sotto i 60, mas. 77, fem. 64; sotto i 70, mas. 64, fem. 53; sotto gli 80, mas. 24, fem. 22; sotto i 90, mas. 6, fem. 8; sotto i 100, mas. 1, fem. 3. In rispetto poi dello stato domestico si distribuiva il totale de’ maschi 881, in scapoli 530, ammogliati 326, vedovi 25; il totale delle femmine 861, in zitelle 442, maritate 327, vedove 92. I numeri medi del movimento della popolazione sono di nascite 60, morti 34, matrimoni 14. Le malattie più comuni di questo paese sono le infiammazioni di addome e di petto. Le ultime hanno causa nella troppo variabile temperatura. Le morti per i dolori laterali sono più frequenti adesso, che fossero ne’ tempi passati, perchè allora si ritenea il salutare uso nazionale de’ cojetti, da’ quali le persone erano ben difese come dal freddo, così dal calore. I silanesi sono uomini queti, dediti alla fatica e rispettosi dell’autorità. Le professioni principali sono l’agricoltura e la pastorizia, e si numerano applicate alla prima persone 360, alla seconda 170, a’ diversi mestieri 50. Più di 400 famiglie sono possidenti, ma pochissime hanno una fortuna notevole. Le donne lavorano molto nella tessitura, ed ogni casa ha quasi sempre in attività il telajo per le lane e per il lino. Facendo più che vogliasi per il bisogno aggiungono al guadagno de’ mariti il prezzo de’ loro lavori, che vendono ai paesi vicini e a’ negozianti di altre parti. L’istruzione primaria suol avere circa 15 fanciulli. Quelli che nel paese san leggere e scrivere non sono forse più di 35, i più de’ quali impararono ne’ ginnasi.

Agricoltura. Sono nel silanese terre idonee a tutti i consueti diversi generi di cultura, e dove si opera con intelligenza e studio si hanno ottimi e copiosi frutti. I piani sono fertilissimi di cereali, e nelle pendici della montagna si semina l’orzo con profitto. La quantità ordinaria delle semenze suol essere di starelli di grano 1200, d’orzo 300, di fave 150, di legumi 60, di lino 50, di canape 20. Il grano suol rendere in comune il 10, l’orzo il 14, le fave l’8, i legumi altrettanto. L’orticoltura occupa quei terreni che si possono irrigare, e i frutti sono assai buoni. Insieme con le specie ortensi si coltiva la meliga. Il vigneto convenientemente esteso tiene quasi tutte le varietà delle uve che si coltivano nell’isola, e siccome è riparato da’ venti freddi ed esposto bene dà larghi ed ottimi frutti. Se i vini non sono di pregio maggiore questo dipende dalla poca arte della manipolazione. Una piccola porzione di mosto si cuoce per sapa, ma di vino niente si brucia per acquavite perchè non si hanno gli istromenti e ignorasi il metodo. Gli alberi fruttiferi sono in numero di circa 10 mila ceppi, e della specie e varietà comuni. La vegetazione è vigorosa, i frutti copiosi ed ottimi. L’arboricoltura potrebbe essere molto più ampia, massime nella specie degli olivi; i gelsi vi si propagherebbero facilmente, e si potrebbero avere molti giardini d’agrumi, essendo il clima favorevolissimo, e più di tutto avendosi comodo riparo da’ venti che sogliono nuocere alle specie più gentili. Una notevole parte del territorio non selvoso alla falda della montagna è reticolata da un gran numero di chiusi di varia grandezza, ne’ quali si semina e si introduce a pastura il bestiame. Alcuni lucrano affittandoli per il pascolo a’ pastori del comune ed a’ forestieri.

Pastorizia. La parte incolta del territorio è produttiva di buoni pascoli, e se ne hanno a sufficienza per tutte specie, se pure talvolta per le pioggie autunnali differite non sia ritardato il rinascimento dell’erba ne’ prati naturali. Il bestiame manso comprende buoi per l’agricoltura e pel carreggio 540, cavalli e cavalle 160, giumenti 400, majali 160. I buoi e i cavalli pascolano nel prato comunale e ne’ chiusi particolari. Il bestiame rude numera vacche 1500, capre 2000, pecore 7000, porci 1800. I formaggi sono di qualche bontà, e pregio, non ostante che l’arte sia poco saggia.

Commercio. Il superfluo de’ prodotti agrari e pastorali vendesi a’ negozianti che fanno incetta per il porto di Bosa o per l’interno. La somma totale delle rendite si può computare di lire 80 mila. Da Silanus si va a Macomer verso il ponente per una via non carreggiabile di miglia 5 1/2, dove passa la strada reale di ponente e parte la provinciale di Bosa; a Bolothana capoluogo del mandamento per consimile via di miglia 4 verso greco. I paesi più vicini sono Bortigàli posto a ponente a miglia 2 1/3, Ley verso greco a miglia 2, Dualchi verso l’ostro a miglia 3 1/4, Ottana resta a sirocco alla distanza di miglia 7 1/2 alla sinistra del Tirso.

Religione. Questo paese fu già compreso nella diocesi di Ottana, ora in quella di Alghero. La cura delle anime è commessa ad un vicario, il quale è assistito in questo da altri due sacerdoti, e nelle funzioni solenni da altri ancora, i quali non hanno officio parrocchiale. La chiesa maggiore ha per titolare s. Antonio abate, edificata intorno al 1760 per cura del canonico prebendato D. Antonio Solinas col concorso di tutta la popolazione, ma è mal fornita di arredi sacri perchè i successori del Solinas non seppero imitare il suo esempio e provvederla decorosamente per l’esercizio del culto. Le chiese minori dentro il paese sono: La prima intitolata da s. Maria Maddalena che trovasi nel mezzo dell’abitato; La seconda dalla Nostra Donna, denominata d’Itria, che resta all’estremità del paese verso sirocco; La terza detta s. Croce, che serve di oratorio a una confraternita e sta vicina alla parrocchia. Fuori del paese verso la parte di ponente alla distanza di cinque minuti vedesi in luogo eminente una chiesa dedicata al protomartire s. Lorenzo, la quale se è vera la tradizione, fu in altro tempo chiesa parrocchiale.Ivi è il cemitero dove si inumano i defunti. Le feste principali di Silanus sono per il titolare della parrocchia e patrono della popolazione, e per s. Maria Maddalena, alle quali concorre gran folla de’ vicini paesi per sollazzarsi e banchettare nelle case degli amici. Sono altre due chiese rurali, una denominata dall’apostolo s. Bartolommeo, l’altra da s. Sabina, distanti una ed altra dal paese poco meno d’un miglio. La seconda è di antica struttura e credesi per antica tradizione che contiguo alla medesima fosse un ospizio de’ Benedettini. Sono già da più di un secolo cadute altre due chiese rurali, di cui si vedono le rovine. Una di queste era dedicata a s. Georgio, l’altra a s. Antioco.

Antichità. Entro la circoscrizione di questo paese trovansi gli avanzi di moltissimi nuraghi. Quelli che meno han patito sono tre e nominati, uno di Madrone, l’altro de Corbos, il terzo di s. Sabina. Il secondo dista dal paese un’ora, gli altri due un quarto.