Buone azioni

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DrpAdmSite
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Last seen: 1 mese 1 settimana fa
Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
Buone azioni

Ho fatto un sogno terribile, le mie azioni acquistate una ad una in vent'anni di giochetti in borsa e ingrassate come un porco mannale pronto all'estremo sacrificio, volatilizzate nel volgere di due giorni.
Tutto è cominciato in America, dove le banche si sa prestano soldi a gogo a chiunque s'impegni a vendere moglie e figli e relativi organi interni per pagare il mutuo, salvo accorgersi che ormai non saprebbero più dove tzaccare tutti i debitori insolventi.
C'è da piangere, che colpa ne hanno le mie azioncine grasse-grasse che ora sono leggere come piuma di buffulargio, mi ci dovevo levare qualche sfizio con quei graziosi pezzi di carta e invece non mi bastano nemmeno per una bombola e relativa cannetta.
Poi nel dormiveglia, o forse era la radiosveglia, sento il comunicato del PdC Berlusconi che mi oracola all'orecchio di non vendere, entro 18-24 mesi, le mie azioni torneranno all'originaria pinguedine e anche di più, ma devo avere pazienza. Mi sveglio e mi accorgo che non c'è un minuto da perdere, doccia veloce, vestizione espressa senza passare per l'accapatoio, devo vendere, vendere tutto, vendere subito quelle maledette azioni, se il nano ha detto di tenerle, devo vendere, pochi maledetti e subito.
Mentre svolazzo sul ponte cammello alla volta del macoomair-trade-center, finalmente mi sveglio, proprio in tempo per evitare un frontale col pullman per Bultei che avrebbe posto fine alle mie angoscie da piccolo capitalista sull'orlo del baratro, mi ridesto dallo spavento e mi rendo conto che in effetti non possiedo alcuna azione.

...............scherzi a parte se avete azioni vendetevele :!: :!: :!: :!:

Chellelle
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Last seen: 10 anni 3 mesi fa
Iscritto: Mer, 13/02/2008 - 06:43
Re: Buone azioni

admdortos ha scritto:
Ho fatto un sogno terribile, le mie azioni acquistate una ad una in vent'anni di giochetti in borsa e ingrassate come un porco mannale pronto all'estremo sacrificio, volatilizzate nel volgere di due giorni.
Tutto è cominciato in America, dove le banche si sa prestano soldi a gogo a chiunque s'impegni a vendere moglie e figli e relativi organi interni per pagare il mutuo, salvo accorgersi che ormai non saprebbero più dove tzaccare tutti i debitori insolventi.
C'è da piangere, che colpa ne hanno le mie azioncine grasse-grasse che ora sono leggere come piuma di buffulargio, mi ci dovevo levare qualche sfizio con quei graziosi pezzi di carta e invece non mi bastano nemmeno per una bombola e relativa cannetta.
Poi nel dormiveglia, o forse era la radiosveglia, sento il comunicato del PdC Berlusconi che mi oracola all'orecchio di non vendere, entro 18-24 mesi, le mie azioni torneranno all'originaria pinguedine e anche di più, ma devo avere pazienza. Mi sveglio e mi accorgo che non c'è un minuto da perdere, doccia veloce, vestizione espressa senza passare per l'accapatoio, devo vendere, vendere tutto, vendere subito quelle maledette azioni, se il nano ha detto di tenerle, devo vendere, pochi maledetti e subito.
Mentre svolazzo sul ponte cammello alla volta del macoomair-trade-center, finalmente mi sveglio, proprio in tempo per evitare un frontale col pullman per Bultei che avrebbe posto fine alle mie angoscie da piccolo capitalista sull'orlo del baratro, mi ridesto dallo spavento e mi rendo conto che in effetti non possiedo alcuna azione.

...............scherzi a parte se avete azioni vendetevele :!: :!: :!: :!:

Caro Adm (come stai? tutto ok?),

in un momento come questo valuterei con attenzione qualsiasi movimento. Dare il segnale di vendere al più presto le proprio azioni credo sia sbagliato, certo in modo così generico.

La crisi finanziaria è pesante ma si tratta di una crisi finanziaria che poco ha a che fare con l'economia reale delle imprese (salvo per quelle imprese che si chiamano banche e che negli ultimi 10 anni hanno rappresentato il motivo delle principali crisi economiche, ben più della guerra in Iraq, per intenderci, dper quelle che erano in crisi e si reggevano sul sostegno di quelle stesse banche, per gli speculatori della bolla immobiliare .... sono anni che faccio il conto alla rovescia aspettando che scoppi anche dalle nostre parti ... in questo momento compri un appartamento a Manhattan per €100.000, assurdo no?). Questo non significa che non esista ne tanto meno che abbia effetti. Il valore delle azioni è legato, nel caso delle società quotate in borsa, al loro valore di scambio (quindi al mood, alle proiezioni, ai frizzi, pizzi, lazzi e cazzi di non so chi che si sveglia un giorno e cambia tutto ... come nei locali notturni di Sassari e alla fine tutti tornano negli stessi). Sono stati fatti degli esempi che sono pertinenti: Eni ed Enel.

Le vedete in crisi? Io vedo in crisi noi che le dobbiamo pagare. Perdono in questi giorni circa il 40% del loro valore. Mi domando il perchè, so che c'è una risposta e credo anche di conoscerla. Credo che le azioni di Eni ed Enel siano buone azioni. Certo le azioni Alitalia valgono poco e niente ma quella è un'altra storia.

Le azioni presentano un rendimento medio, è vero quello che è stato detto, nel medio lungo periodo (40 anni) pari a circa il 6%, ben al di sopra di qualsiasi altro strumento finanziario.

Bisogna imparare a valutare, non spaventarsi nelle situazioni di pericolo. Bisogna reagire con ponderazione, a maggior ragione quando le difficoltà aumentano.

Spero vivamente che questa serie di disastri siano l'inizio di una nuova cultura nella gestione delle proprie cose, troppo spesso ci si affida agli altri e gli altri non hanno i nostri stessi obiettivi.

Abbracci cari, mi mancate ma sono incasinatissimo.

bodale
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Last seen: 6 anni 6 mesi fa
Iscritto: Ven, 14/07/2006 - 22:28
Buone azione e cattivi sogni

Su mè……..anchio ho fatto un sogno terribile.
La mia banca voleva farmi a tutti costi un mutuo senza che io fornissi alcuna garanzia.
Mi sembra che li chiamino mutui “Subprime” .
L’unica raccomandazione è stata spendi e spandi e ………, udite udite….. compra qualcuna delle nostre azioni.
Ho pensato questi sono pazzi. Oppure mi prendono per il culo?
E se, dico se, dopo non pago le rate del mutuo (cosa probabile)?
Mi è stato risposto : non preoccuparti, di questi mutui ne abbiamo sempre fatto. Sono ottimi prodotti finanziari.
Memore del proverbio : su inari non lu caga s’ainu, ho ripensato : questi sono doppiamente pazzi.
Poi ho pensato. La banca guadagna con gli interessi sul mutuo.
Quindi più mutui = più interessi = più guadagno. Una bellissima equazione.
Poi la banca che fa?
Fa un bel pacco regalo di questi mutui e li trasforma in fondi di investimento. Tanto come abbiamo visto, sono guadagni.
Poi che fa ancora?
I fondi di investimento li chiama obbligazioni e vengono messi in vendita.
In pratica vendono debiti di persone molto spesso insolvibili.
Una volta in vendita, trattandosi di guadagni, c’è la corsa per acquistarli.
Chissà chi sono le altre banche che hanno comprato questi fondi d’investimento. Chi vivrà vedrà.
E la banca venditrice alla fine che fa?
Ci guadagna tre volte. Dal mutuo, dal fondo e dall’eliminazione del rischio dell’insolvenza del debitore.
E se anche la mia banca, oltre a propormi il mutuo di prima, ha comprato a sua volta di questi fondi di investimento?
Ho chiesto notizie in giro e mi hanno detto di stare tranquillo. Per ora nostro il Governo garantirà le banche, se necessario, con un fondo 20 miliardi di Euri. Che bello pensare che siamo circondati da gente che garantisce i nostri risparmi.
Però non ho capito una cosa. Chi tira fuori questi 20 miliardi di euri per garantire i nostri risparmi? Forse pantalone?
Qualcuno che conosco direbbe : arrazz’e iscena.
Ajò bodà….ischida su sonnu…..ma arrazz’e sognos chi faghes…….

salicepiangente
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Last seen: 10 anni 1 settimana fa
Iscritto: Lun, 23/06/2008 - 22:03
Buone azioni

sono d'accordo con chellelle, vendere in tutto in preda al panico non ha senso, si rischia solo di peggiorare la situazione, meglio procedere con scelte oculate senno si rischia il patatrac dei nostri istituti di credito.Del resto azioni sconsiderate ci hanno portato a questo e azioni sconsiderate non possono che peggiorare la situazione.

salicepiangente
Offline
Last seen: 10 anni 1 settimana fa
Iscritto: Lun, 23/06/2008 - 22:03
Re: Buone azione e cattivi sogni

bodale ha scritto:
Su mè……..anchio ho fatto un sogno terribile.
La mia banca voleva farmi a tutti costi un mutuo senza che io fornissi alcuna garanzia.
Mi sembra che li chiamino mutui “Subprime” .
L’unica raccomandazione è stata spendi e spandi e ………, udite udite….. compra qualcuna delle nostre azioni.
Ho pensato questi sono pazzi. Oppure mi prendono per il culo?
E se, dico se, dopo non pago le rate del mutuo (cosa probabile)?
Mi è stato risposto : non preoccuparti, di questi mutui ne abbiamo sempre fatto. Sono ottimi prodotti finanziari.
Memore del proverbio : su inari non lu caga s’ainu, ho ripensato : questi sono doppiamente pazzi.
Poi ho pensato. La banca guadagna con gli interessi sul mutuo.
Quindi più mutui = più interessi = più guadagno. Una bellissima equazione.
Poi la banca che fa?
Fa un bel pacco regalo di questi mutui e li trasforma in fondi di investimento. Tanto come abbiamo visto, sono guadagni.
Poi che fa ancora?
I fondi di investimento li chiama obbligazioni e vengono messi in vendita.
In pratica vendono debiti di persone molto spesso insolvibili.
Una volta in vendita, trattandosi di guadagni, c’è la corsa per acquistarli.
Chissà chi sono le altre banche che hanno comprato questi fondi d’investimento. Chi vivrà vedrà.
E la banca venditrice alla fine che fa?
Ci guadagna tre volte. Dal mutuo, dal fondo e dall’eliminazione del rischio dell’insolvenza del debitore.
E se anche la mia banca, oltre a propormi il mutuo di prima, ha comprato a sua volta di questi fondi di investimento?
Ho chiesto notizie in giro e mi hanno detto di stare tranquillo. Per ora nostro il Governo garantirà le banche, se necessario, con un fondo 20 miliardi di Euri. Che bello pensare che siamo circondati da gente che garantisce i nostri risparmi.
Però non ho capito una cosa. Chi tira fuori questi 20 miliardi di euri per garantire i nostri risparmi? Forse pantalone?
Qualcuno che conosco direbbe : arrazz’e iscena.
Ajò bodà….ischida su sonnu…..ma arrazz’e sognos chi faghes…….

bella bodà, senza considerare chela copertura per chi prima investe e poi perde è limitata quindi una parte viene comunque bruciata....morale della favola...chi ha speculato vendendo crediti andrà alle maldive,chi non ha investito contribuirà a sborsare quei venti miliardi e chi ha investito credendo a questi pezzi di idioti avrà la botte vuota e la moglie sobria con un bel manganello pronro all'uso...che bello...
Ma magari il mago tremonti trova qualche altra variazione sul tema finanza creativa...

appo nadu
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Last seen: 10 anni 1 settimana fa
Iscritto: Ven, 03/03/2006 - 16:41
Buone azioni

I nodi ogni tanto vengono al pettine...le borse...i mercati...il capitalismo è in crisi...la terra gli trema sotto i piedi... ho come l'impressione che il caro vecchio Marx se la ride...alla grande...I massimi teorici del libero mercato,del profitto sempre e comunque queste giornate difficilmente se le scorderanno...
Le banche Europee e Mondiali per sopravvivere stanno ricevendo l'aiuto da parte dei loro Governi con fior-fiori di miliardi di euro...ma come?...non bisognava privatizzare tutto e tutti?non dicevate che solo il libero mercato rendeva gli uomini liberi?...e che il vero paradiso sta nella Borsa dei mercati?....io compro...tu vendi...io guadagno...tu guadagni...NO...non è proprio cosi...che qualcuno ci guadagni è sicuro...ma chi perde sono tanti...tantissimi...ed hanno il nome di "risparmiatori..."
Quanta tristezza e amarezza...per anni e anni hanno mentito sapendo di mentire...ingannando milioni di risparmiatori...divorando tutto e tutti...in un gioco drogato e falso...in questo massacro solo i grandi speculatori maestri del bluff ne usciranno vincitori...tutti gli altri saranno massacrati...
Noi semplici spettatori possiamo solo constatare che il vecchio caro Marx ha segnato un gran bel gol alla difesa dello squadrone "Capitalismo" piena di giocatori "drogati".

DrpAdmSite
Offline
Last seen: 1 mese 1 settimana fa
Iscritto: Mar, 18/10/2005 - 16:16
Buone azioni

Penso che Bodale abbia centrato l'argomento.
Oggi Ferruccio de Bortoli ha detto in radio che l'ammontare dei "derivati" è pari a 12 volte il PIL mondiale, e ancora c'è qualcuno che dice che non c'è problema, basta avere fiducia.
In pratica è come se un concessionario avesse venduto la stessa macchina (SENZA AVERLA) a 12 persone diverse intascandone il prezzo ma senza consegnare alcuna vettura, il sistema regge fintanto che nessuno reclama la macchina, non è necessario che si presentino in dodici a reclamare la macchina, basta che se ne presenti uno e scoppia il caos.
Pare che il sistema scelto per evitare il caos sia quello di invocare la fiducia, cioè rassicurare la gente che la macchina c'è anche se non si può vedere, e nel frattempo cercare un ennesimo acquirente, non trovando altri polli si sacrificheranno i governi nazionali, che ovviamente se le cose vanno male si rifaranno sui loro cittadini, ...avete presente il multilevel marketing ?

Eppure in questi giorni è tutto un appello alla fiducia del popolo, il popolo deve avere fiducia tenere al suo posto il gruzzoletto decimato dai topi delle borse (aspettando che completino l'opera), ma ce ne vuole davvero tanta di fiducia e di fede per credere che quel che è stato bruciato miracolosamente riappaia più grande e più bello di prima.
Anche la Galbani che dai tempi di Carosello ci ammazzava lu gabbu con "Galbani vuol dire fiducia" è stata beccata a cambiare le date di scadenza della merce scaduta.
Bertrand Russell mezzo secolo fa denunciava la creduloneria popolare verso molte categorie di imbonitori fortemente voluta dagli stati.

Bertrand Russell ha scritto:

Vorrei proporre alla benevola considerazione del lettore una teoria che potrà sembrare paradossale e sovversiva. La teoria è questa: che sarebbe opportuno non prestare fede a una proposizione fino a quando non vi sia un fondato motivo per presupporla vera. Ammetto, naturalmente, che se questa opinione divenisse comune, ne risulterebbero completamente trasformati la nostra vita sociale e il nostro sistema politico, il che non deporrebbe a favore della mia tesi, dato il perfetto funzionamento dell'una e dell'altro, oggi. E so anche bene una cosa forse più seria, che una dottrina di questo genere provocherebbe una diminuzione delle entrate dei chiaroveggenti, dei bookmakers, dei vescovi e di tutte quelle persone che vivono sulle speranze irrazionali di coloro che non hanno fatto nulla per meritarsi una buona sorte in questo o nell'altro mondo. Ma nonostante questi gravi argomenti in contrario, sono convinto che sul mio paradosso vale la pena di aprire la discussione, ed è appunto questo che cercherò di fare.

Per anni ci hanno rotto le balle dicendoci che il sistema bancario italiano era di stampo medievale, ora dovremmo (ri)credere che invece è uno dei più solidi al mondo!

Vogliamo credere ancora a queste cose?

serrone
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Last seen: 9 anni 8 mesi fa
Iscritto: Sab, 28/04/2007 - 23:49
Buone azioni

Su Mere Ha scritto :Eppure in questi giorni è tutto un appello alla fiducia del popolo, il popolo deve avere fiducia tenere al suo posto il gruzzoletto decimato dai topi delle borse (aspettando che completino l'opera), ma ce ne vuole davvero tanta di fiducia e di fede per credere che quel che è stato bruciato miracolosamente riappaia più grande e più bello di prima.
Cosa stò leggendo ? IL GRUZZOLETTO DECIMATO DAI TOPI DELLE BORSE !!!!! O SU ME' MA STAI BRULLANDO O SESE BUGLIENDE COME DIREBBE ANTONELLA ( SIENDA MIA :wink: :wink: )
Guarda che a noi Serrones e c. non ci interessa magnà tutta quella porcheria virtuale perchè ci verrebbe da fare sas troddias in boidu ,meglio addentare cose concrete,Adesso fai una buona azione per stare in tema,chiedi scusa a tutti i topoloni,(ti prego fallo subito ca si nono custoso non mi votana piusu !!!!)
Bodà ,Burdellò nadebilu bois puru ! :P :P :P

Con Osservanza Serrone. :oops: :oops:

panda
Offline
Last seen: 9 anni 5 mesi fa
Iscritto: Gio, 11/10/2007 - 23:00
intervista a padoa schioppa

Repubblica ha scritto:

Parla l'ex ministro dell'Economia e "costituente" di Maastricht
"Non è la fine del capitalismo, ma ora l'Unione deve agire in fretta"
Padoa-Schioppa: "Ora si muova l'Ue
Bisogna difendere il libero mercato"
di MASSIMO GIANNINI
Padoa-Schioppa: "Ora si muova l'Ue Bisogna difendere il libero mercato"

Tommaso Padoa-Schioppa

C'È CHI rievoca la Grande Depressione del '29, chi parla di un crac globale senza precedenti. Tommaso Padoa-Schioppa, "costituente" di Maastricht, non ha dubbi: "Non è una crisi congiunturale, anche se, certo, tutte le crisi passano. Ma dopo la crisi il mondo sarà lo stesso di prima, come è stato dopo le crisi dell''82, dell''87, del '94, del '98? Io credo di no: questa volta, il dopo non sarà come il prima". L'ex ministro dell'Economia, dal suo ufficio all'Assonime, segue minuto per minuto la "tempesta perfetta" che sta sconvolgendo i mercati. E in questa intervista spiega perché occorre un Fondo europeo per il salvataggi bancari, e un rafforzamento dei poteri della Bce.

"Siamo di fronte a una crisi che segna una svolta strutturale - dice Padoa-Schioppa - ed è una svolta sotto diversi profili: ideologia economica, modello di crescita in Usa, assetti e pratiche della finanza, comportamenti delle autorità, rapporti di forza economica e politica tra le grandi aree del mondo, atteggiamento della politica.

Dunque, siamo davvero quello che Tom Wolfe definì "il falò delle vanità"? È davvero il collasso del capitalismo?
"Piuttosto che il termine incerto 'capitalismo' userei la nozione di economia di mercato. Ebbene, non siamo a un collasso dell'economia di mercato paragonabile a quello dell'economia pianificata che segnò la fine del sistema sovietico. L'errore qui è stato dalla parte della ideologia e della politica economica, che hanno creduto in un mercato senza regole. Il sistema di mercato, così come in politica il sistema democratico, è più un meccanismo per correggere gli errori che per assicurare che di errori non se ne facciano. Entrambi funzionano se rispettano regole precise, perché non sono capaci di autoregolarsi. Entrambi contengono in sé i germi dell'autodistruzione, ma se la produzione di anticorpi è sufficiente entrambi hanno la capacità non solo di correggere singoli errori (un investimento sbagliato, un governante incapace), ma anche di riformarsi come sistema. La disfunzione qui è stata la violazione di regole elementari di prudenza e di correttezza che il sistema dei controlli pubblici ha mancato di far rispettare".

Ulrich Beck ci aveva avvisato: attenzione, prima o poi la globalizzazione ci presenterà il conto. Non è così?
"Quando arriviamo impreparati agli appuntamenti che essa ci dà, la storia si vendica. Il conto che la globalizzazione ci presenta è per non averla governata a sufficienza, non per averla consentita. Essa, del resto, non ci ha chiesto il permesso, non ha bussato prima di entrare; è frutto della tecnologia e di impulsi umani che si possono disciplinare, non sopprimere. E volere uscire dalla povertà, come India e Cina stanno facendo, non è una colpa".

"Salvate la gente, non salvate le banche", gridano i risparmiatori americani che si sentono in balia delle tecnocrazie. In questi anni non vi siete occupati troppo di Wall Street, e poco di Main Street?
"Hanno ragione, ma solo in parte. Avrebbero dovuto parlare non di banche ma di banchieri, e dire 'non salvate i banchierì cioè i managers e gli azionisti delle banche. Non salvare le banche significherebbe, invece, punire proprio la gente: risparmiatori, lavoratori, famiglie che hanno comprato casa".

Le autorità americane sono sotto accusa: hanno drogato l'economia. Stiamo pagando tutti la famosa "Greenspan put"?
"Non c'era bisogno di questa crisi per vedere i pericoli insiti nella sovrabbondanza di liquidità in cui le economie del mondo, e quella americana in particolare, hanno operato per molti anni. Una volta si riteneva che troppa moneta generasse, prima o poi, un'inflazione dei prezzi al consumo. Per 15 o 20 anni, invece, i prezzi dei beni di consumo sono stati tenuti a bada non solo da una ritrovata moderazione salariale, ma soprattutto dall'immissione in Occidente di manufatti prodotti in Asia, dove la mano d'opera è molto istruita e poco pagata. Il campanello d'allarme dell'inflazione, perciò, non ha suonato. Intanto la sovrabbondante liquidità cercava sbocco nell'investimento in beni capitali, facendone salire i prezzi ben oltre il vero valore: titoli dei paesi in sviluppo, azioni di società high-tech, immobili. Sembrava che si creasse ricchezza e invece erano bolle speculative".

Lei è succeduto a Paul Volcker alla presidenza della Fondazione che fissa gli standard contabili internazionali. La regola del "mark to market", cioè di valutare gli attivi di bilancio ai prezzi di mercato, non è responsabile della bolla? E non è ora di cambiarla?
"Cambiare regola in piena crisi sarebbe un errore perché accrescerebbe la sfiducia e la diffidenza in un mercato già troppo impaurito. A tempo debito, però, un riesame della questione e qualche correzione saranno opportuni. Perché è ben vero che la crisi nasce proprio dalla incapacità del mercato di compiere, giorno per giorno, 'giustè valutazioni".

L'altra critica all'America riguarda la genesi e la gestione della crisi. Sulla genesi, non c'è stato un sistema di controlli a maglie troppo larghe? Sulla gestione, è stato giusto salvare Freddie e Fannie, e far fallire Lehman Brothers?
"Sulla gestione della crisi è difficile giudicare stando fuori della sala operatoria; e per di più l'operazione non è finita. Sulla genesi della crisi, invece, penso che oltre all'eccesso di liquidità abbiano pesato un'ideologia troppo fiduciosa nella capacità di autoregolamentazione del mercato e un atteggiamento delle autorità troppo timoroso di scontentare le imprese e le banche. Le autorità di controllo devono essere indipendenti non solo dalla politica, ma anche dagli operatori. Più in generale la crisi nasce dallo sguardo corto, dalla miopia, dal cosiddetto 'short-termism' che purtroppo ha dominato non solo gli atteggiamenti degli operatori di mercato, ma anche quelli delle autorità pubbliche. Un compito fondamentale della politica economica è di guardare più lontano dei soggetti privati".

Come giudica il maxi-piano di salvataggio di Paulson?
"Un intervento di emergenza era divenuto indispensabile. Il piano Paulson aveva alcuni difetti, in gran parte corretti nella discussione al Congresso. Sarebbe stato irresponsabile non intervenire per nulla".

Ma ci sono altri possibili default dietro l'angolo, nel sistema bancario-assicurativo americano?
"Nessuno lo può dire, e il motivo c'è. Con un'immagine, potremmo dire che siamo passati dalla 'bollà al 'buco nero', che è una specie di bolla 'in negativo': da una fase in cui il mercato creava valori fasulli a una in cui esso distrugge valori veri. In un mercato senza regole, nessuna istituzione finanziaria potrebbe resistere a una pressione al ribasso forte come quella che oggi è resa possibile dalla dimensione della finanza. È stato bene limitare le vendite allo scoperto; e vanno bene, in certi casi, anche interventi straordinari dello Stato".

In questo scenario di "assoluta imprevedibilità", come l'ha definito Trichet, c'è anche chi teme un possibile crollo del dollaro, che avrebbe effetti ancora più rovinosi per l'economia. Secondo lei è un pericolo reale?
"Non lo so, ma osservo che anche il mercato dei cambi opera con cicli, molto ampi e duraturi, di sottovalutazione o di sopravvalutazione dei 'verì valori. E la forza che esso ha acquistato, anche nel condizionare la nostra mente, è del tutto sproporzionata alla sua saggezza. Alla lunga il mercato corregge i propri errori, ma nel breve e medio periodo (che può essere di anni) esso vive dei propri errori. L'economia mondiale ne può soffrire in modo grave. Ricordiamoci che essa ha sempre avuto uno standard oggettivo e per così dire universale e che più si integra più ne ha bisogno. Quello standard è rimasto il dollaro anche dopo che esso, sganciandosi dall'oro, si è sottratto a ogni impegno verso il mondo. Non credo che nell'economia globale di oggi, dove i colossi sono più d'uno (oltre agli Usa, l'Europa, la Cina, l'India) la moneta di uno solo, governata in funzione di esigenze nazionali, possa essere la moneta di tutti".

Veniamo all'Europa. Ormai il contagio si diffonde anche nel Vecchio Continente. Quanto e cosa rischiamo? E in che cosa è diversa la nostra situazione, rispetto a quella americana?
"L'economia mondiale è una, soprattutto nella finanza; nessuno è al riparo. L'Europa ha alcuni vantaggi: le famiglie risparmiano e sono meno indebitate; l'investment banking è fatto da istituzioni che operano e sono vigilate come banche; l'atteggiamento verso il mercato è giustamente positivo ma meno incline a eccessi ideologici. Ma a fronte di questi vantaggi stanno un sistema di vigilanza ancora frammentato e una limitata capacità di agire in una crisi".

Lei fu tra i primi a porre all'Ecofin il problema di armonizzare i criteri di vigilanza bancaria a livello europeo. Purtroppo quella sua proposta non ebbe il seguito che meritava. Non crede che questa, oggi più che mai, sia la vera urgenza, dal momento che le banche centrali di ciascuno stato membro continuano ad operare con criteri diversi, e spesso senza dialogare tra loro?
"Se ci fosse una crisi bancaria in Europa e si andasse poi a vedere bene com'era strutturato il sistema di vigilanza nell'area dell'euro ne uscirebbe un giudizio molto severo sul comportamento delle autorità in questi anni. Le direttive europee sono le stesse per tutti, ma si traducono in regole profondamente diverse da paese a paese, sicché un gruppo bancario plurinazionale (prenda Deutsche Bank, Bnp-Paribas o Unicredito) non è in grado di operare con regole omogenee. E le informazioni su questi gruppi non vengono condivise tra autorità nazionali: ciascuna si tiene le sue. Si dice che le banche di un'area monetaria fanno sistema e si parla di rischio 'sistemico': ma da noi la vigilanza di sistema non c'è o naviga al buio".

Si discute da giorni dell'istituzione di un fondo di intervento europeo. Lei come la vede?
"Come esiste un prestatore di ultima istanza, così, nel momento in cui la sfiducia del mercato rischia di distruggere l'economia in un buco nero, può rendersi necessario un azionista di ultima istanza. L''ultima istanzà è per definizione pubblica e usa denaro del contribuente: ma non si tratta di denaro gettato al vento, è denaro investito bene e temporaneamente, finché si ristabilisce la fiducia. Ora, il punto fondamentale, che stenta ad essere accettato, è che qui il soggetto pubblico deve assolutamente essere l'Europa, o almeno l'area dell'euro, o almeno un primo gruppo di paesi che capiscono il rischio altissimo di una gestione nazionale della crisi, che sarebbe quasi inevitabilmente conflittuale".

Che ruolo può avere la Bce, in questo scenario? Non converrebbe attribuire ad essa, previa modifica del Trattato di Maastricht, anche la Vigilanza bancaria oltre che la gestione della politica monetaria? Cosa impedisce che si arrivi a uno sbocco del genere? Resistenze politiche? E se sì, sulla base della sua esperienza di ministro dell'Economia, da parte di quali Paesi?
"Lo impediscono resistenze politiche delle autorità di vigilanza, che solo i Ministri potrebbero superare se agissero con determinazione. La Bce dovrebbe essere il luogo naturale di una vigilanza europea, ma purtroppo su questo punto i governatori stessi che siedono al tavolo di Francoforte fanno resistenza, pensando 'nazionale', non 'europeo'. Cambiare il Trattato prende anni, mentre occorre agire subito. Ed è possibile farlo anche col Trattato attuale, se si vuole".

Condivide o no le critiche che vengono mosse all'Eurotower nella gestione troppo rigida dei tassi di interesse? Non si poteva dare un segnale di fiducia già dalla scorsa settimana, come chiedevano i mercati?
"Non so come avrei votato se fossi stato ancora nel Consiglio della Bce. Ma so che essa non deve dare adito a dubbi sul suo impegno alla stabilità dei prezzi".

Passiamo all'Italia. Quali rischi reali corre il nostro Paese? Ci sono banche realmente esposte agli effetti della crisi? E quale sarà l'impatto del credit crunch e della crisi finanziaria sulla nostra economia reale?
"Il sistema italiano è robusto, proprio perché meno di altri si è lanciato nell'avventura della finanza supermoderna: prudenza, sano conservatorismo".

C'è chi dice che una volta tanto il nostro difetto storico, l'essere piccoli e ai margini dell'Impero, si trasforma in un pregio, perché ci mette al riparo dallo tsunami globale. Ma è davvero una consolazione?
"Se l'economia europea e mondiale rallentano, l'Italia non resta indenne. Già oggi, e da anni, siamo la meno dinamica delle economie europee. Ma possiamo e dobbiamo trovare in noi la forza di reagire, quali che siano la condizioni circostanti".

C'è un altro aspetto preoccupante, per l'Italia. I rendimenti dei Btp sono tornati al massimo storico sui Bund, e il deficit dello Stato è tornato a crescere a ritmi elevatissimi. Lei vede un rischio Italia, sul fronte della finanza pubblica?
"In Italia non dobbiamo mai dimenticare il nostro immenso debito pubblico. Se siamo convincenti nella nostra determinazione a ridurlo non abbiamo nulla da temere".

Sulla crisi globale, e sulle nazionalizzazioni che ha imposto ai governi, si è innescato un dibattito fecondo, che chiama in causa, ancora una volta, il ruolo della politica. Lo Stato cessa di essere "il problema", e in molti casi torna ad essere "la soluzione". È davvero il momento di rivalutare il keynesismo, dopo anni di ubriacatura liberista?
"Negli anni 70 abbiamo visto il pendolo del keynesismo giungere a estremi assurdi, che hanno generato inflazione e debito pubblico. Ora vediamo gli estremi assurdi a cui sono giunte, in 30 anni, le rivoluzioni thatcher-reaganiane: per una specie di eterogenesi dei fini l'eccesso di liberismo produce statalismo. L'economia dovrebbe essere terreno di pragmatismo, non di ideologia. Lo Stato, la politica, hanno una funzione insostituibile: il fatto che possano sbagliare non li rende inutili; anche il privato può sbagliare, come vediamo".

Ma questo non è anche un pericolo per il futuro del libero mercato che comunque, in questi decenni, ci ha consentito una crescita senza precedenti nella storia del '900?
"Sì, questo è proprio il momento di difendere il mercato da chi lo demonizza e non vede l'ora di liberarsene. Ma un mercato di cui la politica economica non deve essere succube. Perché il mercato non è un valore né un idolo a cui tributare sacrifici; è un utile strumento se regolato e usato bene".

Lei, e con lei molti europeisti e "costituenti" di Maastricht, ci avevate avvertito: se l'economia corre e la politica arranca, questa doppia velocità prima o poi porrà un problema di legittimazione delle classi dirigenti, che rischiano di essere spazzate via dai popoli. Non è quello che sta già succedendo, qui e al di là dell'Atlantico?
"Nel vedere avverarsi una profezia-monito c'è più amarezza che soddisfazione. Parlai, all'inizio dell'euro, dei pericoli di 'una moneta senza Stato'. Ed è chiaro che ci voleva più Stato europeo, non meno moneta europea: senza l'euro l'Europa vivrebbe oggi giorni di catastrofe. Una delle ragioni del discredito delle classi dirigenti nazionali e della crisi della politica è che si continua ad alimentare l'illusione che i poteri nazionali siano in grado di affrontare problemi (energia, clima, finanza, sicurezza, immigrazione, beni primari) che sono non nazionali, ma continentali e mondiali".
(6 ottobre 2008)

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