Quando Fantascienza e Preistoria si incontrano

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CHIESA E NURAGHE DI SANTA SABINA: QUANDO FANTASCIENZA, REALTÀ E PREISTORIA SI INCONTRANO

di abbassuerdis


In questi giorni i visitatori che si recano nel famoso sito archeologico del territorio di Silanos possono restare basiti da un panorama inusuale: realtà/preistoria e/o fantascienza si sono dati appuntamento nello stesso luogo? Come potete vedere nelle foto che vi allego, il tutto lascia quanto meno sconcertati.

Queste immagini ricordano i famosi "cerchi nel grano" ("Crop Circles"); sono quelle misteriose formazioni che da anni compaiono nei campi e, benché sia stato dimostrato che il fenomeno possa essere riprodotto, i dubbi sulla loro origine rimangono. Possibile che in tutto il mondo ci siano burloni che si divertono a "creare" queste meravigliose opere d'arte? Come fanno a realizzare tali "decorazioni" nell'arco di pochissimo tempo? Perché non vengono mai scoperti? In genere sono di forma rotonda o ellittica, con un diametro che varia dai 45 centimetri ai 200 metri, con una dimensione media di 50 metri e di una precisione assoluta (come potete vedere nella foto a destra.

Scienziati statunitensi hanno scoperto nelle piante prelevate dai cerchi notevoli alterazioni fisiche e genetiche, spiegabili solo con l'irradiazione di microonde a noi sconosciute. Quelli che vedete nelle foto scattate in prossimità del nuraghe non rientrano pienamente nelle caratteristiche che vi ho descritto ma il sospetto è che la loro forma sia stata adattata da chi li ha disegnati alle caratteristiche del sito e di tutta la zona circostante: si integrano infatti perfettamente con la rusticità dell’ambiente rurale che li circonda. Da notare che il sospetto che si tratti di disegni eseguiti da extraterrestri (nel nostro caso smaccatamente alticci) è avvalorata dal fatto che nei pressi è presente la carcassa di una macchina di passaggio, incenerita da un misterioso raggio sparato molto probabilmente da un disco volante.
Il rottame non può essere spostato per alcun motivo, essendo sottoposto a sequestro per indagine in corso; si vocifera anzi che sia stata vincolata dalla Sovrintendenza alle Antichità in quanto ormai parte integrante del sito. Per la cronaca: anche diversi Amministratori comunali degli ultimi decenni sembra siano stati colpiti dal micidiale raggio: la prova è che quando si parla di quel sito archeologico si comportano e ne parlano come appunto extraterrestri. Il sospetto è che si tratti de una fattura del famoso mostro preistorico sopravvissuto fino ai giorni nostri di Nonde Lessas, cugino e anagramma storpio del più famoso mostro di Loch Ness. La storia di quest’ultimo nasce nel lontano marzo del 1933, quando fra gli abitanti dei villaggi scozzesi inizia a circolare una leggenda tramandata fin dal 665 dopo Cristo: in un lago vive un essere enorme e misterioso. A riprova che la storia è vera qualche mese dopo un famoso esploratore demente, nel giro di tre giorni, riesce in una straordinaria impresa: fotografare le orme del mostro! Che anche l’animale che si aggira nei pressi del sito archeologico silanese sia amante dell’acqua è documentato dalla piscina che è in grado di costruirsi per rotolarsi nell’acqua a tipu porcu, come riportato nelle sequenza fotografica.

Sulla tipologia delle impronte possiamo dire che sono state senz’altro prodotte da un mostro di grandi dimensioni: sono chiarissime e potrebbero essere state lasciate solo da un animale alto almeno sei metri e provvisto di unghie d’acciaio.

Nel territorio di Silanos la leggenda del mostro ha origine più recenti rispetto a quelle del cugino scozzese e si pensa che non si tratti di un unico individuo ma di diversi elementi della stessa specie che, secondo alcuni studiosi, vivrebbero nello stesso territorio uno all’insaputa dell’altro. Altri invece pensano che si tratti di un unico individuo composto da diversi elementi ma speciali e territorialmente competenti (scusate: l’estensore dell’articolo ha bevuto un mirto). Si sta comunque creando un’altra cordata di studiosi che sostiene invece la teoria cosiddetta di “….e ponimoli Peppe..” La scoperta delle prime tracce anche nel caso del mostro silanese è da addebitare ad un famoso studioso, Marieddu Maricosu, che le descrisse per la prima volta ed in gran segreto negli anni ’70 (nota: lo studioso rimase poi impelagato in una diatriba in quanto sosteneva di provenire da Sas Roccas ma non veniva poi ricompreso nel parentado della famosa famiglia….lo so che questo non c’entra niente…’emb…deo lo naro su matessi). Le orme (nella parlata locale: zampales) vennero studiate anche da esperti in materia (i soliti Piras & Biccu), che però non svelarono mai il terribile segreto. Una studiosa tutt’ora vivente, la dott. Betta Chela-Posca, è però pronta a riesaminare la questione. Le notizie di avvistamenti del mostro attorno al sito hanno iniziato nuovamente a circolare nel 2006 quando sul bordo meridionale della strada SS 129 iniziarono a costruire una nuova piscina per il contenimento di idrocarburi (benzina e gasolio): gli abitanti del luogo videro in diverse occasioni un'enorme creatura con due grosse gobbe aggirarsi nel luogo, forse attirato dall’idea di rigenerarsi con un bagno nella nafata. Altre due persone videro uno strano animale (ribattezzato in seguito mazzone iscoadu) con una pecora in bocca attraversare la strada ma si pensa che quello fosse un diversivo organizzato dai buontemponi locali per confondere la miscela e in ogni caso qui citiamo questo fatto solo perché c’era posto. Ecco ora la cronistoria di alcuni avvistamenti del mostro durante gli anni:

  • 1889 Due fratelli di Crabas che stavano pescando a Ordari videro un'enorme sagoma che emergeva dall'acqua e che si muoveva velocemente; si pensa comunque che fossero rimasti vittime del consumo eccessivo di funghi allucinogeni.
  • 1892 Due nuinates che stavano pisciando vicino all’ingresso del nuraghe videro una grossa creatura che ondeggiava tra l’erba. Essa aveva una testa simile a quella di una anguilla, con una coda affusolata e con una lunghezza di circa 10-14 metri. Venne lì coniata e poi tramandata la famosa domanda che uno dei due fece all’altro “…. e itte pische?”.
  • 1929 Due cacciatori locali videro quello che pensarono fosse un tronco che ondeggiava nella piscina del sottopasso della SS 129 (attualmente momentaneamente prosciugata). Quando però lo osservarono meglio videro che era una grande creatura: la seguirono per diversi minuti prima che essa si immergesse senza più riemergere.
  • 1930 Un uomo che viveva a Silanus (Tzotzone Delrio) un giorno vide una strana creatura che si aggirava nei pressi del fiume Ordari: impose ai suoi familiari di non lavare più i suoi vestiti in quel fiume, anzi da nessuna parte.
  • 1960 Nel settembre di quell'anno un turista tedesco e la sua famiglia che stavano in un caravan nello spiazzo della chiesa vide quella che si rivelò essere una grande creatura vivente: incominciò a muoversi e notarono la sua rosea schiena, dopodiché iniziò a rotolarsi in una pozza di fango. A questo punto videro apparire una pinna o un’ala; il corpo della creatura aveva una lunghezza di circa di 10 metri era scura in alto e chiara nella parte inferiore. Questo avvistamento fu testimoniato da altre nove persone, tutte rigorosamente con tasso alcolico superiore a 2 litri per grammo di sangue e che erano lì senz’altro perché avevano intenzione di prendere le lanterne (del camper) per lucciole (nel senso di….. azis cumpresu).

Con gli avvistamenti diretti quell’anno si fece l’abbasto: si sono infatti interrotti ma a giugno 2008 la comparse delle tracce che vi abbiamo mostrato ha riaperto la questione. Sconvolgente è il fatto che nei pressi del nuraghe è stato ritrovato il corpo di un animale, senz’altro un cucciolo, che abbiamo immortalato per voi. Gli studiosi che continuano ad esaminare il caso affermano che non la carogna ma senz’altro le tracce fotografate appartengono senza ombra di dubbio ad un animale del genere excavator bennatum gommatus, specie straliadensiis, che avrebbe agito nei giorni scorsi per preparare il terreno ad una cucciolata sparsa per tutta la Sardegna e richiamata nel sito in occasione di una particolare ricorrenza durante la quale vengono raccolti tutti i formaggini esistenti nei market della zona; questi vengono poi fusi in un grande paiolo per produrre un alimento detto ischidù da non confondere con analogo prodotto, ottenuto dalla fusione a caldo di corza de casu putrigada e chiamato dromidu. A questo punto: ma cosa c’entra la carogna? …vabbè mica si può scoprire tutto assieme. Riguardo agli avvistamenti veri e propri dell’animale, c’è qualcuno che giura di averlo visto nell’ultimo periodo nei pressi del nuraghe in una sera nebbiosa, ma nessuno è mai riuscito a mettergli il laccio al collo. Né, probabilmente, mai ci riuscirà. Sì, perché l'ultima trovata di una delle tante Amministrazioni Comunali che si sono succedute nel corso degli anni è stata quella di costruire una vera e propria trappola elettrificata nel vano tentativo di catturare la bestia.


Si vocifera anche che verrà attivato a breve un Numero Verde, in collegamento con una squadra interforze composta da barrancelli, paracadutisti e frequentatori della pizzeria al taglio per la raccolta di tutti gli avvistamenti ed il pronto intervento per il tentativo di cattura. L’animale ha molto probabilmente sentito puzza di bruciato e ora gira alla larga dal posto! P.S.: per dovere di cronaca, occorre ricordare che nonostante avvistamenti, tracce e quant’altro molti scienziati continuano a sostenere che il mostro di Nonde Lessas sia solo una fantasia del cervello dei partecipanti a su izzadorzu, fulminato dalle abbondanti libagioni. Inoltre si è in attesa di ulteriore documentazione che dovrebbe essere fornita in anteprima in un convegno organizzato da un gruppo di aspiranti amministratori non eletti alle ultime elezioni comunali, che si intitolerà “Bella cagada s’iscavadore”.


Silanos, 08-06-2008